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Cerro a Volturno- Frazione San Vittorino – La quercia e il “casotto”

Nome scientifico: Quercus pubescens W. (Roverella)
Circonferenza tronco: mt 5.70
Siamo nel Comune di Cerro a Volturno lungo la strada che da San Vittorino porta a Foci, due frazioni del paese. Macchinetta fotografica con le pile quasi scariche. Succede spesso a noi di molisealberi. Sapevamo dell’esistenza di una quercia con circonferenza del tronco che abbondantemente supera i 5.00 metri.  Pur parlando della Roverella interessante è l’origine del nome “Cerro” a Volturno. Forse deriva dalla presenza nel suo territorio di un albero secolare “quercus cerris”. Ma sono sempre leggende e storie un po’ inventate.  Lo stesso stemma comunale porta inciso nel campo un cerro e sullo sfondo vi è un pastore che veglia al pascolo di tre suini e il motto: “Fortitudo Cerri”. In Molise alcune località hanno nome “Cerro”: Cerro Frazione vicino Campobasso, Cerro Savino (Carovilli), Cerreto (Vastogirardi) e altre ancora. Con il nome si potrebbe pensare che ci siano stati uno o grandi alberi, come per Cerro a Volturno. La quercia con tronco ben robusto e una chioma non indifferente fa ombra ad un casotto per ricovero di mezzi e attrezzature e  c’è  una recinzione. La pianta ha una lunga cavità sul tronco, un po’ sintomo di vecchiaia, ma ha anche un grande valore ecologico per il microhabitat presenti sulla pianta e nelle vicinanza. I microhabitat degli alberi sono substrati e strutture importanti per la biodiversità forestale. Una maggiore consapevolezza dell’importanza dei microhabitat degli alberi può contribuire a mantenere ed aumentare il valore degli habitat per la biodiversità, anche nelle foreste gestite.

Fonte http://www.integrateplus.org/uploads/images/Mediacenter/Catalogue_TreMs_IT_Final.pdf

Cerro a Volturno Quercia di San Vittorino


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La fine del grande cerro di Castel del Giudice

Tra i grandi cerri del Molise quello di Castel Del Giudice era un patriarca di tutto rispetto tanto che Valido Capodarca  lo ha inserito in classifica al quinto posto con i suoi m. 5,85 di circonferenza dei cerri italiani scomparsi. Vogliamo ricordarlo con alcune foto. 

  

Anno 2014
Il grande cerro di Castel del Giudice anno 2014
Marzo 2017
Marzo 2017

 

L’ultima volta che eravamo stati a visitarlo era il 2014

La rinnovazione delle fustaie di Cerro in Molise (seconda parte) quale trattamento?

Nelle fustaie di cerro del Molise spesso si verifica che la pianta non si rinnova facilmente.

postergrandialberi

Non siamo ricercatori o professori universitari per dire questo, ma delle volte accade. Il cerro è una pianta  eliofila, (o fotofile (da ϕῶς “luce”) cioè  vive e si sviluppa con la luce diretta del sole in opposizione a quelle che invece amano svilupparsi nell’ombra e che si chiamano  piante sciafile. La ricerca sulle cause della mancata rinnovazione del Cerro, non è facile. Possiamo solo dire che sicuramente l’uomo con un taglio del bosco non ottimale e con la presenza di specie presenti sciafile quali sono il carpino bianco, l’acero campestre, il nocciolo, la sanguinella, il biancospino, che hanno una ripresa vegetativa anticipata rispetto al cerro riescono a dominare, per cui  i “poveri” semi di cerro, che iniziano a germinare, entrando in vegetazione in ombra non crescono facilmente. Il problema della rinnovazione di cerro era stato già  affrontato  da Patrone nel negli anni 40-50 del secolo scorso e in alcuni piani di assestamento forestale adottando nelle fustaie tagli di sementazione piuttosto intensi e suggerendo nel fare recinzioni contro il danno ai semenzali da parte deigli animali al pascolo.  Come indicato dalla Studio del Dr  Paolo Cantiani del 2010:  “Le fustaie di cerro del Molise. Analisi del trattamento del passato per le attuali scelte selvicolturali” pubblicato anche sul nostro sito a cui si rimanda  si legge testualmente :  Ai recenti contributi sull’analisi delle esigenze eco-fisiologiche per la rinnovazione del cerro, non si è affiancata la sperimentazione sulle modalità del trattamento selvicolturale per favorire il processo di rinnovazione naturale delle fustaie di cerro. In pratica, gli auspici di una sperimentazione sul trattamento delle fustaie di cerro, specificatamente per la sua rinnovazione naturale, espressi già da De Philippis in una monografia sulla specie in Italia (1941), non sono stati ancora recepiti. In molti casi ciò ha concorso a determinare il fallimento degli interventi per la rinnovazione delle cerrete in Molise nel corso degli ultimi decenni. Vista la carenza di sperimentazione sulla selvicoltura delle fustaie di cerro, diventa di particolare importanza l’analisi delle scelte del trattamento delle cerrete operate dall’assestamento forestale nel corso del secolo scorso.

