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Il Sentiero Italia che attraversa parte del Molise, un sogno realizzato

Sentiero Italia e alberi monuementali

S.I.  non è solo una sigla automobilistica ma significa Sentiero Italia. L’idea nasce nel 1983 da un gruppo di escursionisti che si riunirono nell’associazione “Sentiero Italia” con la collaborazione del Club Alpino Italiano. Noi di molisealberi in passato abbiamo sempre sostenuto questo itinerario escursionistico. In Molise l’itinerario è per lo più sui tratturi ove spesso si incontrano anche grandi e monumentali alberi nelle vicinanze. Nel 1999 un gruppo di escursionisti del Club Alpino Italiano assieme all’Associazione Nazionale Alpini coprì’ l’intero percorso dei circa 7000 km con 350 tappe nel giro di 8 mesi. Dopo 20 anni di lavoro lungo e difficile di segnatura e manutenzione dei sentieri anche in Molise sono stati raggiunti dei risultati. Oggi, grazie al Club Alpino Italiano e alla segnaletica del CAI si riconoscono i colori bianco-rossi della sigla S.I. e c’è anche un sito internet in cui sono descritti i percorsi e si possono scaricare le tracce gps a questo link https://sentieroitalia.cai.it/ Nella cartina la linea rossa è il Sentiero Italia e i pallini verdi con gli alberi sono i grandi e monumentali alberi del Molise.


I grandi alberi e i coleotteri saproxilici : “l’unione fa la forza”

I coleotteri sono degli insetti. Che centrano allora gli insetti con i grandi e monumentali alberi e con i coleotteri chiamati saproxilici? Saproxilici sono insetti, ma più in generale specie faunistiche, in cui uno stadio del proprio ciclo vitale, è legato al legno deperiente o morto di alberi senescenti, tronchi e rami caduti. I grandi e vecchi monumentali alberi con le loro “cavità” sono spesso quelli con la loro maggiore presenza di “legno morto” e sono un ottimo rifugio di coleotteri. L’albero cavo in piedi o a terra, pur se morto, ancora permette ad altre forme di vita di conservarsi e quindi di riprodursi. Se poi alcuni coleotteri saproxilici sono specie di interesse comunitario quali l’Osmoderma Eremita e la Rosalia Alpina (che vive per lo più nelle faggete) il ruolo dei nostri vecchi alberi con il loro legno diventa substrato di nutrimento e rifugio per queste specie. Si stima che circa il 30% della biodiversità di un ecosistema forestale sia dipendente dal legno morto, (Fonte Ministero dell’Ambiente) risulta essenziale permettere e mantenere a lungo questa unione forte tra alberi “vetusti” e “insetti” e in particolare i due coleotteri quali l’Osmoderma Eremita e la Rosalia Alpina, specie particolarmente minacciate inserite anche nelle “liste rosse” della fauna italiana . E’ necessario quindi che il legno morto in piedi e a terra sia, per quanto è possibile lasciato in bosco soprattutto se si riesce a trovare i due coleotteri. Esistono ormai da anni le raccomandazioni del Consiglio d’Europa in materia di conservazione sia delle foreste vetuste (Recommendation N° R (88) 11) e sia della fauna saproxilica (Recommendation N° R (88) 10). (Fonte Ministero dell’Ambiente) L’unione alberi vetusti e coleotteri saproxilici nella conservazione della biodiversità fa la forza.

per approfondimenti si segnala il sito http://innat.it/ nel Molise ci sono state diverse segnalazioni per i due insetti (vedi pallini rossi). Ecco le schede dei due coleotteri dal sito www.innat.it

“Troverai più nei boschi che nei libri. Gli alberi e le rocce ti insegneranno cose che nessun maestro ti dirà” Bernardo di Chiaravalle

logo di molisealberi creato dalla nostra amica Nadia Comegna

Già nell’anno 1000 Bernardo da Chiaravalle (1091-1153) scriveva: ” gli alberi ti insegneranno cose che nessun maestro ti dirà”. In questo periodo a molti manca di camminare in bosco e ricercare e fotografare grandi alberi. Il bosco per le numerose funzioni che svolge, l’elenco abbiamo più volte richiamato in questo sito https://www.molisealberi.com/le-funzioni-del-bosco/ è oggi più che mai fonte di emozioni. I vecchi e monumentali alberi in bosco sempre unici con le loro forme più strane e le loro dimensioni particolari hanno anche un grande valore spirituale e religioso che i libri non possono insegnare. La frase di San Bernardo da Chiaravalle di circa 1000 anni fa è sempre attuale.

anche dopo un taglio del tronco l’ albero ti insegna cose che nessun maestro ti dirà

