L’Albero del Piccioni nelle Marche, una grande emozione

Siamo stati a Mozzano vicino Ascoli Piceno. Un passaggio veloce con l’auto sulla strada Salaria. Ho inserito per gioco, su maps di google “Albero del Piccioni”, e l’abbiamo trovato.

Lo conosciamo bene in  quanto chi ha letto il libro di Valido Capodarca “Alberi monumentali delle Marche; non può che rimanere senza fiato ed un po’ emozionato nella lunga descrizione e della storia di quest’albero. La riassumiamo brevemente, poi le fotografie fanno il resto.  Diciamo che un platano con un tronco di circonferenza di 8,70 metri non l’abbiamo mai visto. Alla base comunque la circonferenza è di 10,50 metri. Diciamo pure che  circa 25  metri di diametro della chioma sono un numero di tutto rispetto e l’età millenaria di questo Platano ci fa  capire come sia la pianta tra le più maestose originali e unica per questa specie. Un patriarca con la “P” maiuscola. Valido Capodarca afferma: “l’Albero del Piccioni è oggi, senza tema di smentite, la pianta più conosciuta dell’intera regione Marche e noi aggiungiamo di tutti i cercatori di alberi e non solo.  La denominazione “di Piccioni” deriva probabilmente dal fatto che l’albero si trovasse nel i terrreni di Piccione Parisani, nobile ascolano, e l’albero era citato nei documenti come albero di confine della via Salaria  tra il territorio di Mozzano e Ascoli Piceno. Secondo una tradizione popolare invece il nome sarebbe legato al celebre brigante Giovanni “Piccioni” . Gia intorno all’anno 1000 ci sono dei documenti che forse ne attestano la sua esistenza, ma ci sono dei dubbi, anche perchè un platano in media arriva fino a 300-450 anni. Ci viene in mente il platano dell’Ortobotanico di Roma.  Vedendo le foglie dell’albero a prima vista sembra un Platanus  Orientalis, ma ci sono alcuni dubbi, e potrebbe essere una antico ibrido sterile come afferma anche Valido Capodarca. Non potrebbe essere nemmeno un Platanus acerifolia o hybryda cioè  un incrocio di vivaio o spontaneo fra il platano orientale arrivato in Italia duemila anni fa e quello occidentale o sicomoro americano in quanto è arrivato in Italia importato solo all’ inizio seicento (Cit. Tiziano Fratus).  Un platanus orientalis con una circonferenza di 6,50 metri si trova all’ortobotanico di Roma  https://www.flickr.com/photos/molisealberi/5725541579 ed è datato  da 300 a 500 anni  con circonferenza di  220 cm  più piccolo di quello del Piccioni.  Ipoteticamente per un platano ci vogliono  300-500  anni per aumentare il diametro del tronco di 2 metri. Quindi potrebbe avere un millennio di età, ma forse abbiamo esagerato con questo numero a tre cifre, se pensiamo ad altri alberi millenari. Il tronco dell’albero ha tre aperture, tanto che mi sono divertito  ad entrare ed uscire più volte senza toccarlo. Una curiosità e un fatto forse unico che descrive Valido Capodarca nel suo libro. Nel 2004 un camion andò a finire contro l’albero, travolgendo anche il  cartello con la scritta sulle sue caratteristiche. L’autista si salvò grazie all’albero. Sotto c’è una a scarpata abbastanza alta che porta su una stradina e poi un  dirupo sul fiume Tronto. Consigliamo una visita a questo pianta cercando di non scrivere sul tronco dell’albero e di non lascaire i rifiuti visto che c’è una panchina e un cestello di raccolta.

per dettagli Alberi Monuemtali delle Marche di Valido Capodarca Edizioni Roberto Scocco anno 2008

La pineta di Petacciato

Siamo stati sulla costa molisana, nella pineta di Petacciato. Pineta realizzata dall’uomo negli anni 50. Ci troviamo nell’area SIC Foce del Trigno-Marina di Petacciato. Nella pineta costiera oltre agli alberi ci sono rifiuti di vario tipo. L’area della pineta è quasi un rettangolo,  ha una lunghezza di circa 2300 mt per una superficie di circa 65 ettari.

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L’habitat di interesse prioritario è classificato numero 2270  “Dune con foreste di Pinus pinea e/o Pinus pinaster”  anche se c’è nei margini della pineta una invasione dell’Acacia saligna con i suo caratteristici fiori

Acaciasaligna

Acacia saligna, infestante della pineta

L’acacia Saligna propagandosi per stoloni sotterranei è diventata molto invasiva, assieme all’Eucalipto. Sulla duna costiera abbiamo visto la  Salsola kali  e anche la Cakile maritima Scop. subsp. maritima e una bella fioritura di Silene colorata sulla spiaggia. Si vedono alcuni pini caduti  altri sono  inclinati e  secchi che potrebbero cadere  L’habitat prioritario è qui presente in ampi poligoni, situati secondo  fasce parallele alla linea di costa e piste  perpendicolari che permetono di raggiungere la spiaggia.  Altre specie presenti nella pineta  sono  Pistacia lentiscus L., Phillyrea latifolia ,  Rosmarinus officinalis, Rhamnus alaternus e i Cistus ssp.