Si Conclude nello studio, a cui occorre dare secondo noi attuazione visto ancora l’importanza economica delle fustaie :  “Le fustaie di cerro del Molise rappresentano un valido e utile laboratorio per la sperimentazione sul trattamento della specie in Appennino. La persistenza nel territorio regionale della funzione produttiva di questa formazione, pur con variazioni nella tipologia di assortimenti prodotti per le diverse richieste del mercato nel tempo, ha fatto sì che le cerrete molisane siano state, e siano tuttora attivamente gestite. L’analisi critica della gestione del passato dimostra la validità tecnica e la sostenibilità del trattamento a tagli successivi delle cerrete quando correttamente applicato. Elementi critici nella gestione delle cerrete si sono evidenziati in seguito al loro sfruttamento eccessivo e irrazionale. I trattamenti assimilabili al taglio a scelta rappresentavano in realtà una selvicoltura non regolata, basata esclusivamente sullo sfruttamento massimo della risorsa senza alcuna considerazione colturale riguardo all’effetto nel lungo periodo. Evidenze di insuccesso della rinnovazione naturale si sono palesate laddove il carico del pascolo domestico superava la sostenibilità del bosco, nei casi in cui il trattamento si limitava al prelievo indiscriminato e non regolato del prodotto e in seguito a tagli di rinnovazione troppo poco incisivi. La funzione della pianificazione forestale è stata per le cerrete del Molise determinante per la codifica di un trattamento efficace e per la continuità nel tempo delle scelte selvicolturali. Si ritiene che la tecnica di rinnovazione del trattamento a tagli successivi possa essere ancora oggi lo strumento migliore per garantire la perpetuità delle cerrete, e rappresenti quindi l’elemento gestionale più efficace per la stabilità delle stesse formazioni.

Opportune migliorie al trattamento potrebbero essere focalizzate alle cure colturali:(i) diversificazione dei criteri di diradamento allo scopo di aumentare il grado di diversità specifica delle cerrete, laddove possibile; (ii) evitare il prelievo dei migliori fenotipi a scopo commerciale in fase di diradamento a vantaggio di una selezione dei migliori portaseme per la fase di rinnovazione; (iii) contenere la vigoria del piano dominato a prevalenza di carpino tramite accorgimenti colturali da effettuarsi in concomitanza col diradamento. Accortezze sul taglio di rinnovazione possono riguardare il contenimento delle dimensioni delle tagliate e la pianificazione più articolata delle utilizzazioni in modo da accrescere il più possibile la diversità delle strutture nello spazio. Attualmente nei boschi del Molise il carico della fauna selvatica è contenuto entro limiti sostenibili, mentre il pascolo in bosco dei domestici è limitato a sporadici boschi privati. Queste condizioni permettono di poter operare le scelte selvicolturali senza il limite della squilibrata concorrenza da parte della fauna. Si ritiene utile implementare la ricerca sperimentale sul trattamento della rinnovazione delle cerrete

Fonte: Ann. CRA – Centro Ric. Selv. – Vol. 36, 2009 – 2010: 25 – 36 35 P. Cantiani, F. Ferretti, F. Pelleri, D. Sansone, G. Tagliente

Il cerro si rinnova?

