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Molise alberi boschi italia foreste

Un grazie a Valido Capodarca da parte di tutti gli amici di molisealberi

Quasi ogni giorno Valido Capodarca scrive nel gruppo facebook di molisealberi. Sono 2 anni di  racconti sui grandi alberi. Mi faccio portavoce come amministratore del gruppo facebook “molisealberi” per  ringraziare pubblicamente il grande maestro. Tra i primi  cercatori di alberi, sicuramente in Italia, ha visto, descritto, misurato e fotografato migliaia di questi monumenti  della natura  in ogni stagione e in ogni luogo crediamo da 40 anni.  Nell’aprile 2013 Valido aveva già  scritto nel nostro gruppo  quando aveva incontrato “r’ fajone” di Vastogirardi a cui  vi  rimando all’articolo e all’intervista su questo sito. Un po’ più vecchio di noi c’è anche il gruppo facebook “Amanti degli alberi monumentali” cui   consigliamo di aderire . Noi di molisealberi abbiamo quindi deciso di raccogliere sul nostro sito con la sigla: “gli alberi di Valido” quelle che secondo noi sono tra le Sue più belle storie di alberi,  Speriamo di fare cosa gradita  a Valido e a tutti gli amici che ci  seguono su molisealberi.

ALTO ADIGE: IL CASTAGNO RESTAURATO da “gli alberi di Valido”
 
(Chi mi legge, tenga sempre conto del fatto che i viaggi per effettuare questi servizi furono da me realizzati nel 1991-1992; alcuni alberi, pertanto, potrebbero non esistere più).
A Merano, lungo la strada che da Maia Alta conduce al Castel Verruca, a fianco della strada, poco prima dell’hotel Steiger, l’attenzione del passante è catturata da questo strano personaggio. Si tratta di un castagno di molti secoli di età, dall’aspetto molto complicato, di dieci metri di circonferenza, dentro quali stanno tutte le sue parti, frutto di tutte le azioni compiute dalla natura nei secoli, ma anche dell’opera di restauro compiuta dall’uomo. L’iniziativa del restauro era stata oggetto di molte controversie, presso l’Assessorato Tutela del Paesaggio di Bolzano. Lo stato di salute dell’albero era, infatti, talmente compromesso che, nella valutazione costi-benefici, ci si chiese se valesse la pena spendere la somma necessaria per assicurare una sopravvivenza di soli pochi anni alla pianta. Fu lo stesso Assessore Lorenzo Pasquali a spingere verso la soluzione affermativa. La squadra dei restauratori vi lavorò per una intera settimana, eliminando con cura ogni parte malata, e concludendo il restauro con l’applicazione di una rete di protezione contro possibili offese di animali, soprattutto quelli… a due zampe.
Era trascorsa appena una settimana dalla conclusione dei lavori, quando la squadra dovette rimettervi mano in quanto, in ossequio al detto “il cane morde sempre lo stracciato”, il vecchio Castagno era stato colpito da un fulmine.
IL CASTAGNO DEL MASO GUGG
Non ricordo chi mi segnalò l’albero, ma a rileggere ora, sulla rivista Gardenia, l’itinerario per raggiungerlo, mi domando come io abbia fatto ad arrivarci.
In sintesi, occorre partire da Bolzano in direzione San Candido, per una strada ripida e tortuosa che in 10 km sale da quota 266 a quota 1087. Prima di arrivare a San Candido, si prende a destra il bivio per Avigna. Si prosegue per 5-6 km e, prima di arrivare alla frazioncina, sulla destra appare l’albergo Pockschin. Di fronte ad esso parte una sorta di mulattiera in discesa sulla quale ci si inoltra per circa un km finché si arriva a due masi, il vecchio e il nuovo Maso Gugg, di Johan Stuefer. Il castagno, un gigante di m. 8,55 di circonferenza è nascosto da uno scoscendimento. Il viaggio è valsa la pena. Il tronco sale avvitato per una decina di metri e in cima è monco. Fu il nonno del proprietario attuale ad effettuare l’operazione. Alcuni rami, prima morti, vennero schiantati dal peso della neve, abbondante a quella quota.
L’origine del castagno affonda nella notte dei tempi, tanto che le tradizioni orali della famiglia, sul posto da secoli, non arrivano alla sua nascita. Eppure, dice il signor Johan, il patriarca non ne vuol sapere di andare in pensione, e ogni anno fornisce il suo abbondante contributo di castagne all’economia della famiglia.
I particolari in:
“Gardenia” – nr. 81 – gennaio 1991

 

 

Lavarone Malga Laghetto Avéz del Prìnzep (L’Abete del principe)

Lavarone, un comune della provincia di Trento. Molte frazioni sparse, un po’ più di 1000 abitanti. Nel territorio comunale è presente un piccolo lago attorno al quale Sigmund Freud spesso andava a passeggio.  C’è un’area SIC denominata “Malga Laghetto”. In vicinanza, il grande abete Principe, Si dice che forse è l’abete fra i più alti d’Europa  con i suoi  50 mt di altezza  con circonferenza intorno ai 5 metri. L’altezza nel 1982  era 50 mt nel 1997 passa a 54 mt.  Tiziano Fratus nella rubrica di cercatore di Alberi sulla Stampa in un articolo del 2013 descrive il percorso per raggiungerlo: “ Proprio di fronte ad un vecchio albergo parte il sentiero che costeggia sia il lago sia il bosco, per arrivare, cinque-sette minuti dopo serenamente ai piedi della piattaforma costruita intorno al gigante bianco, all’abete ( Abies alba) dal tronco leggermente inclinato a sud, con la punta della chioma che sfiora i 54 metri.  A Lavarone il  gigante alpino presenta una circonferenza del tronco alla base di sei metri, mentre a petto d’uomo mi fermo ai 500 cm. Il nome deriva dal “Prinzipe” , ovvero il podestà, il vecchio sindaco, che negli anni Trenta del XX secolo rifiutò l’abbattimento dell’albero. La sua base è colossale, raccoglie luce sula corteccia, come molti alberi da bosco richiede tempo per imprimersi nell’ immaginazione. Seduti si viene accarezzati dal vento che corre sulla superficie del lago e coccolati dal gorgoglio del ruscello che non smette mai di cantare”.