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Ci siamo fermati soprattutto ad osservare qualche esemplare di Quercia; ne abbiamo viste alcune sempre nella parte piu a Nord che a prima vista sembrerebbero farnie con foglie ristrette alla base, con un corto picciolo e con  due caratteristici piccoli lobi ineguali (orecchiette). Poi ci è venuto un dubbio.  Potrebbe  essere anche rovere che spesso si ibridizza proprio con la farnia per cui la classificaizione si rende difficile. Queste querce comunque acquistano un alto valore ecologico nella pineta per cui dovrebbero essere meglio mantenute e conservate.

Farnia? Rovere?

Farnia? Rovere?

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La “Cerquabella” Storia di una fine di un grande monumento (anno1986)

Siamo nelle Marche, a Montegiorgio sulla via Faleriense nella terra di Valido Capodarca uno dei primissimi cercatori di alberi, almeno in Italia. Valido ha vissuto un po’ tutta la storia della Cerquabella di Montegiorgio. La descrive nel suo libro Alberi Monumentali delle Marche. E’ stata tanto famosa da essere nota come la quercia più bella d’Italia. Forse è la quercia con più pubblicaizioni di ogni genere. Già nel  1981 era sulle Carte del Touring Club Italiano. Scrive Valido: …quando pochi grandi alberi erano conosciuti a livello nazionale, ce n’era solo uno che aveva l’onore di essere riportato, con nome e tondino di localizzazione, sulle carte automobilistiche del T.C.I. Questo albero era Querciabella, della quale –morta nel 1986 – è conservato il rudere ancora in piedi. Consideriamo che nemmeno il Castagno dei Cento Cavalli o il Platano dei Cento Bersaglieri avevano questo onore.  La circonferenza del fusto prima di morire era  di 5,60 per Querciabella, il diametro della chioma è 34 metri  L’altezza era di 22 metri. la sua biografia era ricchissima di episodi e anedotti. …. Sotto la chiona per secoli avevano bivaccato Carovane di zingari e la sua ombra aveva offerto riparo a tente famiglie nella tradizionale scampagnata del Primo Maggio….  Oggi Cerquabella è ridotta a un rudere, impressionante per le su dimensioni e per tutti i significati allegorici che sembra voler trasmettere a chi lo osserva. Cerquabella era un albero che avrebbe meritato un monumento per la incomparabile bellezza, ma non c’è n’è stato bisogno: il suo monumento se l’è eretto da sola”. da: “Alberi monumentali delle Marche” di Valido CAPODARCA – 2007
Quando nel 1984 Valido Capodarca, scrisse: Marche cinquanta alberi da salvare e quando nel 1986 la pianta non cominciò più a germogliare ad indicare la fine della sua storia noi di molisealberi non ancora esistevamo. Solo dopo circa 15 anni abbiamo cominiciato a leggere i libri di Valido Capodarca e in particolare: “Abruzzo sessanta alberi da salvare” del 1988.

 da gli alberi di Valido. Foto della Cerquabella di Motegiorgio di Valido Capodarca

Cerquabella_1983

Cerquabella_1983

Cerquabella_1987

Cerquabella_1987

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Cerquabella 2016 da Google Earth

 

Tra i grandi alberi dell’Ortobotanico di Roma l’Agathis robusta

Le Agathis sono un genere di piante della famiglia delle Araucariaceae provenienti generalmente dall’Oceania. Si tratta di  grandi alberi sempreverdi che crescono dritti  fino ad un’altezza di 40 m, con corteccia liscia.  Le foglie sono di 5-12 cm di lunghezza e di 2-5 cm di larghezza, dure e coriacee nella struttura, senza nervatura centrale; sono disposte a coppie contrapposte (raramente spire di tre) sullo stelo. I coni sono globosi, 8-13 cm di diametro, e maturano in 18-20 mesi dopo l’impollinazione; poi si disintegrano a scadenza per liberare i semi.
Questi alberi sono spettacolari, sono di dimensioni prodigiose e sono anche abbastanza rari qui da noi. Si trovano solo in ortobotanici. Una pianta di Agathis l’abbiamo fotografata all’ortobotanico di Roma. E’ veramente “robusta” almeno con il suo tronco di forte resistenza. Svetta altissima di fronte la serra Arancera.

Agathis robustaper dettagli e altre foto in un nostro precedente articolo Una giornata con i grandi alberi all’ortobotanico di Roma   http://www.molisealberi.com/wp-content/uploads/2013/05/95122158-Una-giornata-con-i-grandi-alberi-dell-Ortobotanico-di-Roma.pdf

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