Filignano il Tiglio della piazza

Forse è uno dei pochi alberi in Molise dove  c’è la targhetta con su scritto che tipo di pianta è, con la sua storia. A Filignano c’è un tiglio in  piazza. La storia è molto interessante, può essere letta sulla targhetta posta alla base dell’albero. Si parte dall’anno 1752, una duchessa fece piantare questa pianta in un luogo sacro com’era consuetudine alla fine del 700. Il Tiglio assume, in questo caso, un  valore storico  e religioso, è un testimone del tempo,  la dimensione per la sua monumentalità non è importante. La pianta comunque non sta tanto bene, si vede meglio dalle foto il tronco con dei problemi di carie al legno. Del resto ha un’età forse tra i 250-270 anni, che non sono pochi.

Il Tiglio della piazza di Filignano

Il Tiglio della piazza di Filignano

la Targhetta alla base dell’albero

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Filignano la quercia ad arco alcune foto

In un precedenta articolo abbiamo scritto della grande quercia con un ramo a forma di arco di Filignano. La pianta si trova in Contrada Valle.  Siamo tornati a trovarla e fotografarla dopo quasi 10 anni.
http://www.molisealberi.com/filignano-la-grande-quercia-di-contrada-valle/
Rimane su una parte del tronco quel grande “rigonfiamento” e alcune branche in alto sono spezzate, ma altri rami stanno svettano in alto sostituendo quelli passati. Le due branche principali si cui quella che si sviluppa ad arco resiste ancora. La circonferenza è intorno ai 390 cm. Rimane l’originalità del grande ramo ad arco che riesce ad arrivare nella carreggiata opposta della strada al di sotto del quale passano le automobili. La pianta avrebbe bisogno di qualche intervento per eliminare alcune parti secche. Fino a quando qualche foglia verde si rende visibile, essa continuerà a lungo a manifestarsi nella sua particolare bellezza.

La Grande quercia di Contrada Valle a Filignano

La grande quercia di Contrada Valle a Filignano

La Grande quercia di Contrada Valle a Filignano

La grande quercia di Contrada Valle a Filignano

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Carovilli, il cerro con le foglie che non cadono quasi mai?

Un signore che abitava vicino questa “quercia” che potrebbe essere un ibrido tra un cerro e una sughera lo chiamava “l’albero di Natale”, forse aveva ragione. In vicinanza e in autunno mentre i cerri intorno perdono le foglie, questa pianta pare le mantiene, quasi sempre. Con Salvatore ed Antonio allora siamo stati a vedere più da vicino quest’albero che si trova in località Fonte Curelli Circonferenza 225 cm, tronco inizialmente unico, poi si biforca in due grosse branche.  Pianta ben slanciata molto alta con chioma regolare. Toccata la corteccia in effetti sembra sugherosa, ma di solito tutte le cortecce delle piante vecchie assumono una consistenza sugherosa. Parte cava della coteccia di colore rosa,  ma non è un parametro per definire facilmente la specie. Vediamo le foglie purtroppo rimaste poche a seguito della gelata tardiva di fine aprile 2016, comunque non sembrano quelle del cerro, non hanno alla base del picciolo 2-3 alette e nemmeno i lobi profondi quasi a toccare la nervatura centrale.

Caratteristiche foglie di quercia

Caratteristiche foglie di quercia

Potrebbe essere una roverella ma le foglie sono diverse e la “copula” del frutto invece ha i cirri, e forse un po’ più corti del cerro e poi in questo  ambiente le roverelle non si trovano facilmente . Allora potrebbe essere un ibrido tra un cerro e una sughera, chiamata Quercus crenata ? (da confermare).

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Un cerro sughera?

Il cerro sughera? di Carovilli  da google earth

 

L'albero senza foglie per la gelata tardiva di fine aprile 2016

 

 

 

 

L’Albero del Piccioni nelle Marche, una grande emozione

Siamo stati a Mozzano vicino Ascoli Piceno. Un passaggio veloce con l’auto sulla strada Salaria. Ho inserito per gioco, su maps di google “Albero del Piccioni”, e l’abbiamo trovato.

Lo conosciamo bene in  quanto chi ha letto il libro di Valido Capodarca “Alberi monumentali delle Marche; non può che rimanere senza fiato ed un po’ emozionato nella lunga descrizione e della storia di quest’albero. La riassumiamo brevemente, poi le fotografie fanno il resto.  Diciamo che un platano con un tronco di circonferenza di 8,70 metri non l’abbiamo mai visto. Alla base comunque la circonferenza è di 10,50 metri. Diciamo pure che  circa 25  metri di diametro della chioma sono un numero di tutto rispetto e l’età millenaria di questo Platano ci fa  capire come sia la pianta tra le più maestose originali e unica per questa specie. Un patriarca con la “P” maiuscola. Valido Capodarca afferma: “l’Albero del Piccioni è oggi, senza tema di smentite, la pianta più conosciuta dell’intera regione Marche e noi aggiungiamo di tutti i cercatori di alberi e non solo.  La denominazione “di Piccioni” deriva probabilmente dal fatto che l’albero si trovasse nel i terrreni di Piccione Parisani, nobile ascolano, e l’albero era citato nei documenti come albero di confine della via Salaria  tra il territorio di Mozzano e Ascoli Piceno. Secondo una tradizione popolare invece il nome sarebbe legato al celebre brigante Giovanni “Piccioni” . Gia intorno all’anno 1000 ci sono dei documenti che forse ne attestano la sua esistenza, ma ci sono dei dubbi, anche perchè un platano in media arriva fino a 300-450 anni. Ci viene in mente il platano dell’Ortobotanico di Roma.  Vedendo le foglie dell’albero a prima vista sembra un Platanus  Orientalis, ma ci sono alcuni dubbi, e potrebbe essere una antico ibrido sterile come afferma anche Valido Capodarca. Non potrebbe essere nemmeno un Platanus acerifolia o hybryda cioè  un incrocio di vivaio o spontaneo fra il platano orientale arrivato in Italia duemila anni fa e quello occidentale o sicomoro americano in quanto è arrivato in Italia importato solo all’ inizio seicento (Cit. Tiziano Fratus).  Un platanus orientalis con una circonferenza di 6,50 metri si trova all’ortobotanico di Roma  https://www.flickr.com/photos/molisealberi/5725541579 ed è datato  da 300 a 500 anni  con circonferenza di  220 cm  più piccolo di quello del Piccioni.  Ipoteticamente per un platano ci vogliono  300-500  anni per aumentare il diametro del tronco di 2 metri. Quindi potrebbe avere un millennio di età, ma forse abbiamo esagerato con questo numero a tre cifre, se pensiamo ad altri alberi millenari. Il tronco dell’albero ha tre aperture, tanto che mi sono divertito  ad entrare ed uscire più volte senza toccarlo. Una curiosità e un fatto forse unico che descrive Valido Capodarca nel suo libro. Nel 2004 un camion andò a finire contro l’albero, travolgendo anche il  cartello con la scritta sulle sue caratteristiche. L’autista si salvò grazie all’albero. Sotto c’è una a scarpata abbastanza alta che porta su una stradina e poi un  dirupo sul fiume Tronto. Consigliamo una visita a questo pianta cercando di non scrivere sul tronco dell’albero e di non lascaire i rifiuti visto che c’è una panchina e un cestello di raccolta.

per dettagli Alberi Monuemtali delle Marche di Valido Capodarca Edizioni Roberto Scocco anno 2008