Per chi ancora non lo sa il cerro è una quercia. Di solito  molti  fanno riferimento alla “quercia” che  viene identificata spesso  con una roverella o una farnia. Il suo nome latino è  Quercus Cerris L. Il Cerro è abbastanza diffuso in Molise in particolare in Alto Molise. su una fascia  altitudinale tra gli 800 m a 1000-1200 m di quota. Comprende la fascia della classe Querco-Fagetea  dell’ordine Fagetalia sylvaticae, Nei riguardi del terreno la pianta preferisce terreni argilloso-compatti. La crescita di una piantina avviene più agevolmente con una copertura che non superi circa il 50% del sole pieno; da giovane ha crescita molto veloce ma dopo alcuni anni molte piante muoiono praticamente si “seccano”. La rinnovazione del cerro rappresenta, forse, il problema selvicolturale più importante in alcune zone del Molise a prevalenza di tale specie, se pur attenuato dalla superficie ancora  ridotta e dalla presenza di popolamenti di recente formazione. Nonostante la copiosa disseminazione, la nascita di numerosi semenzali e l’aiuto con ripetute cure colturali, le giovani piantine spesso non riescono a superare la soglia critica del terzo – quarto anno d’età. Tale problema è da imputare principalmente al rilascio di un elevato numero di piante portaseme che se, da una parte, favorisce un’abbondante disseminazione, dall’altra riduce notevolmente la quantità di luce utile per il successivo sviluppo dei giovani semenzali. Diverse esperienze dimostrano che quando il cerro non ha ostacoli alle sue esigenze di luce si sviluppa eccezionalmente superando senza difficoltà tutti gli ostacoli che si possano presentare. Ne è testimone, inoltre, la rinnovazione presente ai margini dei boschi, ben sviluppata, e quella che si presenta tutte le volte che una buca nella copertura favorisce l’ingresso della luce. Trovare poi grandi alberi  di Cerro con circonferenze superiori  a 400 cm  diventa spesso un po’ difficile almeno all’interno di boschi “chiusi”. Molti alberi con circonferenza superiori a 400 cm sono in effetti in zone ai margini di boschi, vicino vecchi casolari e ruderi, in aree più aperte del bosco  come nei comuni dell’Aloto Molise di Castel del Giudice, Chiauci, Pietrabbondante, Carovili,  Vastogirardi ecc.. A Chiauci infatti c’è forse il più grande Cerro del Molise di cui abbiamo già scritto in un precedente articolo.

Chiauci – La grande quercia di Contrada Marangone

Dopo diversi tentativi andati a vuoto, l’abbiamo trovata. Lungo la strada che da Chiauci porta alla contrada Sant’Andrea di Pietrabbondante, appena dopo il cimitero, c’è un gruppo di casette (attenti al cane). Da qui si gira a destra per una asfaltata che scende e dopo una serie di curve si arriva al di sotto del ponte della strada Trignina in direzione di Civitanova del Sannio. Poco prima di arrivare sotto l’alto ponte sul fiume Trigno, c’è una brecciata che risale verso nord.

La Contrada si chiama Marangone ad est del Vallone Fonte la Pietra. Ci sono macchie di arbusti prevalentemente di ginestre, rovi, biancospino ecc. e boschetti sparsi di pino nero e altre conifere. Classici luoghi del Molise abbandonati all’agricoltura perchè marginali e in pendenza oltre che franosi. Del resto la zona in vicinanza si chiama “Lame”. Il bosco e i cespugli si riprendono lentamente un po’ tutto quello che era il territorio agricolo e coltivato. Solo più a valle un anziano cura ancora un piccolo vigneto, intorno solo incolti e boscaglie.

Si vedono orme di cinghiali, acqua che scorre in piccoli fossi dopo lo scioglimento della neve di inizio marzo 2015. Salendo per circa 200 metri, si intravede l’albero con una chioma di tutto rispetto. Si raggiunge passando attraverso una fitta vegetazione. Siamo a 805 mslm. Ha un tronco quasi circolare, branche regolari simili tra loro un po’ contorte ma ben in evidenza. Chioma di albero un po’ stregato, con rami contorti. Difficile, come al solito, fare una foto dell’intera pianta. L’albero non mostra segni particolari di malattie o tagli e danneggiamenti vari. Non avendo la rollina metrica (spesso succede che un cercatore di alberi non ha gli attrezzi del mestiere) ma conoscendo la lunghezza del bastoncino da trekking (vedi foto sotto) e facendo un po’ di calcoli la circonferenza del tronco quasi cilindrico è di 460 cm.

Sullo sfondo ad Ovest si vede il maestoso monte Totila e la catena delle Mainarde-Meta. Vale la pena andare in questi luoghi dove c’è un po’ di silenzio anche nel vicino Bosco del Pontone, tra i più belli in questa parte dell’Alto Molise. Siamo a pochi chilometri dalla riserva naturale biogenetica di Colle Meluccio. Inoltre i toponimi di questi luoghi sono: Querceto, Castagna, Lupone termini legati al bosco e agli alberi (Monte Lupone 1020 mslm, esiste anche un comune in provincia di Macerata).

I toponimi sono spesso importanti, ci permettono subito di capire in che luoghi poter andare a trovare alberi e dove l’uomo spesso è assente. La zona deve essere ricca d’acqua. Tra le fonti e le sorgenti, quella più vicino all’albero, ha un nome strano: Fonte dell’Asina Corta, che non siamo riusciti a trovare.