Nel 1982 le dimensioni del tronco erano 480 cm ma l’interesse in questo caso sta nell’altezza di 50 metri del censimento del CFS.  

Piattaforma, scalette in legno, pannelli indicatori, staccionate; quanto interesse c’è intorno a questo gigante e colosso, che sta sempre lì per essere abbracciato.

Ecco alcune foto trovate  in rete che mostrano come l’abete sia diventato un centro d’attrazione turistica. Alcuni abeti bianchi tra i più alti d’Italia stanno anche qui vicino a noi nell’abetina di Rosello in Abruzzo e  nel Bosco degli Abeti soprani a Pescopennataro a cui rimandiamo per la lettura in un nostro post . Anche da queste parti alcuni abeti  Soprani e di Rosello come il Principe di malga Laghetto,  che qui potremo chiamare gli abeti “Sovrani” al posto di “Soprani” meritano un interesse e una maggiore attenzione.

 

 

 

Alberi Monumentali della regione Veneto (segnalazione)

Gli alberi monumentali del  censimento della Regione Veneto e decretati monumentali con la Delibera di Giunta Regionale n. 849 del 15.05. 2012 sono consultabili  a questo link effettuando una ricerca sia sulla base della Specie di appartenenza  in riferimento alla Provincia ove ricade l’albero.

Per ogni albero monumentale del Veneto è possibile visionare, oltre che il nome scientifico e locale della Specie, il materiale iconografico e i dati estrapolati dalle Schede Rilievo, che permettono la localizzazione geografica, l’individuazione della pianta e le sue dimensioni.

Platano dei cento e bersaglieri Fonte Google maps

 Platano dei Cento Bersaglieri è  situato in località Platano, frazione di Caprino Veronese. È fatto risalire all’anno 1370-  È passato alla storia come il Platano dei cento Bersaglieri in quanto si vuole che nel 1937 durante le grandi manovre estive dell’Esercito Italiano si nascosero fra le sue fronde e nelle sue cavità una intera compagnia di cento Bersaglieri. Pare anche che nell’inverno del 1944 le truppe Tedesche decisero di sfoltirlo, per paura che i Partigiani potessero tendere agguati su di esso.

 

Platano dei Cento Bersaglieri

Forli del Sannio località Macchia un “silenzioso gigante” di roverella

Parafrasando un libro di Tiziano Fratus che sto leggendo dal titolo “I giganti silenziosi”, grandi alberi  nelle città d’Italia mi è venuto in mente di chiamare questa roverella “un silenzioso gigante”. Si trova a Forli del Sannio, contrada Macchia, in vicinanza della strada che dal Santuario di San Giuseppe Moscati porta ad un agriturismo. Pianta di grossa chioma, qualche ramo rotto.Tronco cavo, qualcuno ha acceso un fuoco all’interno. Nel vecchio censimento regionale aveva una circonferenza di 480 cm. Abbiamo misurato il tronco anche se con un po’ di difficoltà per la presenza di una folta vegetazione intorno, ha un circonferenza di tutto rispetto cm 450. Età stimabile intorno ai 200 anni.  Ci sono lesioni e ferite, alcuni rami sono spezzati, presenza di carie evidente.  Pianta di alto valore ecologico questa  roverella riesce comunque  a vivere nonostante la mano dell’uomo. Come dice il Fratus nel suo ultimo libro, “Ogni volta che incontro un albero lo incontro per la prima volta”. Questa roverella la conoscevo già nel 1997 mi pareva molto diversa. Enorme all’epoca ma ora un po’  cambiata nella forma, nelle dimensioni, nel tronco, ma anche nel contesto in cui era inserita. Ritornare nei luoghi dopo un po’ di anni per incontrare un vecchio grande albero e scattargli alcune foto e come se fosse la prima volta.

Il silenzioso gigante di Contrada Macchia a Forli del Sannio

    

Rionero Sannitico località Castiglioni/e. Un quercione di tutto rispetto

Castiglioni o Castiglione  di Rionero Sannitico, come scritto nella tabella di entrata. Frazione fantasma. Case abbandonate. Ruderi sparsi e qualche carrozzeria arrugginita di automobile  lasciata lì, età anni 70.  Molti anni fa ci fu una frana a Castiglione e la popolazione andò via. La strada in un primo tratto è asfaltata poi diventa brecciata, terminando in una zona impervia e ricca di arbusti . Attraversando questi luoghi, sembra che il tempo si sia  fermato, lo si nota anche da alcuni vecchi elettrodomestici lasciati e  attrezzi da lavoro, utilizzati per le attività agricole e per il pascolo. In una zona quasi inaccessibile, per la presenza di vegetazione e quasi dentro un vallone, si nota una quercia di notevole dimensioni con una chioma di forte  impatto visivo. Si raggiunge con difficoltà ma ne è valsa la pena. Ha una circonferenza del tronco superiore ai 400 cm. Sembra una roverella, ma no siamo sicuri. In base alle caratteristiche del luogo impervio all’interno di una zona cespugliosa e inaccessibile l’abbiamo definita “la quercia del paese fantasma”, anche per le numerose branche e rami contorti.

Quercia di Castiglione di Rionero Sannitico