Ai margini del bosco

Riportiamo un vecchio articolo di FRANCESCO MANFREDI-SELVAGGI – da altromolise del 13/01/2008 dal Titolo “Ai Margini del Bosco” che noi abbiamo un po’ integrato.

La classificazione dei boschi è incerta e, allo stesso modo, è incerta la delimitazione della fascia di rispetto larga 50 metri stabilita nei piani paesistici. I margini sono una parte della superficie forestale alla quale  solitamente non si pone attenzione, mentre invece essi costituiscono un ambiente di grande interesse.

Essi  contribuiscono ad arricchire l’ecomosaico del bosco, il quale si presenta suddiviso in porzioni di differente età, dimensioni e densità ed è inframmezzato da superfici erbose e da terreni inselvatichiti con copertura boschiva.  Non si tratta di fatti singoli in quanto essi vengono a formare un insieme in cui i vari componenti possono essere collegati tra di loro e separati da spuntoni rocciosi, piccoli rivi, scarpate e sentieri. In questo modo i margini dei boschi hanno una particolare importanza perché rappresentano la fascia di transizione con la  campagna aperta.

Nelle zone poste ai margini dei complessi boscati si hanno, data la minore fittezza degli  alberi, migliori condizioni di luminosità la quale permette la crescita di una molteplicità di specie vegetali superiore a quella che si ha all’interno del bosco, favorendo la sua articolazione strutturale. In definitiva i margini evitando che il passaggio tra due differenti tipi di biotopi, il bosco e la campagna coltivata, sia  eccessivamente netto, bensì che sia graduale, e, perciò, hanno un notevole valore ecologico.

Ai margini dei boschi si collocano spesso i campeggi o le aree pic-nic perché gli ambiti boschivi sono i più attraenti per la ricreazione all’aperto; la presenza di attrezzature ricreative in prossimità dei terreni è, però, potenzialmente una causa di incendi, specie quando si tratta di pinete o abetine che sono popolamenti arborei di resinose. Un altro pericolo viene dalla vicinanza di aziende in cui si pratica ancora la bruciatura delle stoppie. Un  rimedio è rappresentato dai viali tagliafuoco i quali possono coincidere con i margini del bosco con i quali  hanno in comune la ridotta vegetazione. I margini per la loro natura di strisce di terreno a cavallo tra realtà  distinte sono caratterizzati da ambiguità e, quindi, non sono facilmente definibili. Una difficoltà che del resto,  riguarda il bosco nella sua generalità.

La definizione di bosco è divergente da un sistema di rilevazione all’altro per cui l’estensione forestale in  Italia calcolata dall’ISTAT è molto diversa da quella che scaturisce dal Censimento dell’Agricoltura effettuato  dal Ministero per le Politiche Agricole. Non esiste un vero e proprio catasto forestale né su scala nazionale  né su quella regionale. Sarebbe necessario un inventario che potrebbe utilizzare i dati forniti dalle carte  topografiche e dai piani di assestamento dei boschi.

Un catalogo sistematico e continuativo dovrebbe essere  basato sul rilevamento satellitare il quale assicura una ricognizione fotografica periodica del territorio  evidenziando i processi di trasformazione in atto; si potrà così stare al passo con la dinamicità della  situazione forestale poiché i boschi nel Molise stanno in costante, seppur lenta, espansione. Un problema  nella ricognizione da satellite è dato dalle zone in ombra che sono molto frequenti in terreni di montagna come sono quelli molisani; inoltre va sottolineato che i rilievi da satellite non possono sostituire del tutto quelli compiuti a terra, cioè quelli classici.

La normativa che vige qui da noi in molise è, la legge regionale n. 6 del 2000, che definisce il bosco in base ad alcuni parametri (per noi molto aleatori)

Tra questi vi è quello della superficie minima che è di mq. 2000, quello della sua larghezza, per quanto riguarda la vegetazione ripariale, che è di m. 20, sul grado di copertura che deve essere il 25%  dell’intera superficie (si tiene conto pure del fenomeno della frammentazione della superficie forestale perché anche macchie boschive inferiori a questa dimensione purché a distanza inferiore a m. 70 da un bosco sono considerate boschi). Quest’ultimo criterio è legato ad una concezione del bosco come risorsa legnosa che altrove fa riferimento alla massa legnosa per unità di superficie o addirittura al numero di tronchi. Ciò porta a classificazioni divergenti perché vi sono boschi ricchi di legname, boschi radi ed arbusteti, boschi formati da specie arboree dal rendimento elevato oppure terreni rinselvatichiti che anche quando rientrano tra i boschi hanno una scarsa produzione legnosa.

Sulla scorta di quanto sopra i limiti di un bosco diventano estremamente incerti e, così, fissare i margini  diventa un’operazione davvero ardua e ciò si traduce in una forte insicurezza nell’applicazione della  disposizione contenuta nei piani paesistici dei 50 metri della fascia di rispetto dai boschi; va precisato che questa norma precede la legge forestale regionale e, pertanto, non ha potuto tener conto dell’attribuzione della definizione di bosco anche ai suoli con basso popolamento erboso quali sono, appunto, i margini come si è visto prima. In altri termini si vuole dire che la fascia di rispetto prescritta nella pianificazione paesistica  non poteva che mirare a salvaguardare le parti estreme delle superfici boschive le quali sono state  ricomprese successivamente con la legge più volte citata nella classificazione di bosco e, pertanto, tale vincolo, la striscia di m. 50 di inedificabilità, ha, in un certo senso, perso di significato.

In conclusione l’inedificabilità per noi di molisealberi non esiste ai margini dei boschi.

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