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Chiauci, la grande quercia di Contrada Marangone

 

Chiauci la grande quercia di Contrada Marangone
Chiauci la grande quercia di Contrada Marangone

 

Chiauci la grande quercia di Contrada Marangone sullo sfondo Monte Totila
Chiauci la grande quercia di Contrada Marangone sullo sfondo Monte Totila

Chiauci la grande quercia di Contrada Marangone
Chiauci la grande quercia di Contrada Marangone

Castelpizzuto – Una delle prime foto di grandi alberi

Specie: Quercus cerris L.
Nome Comune: Cerro
Stato Vegetativo: buono
Quota Slm (mt): 850

Inizi anni 90. Strada che collega Longano a Castelpizzuto, anche se la memoria fa un po’ gli scherzi. Si utilizavano macchine fotografiche con rollino e non si scattavano molte foto, anche perchè la fotografia era un hobby costoso. Si doveva saper scegliere come fotografare il paesaggio e gli alberi. Dalla foto di questa quercia è nata un po’ la passione e la ricerca di grandi alberi. Particolare di questa quercia è o forse era il suo tronco. Non ci sfuggì la sua solenne figura, giusto il tempo per un solo scatto. Non sappiamo quanti anni avrà ora questa pianta. Così a memoria d’uomo nessuno lo potrà mai sapere. Forse non c’è più. Godiamoci la bellezza di questo “patriarca della natura” almeno per un istante.

Una delle prime querce fotografate da noi di molisealberi
Una delle prime querce fotografate da noi di molisealberi

Castelpetroso Frazione di Guasto: La quercia e il calesse

Nome Comune: Roverella
Circonferenza (mt): 3,50
Stato Vegetativo: abbastanza buono
Altezza (mt): 15-17
Età (anni): 100 circa
Quota slm: 805 mt

Guasto è una piccola frazione del comune di Castelpetroso, dove sorge il Santuario della Madonna Addolorata, patrona del Molise. La localita’ ha dato i natali alle due donne testimoni proprio dell’apparizione della Madonna. A Guasto c’é una Chiesetta con facciata in pietra chiamata della Maddalena. E’ raggiungibile facilmente da una stradina che sale a nord della frazione. Lungo l’interpoderale, che porta al luogo sacro, vari oggetti in legno e pietre con inciso date e altre scritte dei devoti. A sinistra della chiesetta un bel calesse in legno con su ben evidente in verde anno 1936. A fianco il nostro albero. Particolarità: il calesse é legato nella ruota con una catena su un massetto di cemento per evitare che qualche male intenzionato se lo porti via.

La pianta ha subito diversi tagli sulle branche almeno sul lato della strada ed il tronco risulta in parte ben ricoperto di edera. Non maestosa ma il connubbio albero silenzioso-calesse é interessante e fa ricordare quel film di Troisi “Pensavo fosse amore invece era un calesse”.

A Guasto c’era, come descritto nel libro i grandi alberi della Provincia di Isernia, una Farnia privata di circa 200 anni e di circonferenza di 4,80 mt. Oggi é visibile con un numero di tronchi e grossi rami ben tagliati e accatastati ed é ubicata al bivio per Cifelli (vecchia strada Isernia/Guasto).


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Albero monumentale: Cerro (Quercus cerris ) a Vastogirardi (IS)

Nome comune: Cerro Nome scientifico: Quercus cerris Altezza stimata (m): 30 Circonferenza (misurata a circa 130 cm da terra): 550 cm

Numero esemplari: 1 Tipo: Albero singolo Fusti: L’albero ha un solo fusto

Di chi é l’albero monumentale: Comune Vastogirardi Proprietà: pubblica Indicazioni per raggiungere l’albero: camping cerritelli Via/c.so/piazza: Contrada civitella Località: Cerritelli Comune di Vastogirardi (IS)

Ambiente Urbano: Verde pubblico

La pianta viene segnalata per: Valore paesaggistico

Descrizione della motivazione: leggenda

Minacce: nessuna

SCHEDA CERRO a VASTOGIRARDI (IS) segnalato da Appugliese Nicola – Vastogirardi

FOTO CERRO a VASTOGIRARDI (IS)FOTO CERRO a VASTOGIRARDI (IS)

 

A Castel Del Giudice il più grande cerro del Molise

Comune:  Castel del Giudice
Specie: Cerro
Località: Le Vigne
Circonferenza: 6,20 mt
Età: 200-250 anni

Non ci siamo dimenticati di Lui; siamo tornati a fotografarLo in questo periodo (marzo 2014) prima della sua ripresa primaverile. E’ il cerro tra i più grandi del Molise. La sua chioma svetta un po’ da tutte le parti. Facilmente raggiungibile. In vicinanza c’è un’area attrezzata con cartelloni, tabelle, staccionate, panchine e una fonte, ma senza cestini per la raccolta dei rifiuti.