Carovilli un frassino monumentale

Carovilli Frassino maggiore

Tra i 177 alberi monumentali del Molise (aggiornamento anno 2020) iscritti nell’elenco nazionale del Ministero delle Politiche Agricole alimentari e forestali c’è un bel frassino maggiore con una circonferenza del tronco di circa 380 cm che si trova a Carovilli vicino la stazione ferroviaria a quota 839 metri sul livello del mare. Ha una altezza di circa 25 metri. Il tronco ben slanciato è ricoperto da muschi. I rami e le foglie hanno superato anche il filo della linea elettrica di media tensione. Tranne una evidente cicatrice rigonfia sul fusto ad altezza d’uomo, dovuta al taglio di un ramo, l’albero continua ad esprimersi nei colori e nelle forme particolari delle foglie e a crescere tranquillo, nonostante la vicinanza del colletto c alla strada asfaltata. Non sappiamo la sua età sicuramente sopra i 100 anni. Ha un pregio è l’unico Fraxinus excelsior L. iscritto nell’elenco degli alberi monumentali del Molise . Di unici alberi monumentali iscritti del Molise ci sono anche un acero di monte, un castagno, un ginco, un albero del paradiso, un cedro del libano ecc..


Segnalazione Albero – Cedro del Libano BERGAMO

Segnalato da ILARIA TOMASI – Bergamo

Nome comune dell’albero:Cedro del Libano
Nome scientifico dell’albero: Cedrus deodara
Altezza stimata (m): 22 ca
Circonferenza (cm): 300
Tipo: Alberi in gruppo
Numero esemplari: 5
L’albero ha un solo fusto?: no
L’albero ha più fusti?: si

Comune di: BERGAMO
Località: QUARTIERE DI BORGO PALAZZO
Indirizzo: VIA VIVALDI, 11
Indicazioni utili per raggiungere l’albero: E’ la prima traversa a sinistra di Viale Pirovano, guardando il Cimitero da Via Borgo Palazzo
Proprietà: privata
Di chi é l’albero monumentale: sarà donato al Comune come facente parte di un parco di nuovo impianto di 5000 mq

Ambiente Urbano: verde privato
Ambiente Extraurbano:
La pianta é segnalata per: Forma o portamento particolari, Rarità botanica, Valore storico-culturale
Descrizione della motivazione: Piantati da antica famiglia ottocentesca a celebrazione di ogni nuovo nato. Ad oggi ancora simbolo di vita e resilienza per tanti grandi anziani che lo ricordano attraverso epoche buie di guerre e sofferenze. Situati in area destinata a breve a Parco Pubblico. Richiedono assistenza immediata a causa di imminente capitozzatura aberrante in questi giorni.
Minacce: Errata gestione e manutenzione, Urbanizzazione ed edificazione

I Boschi di Carpino Nero (Ostrya carpinifolia Scop.) questi invasori

Carpino Nero Foto dal Portale Flora d’Italia

In Molise, in particolare in molte zone del Matese, della Montagnola Molisana e un po’ meno nella zona delle Mainarde-Meta, ci sono boschi in cui domina il Carpino nero. (in termini botanci: Ostrieti). Essi sono localizzati generalmente su substrati calcarei di solito in forte pendenza e non sono quasi mai puri ma si associano ad altre specie come Aceri, Frassini, Cerri e Faggi. Sono ubicati a quota da 700 fino a 1000 mslm. La presenza di questi boschi a Carpino nero è dovuta dall’invasione di pascoli arborati e cespugliati generalmente abbandonati che si trovano in vicinanza di boschi in cui i tagli (ceduazioni) spesso hanno ridotto l’affermazione di altre latifoglie . Dalla ricerca bibliografica risulta che il Carpino nero è una pianta che si è diffusa dalle alterazioni antropiche su boschi di quercia (Pignatti 1982) o da tagli intervalli di deposito successivi e che hanno offerto alla specie la possibilità di insediarsi nei boschi di maggiore frequenza (Bernetti 1987). Il carpino nero nei boschi cedui a turni (sarebbe il periodo di tempo tra un taglio ad un altro ) molto brevi per esempio 12-18 anni è in grado di insediarsi al posto di altre specie facendolo diventare spesso un “colonizzatore” e “invasore”. I boschi a prevalenza di di carpino nero non sono considerati Habitat nei siti della Rete Natura 2000 (direttiva Habitat ) in quando essendo “invasori ” riducono un po’ la biodiversità.

Carpino nero Fonte da internet

In conclusione, e non ce ne vogliano molti, non sempre è necessario favorire interventi di rinnovazione naturale del carpino nero anzi in alcuni casi e meglio favorire altre specie ma non sempre è facile. Il carpino nero dopo un taglio di un bosco riesce ad insediarsi sempre un po’ prima di tutte la altre specie di latifoglie come roverella, cerro, frassino ecc.. Quando si tagliano i boschi bisogna almeno conoscere cosa, dove, quanto, perchè e come si taglia; esiste una bellissima scienza millenaria che è “la selvicoltura” che secondo alcuni viene chiamata naturalistica, ma questa è un’altra storia.