C’è un cartello sulla strada in vicinanza del cimitero di Castel del Giudice ad indicare la sua presenza. Si può fotografare benissimo in quanto c’è un bel prato in vicinanza. Un po’ d’impatto in veste autunnale è un edificio bianco sullo sfondo. La presenza dell’acqua e del fango nella zona crediamo lo faccia “campare” per molti altri anni. Ci preoccupa una incavatura sul tronco. Stavolta facciamo parlare le foto:


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Nel 2017 l’albero è caduto, rimangono le foto e un ricordo di un grande patriarca.

Le fustaie di cerro del Molise. Uno studio del Centro di Ricerca per la Selvicoltura

fustaieCosì ci scrive Paolo Cantiani in merito alla  richiesta di pubblicazione sul nostro sito del suo studio e che riportiamo in questo post: “Potete citare tutto dove ritenete più opportuno, ne sono solo lusingato e credo che certi tasselli della nostra storia recente, ma anche dell’attualità debbano essere divulgati…. Il caso ha voluto che anch’io abbia amato e lavorato in Molise. E’ stato un caso, ma un caso molto fortunato. La sua (rivolto a noi di molisealberi) terra ha ancora dei valori importanti. E’ una cosa per la quale andare molto fieri. Sono felice di avervi incontrato e veramente buon lavoro appassionato”.

Un ringraziamento è stato il minimo che potevamo fare a Paolo Cantiani. Troviamo sempre persone fuori regione che apprezzano il nostro Molise. Queste parole rendono orgogliosi un po’ tutti i molisani anche perchè dette da ricercatori che studiano giornalmente le foreste e che vivono di pane-alberi e boschi tutti gli anni. D’altronde di anni ce ne vogliono sempre di più visto che noi viviamo molto poco, 80-100 anni, rispetto ad un albero che puó vivere fino a 7000 anni.

Vediamo brevemente il lavoro pubblicato negli annali del Centro Ricerche per la Selvicoltura Vol 36, 2009-2010 pag 25-36, autori: Paolo Cantiani, Fabrizio Ferretti, Francesco Pelleri, Dalila Sansone, Giovanni Tagliente. Premesso che noi di molisealberi non siamo sempre “all’altezza” paragonandoci ai grandi alberi, abbiamo più o meno capito che è stata svolta un’ indagine sul trattamento delle Cerrete del Molise analizzando i piani d’assestamento ed altra documentazione storica. Nel territorio di un Comune (Carovilli) è stata analizzata “l’efficacia del trattamento applicato alla cerreta, valutando come le scelte gestionali abbiano influito sulla struttura di quattro popolamenti e stadi evolutivi successivi. L’Analisi conferma l’efficacia a tagli successivi delle fustaie di cerro del Molise”.

Che significa tagli successivi per chi non è addetto ai lavori? Diciamo che è una tecnica di rinnovazione e che oggi è lo strumento migliore per garantire le perpetuità delle cerrete. Questa rappresenta l’elemento gestionale più efficace per la stabilità delle stesse formazioni. O meglio, come si afferma nelle discussioni e conclusioni dello studio “le Fustaie di cerro del Molise rappresentano un valido e utile laboratorio per la sperimentazione sul trattamento della specie in Appennino. La persistenza nel territorio regionale della funzione produttiva di questa formazione, pur con variazioni nella tipologia di assortimenti prodotti per le diverse richieste del mercato nel tempo, ha fatto sì che le cerrete molisane siano state, e siano tuttora attivamente gestite”.

Noi di moliseaberi non possiamo che essere doppiamente contenti in quanto come si dice nello studio la pianificazione forestale in Molise è stata, ed è ancora oggi, particolarmente attiva. Obiettivo del lavoro è stato quello di fornire un contributo alla conoscenza delle modalità del trattamento delle cerrete molisane che sia di utilità per le scelte selvicolturali del futuro.

E’ possibile scaricare lo studio qui
Fonte: http://ojs-cra.cilea.it/index.php/asr/article/view/817

Un resoconto più semplice dello studio e del lavoro del Dr. Cantiani e del suo staff all’Università del Molise durante le giornate forestali molisane del 2011 potete scaricarlo qui
Fonte: http://web.unimol.it/Vecchio%20sito%20Unimol/serviziweb.unimol.it/unimol/eventi/Sim2011/cantiani.pdf