Il Senso degli Alberi

A memoria di Enzo Biagi (tratto da Alberi e uomini di Michela Ivancich).

Rami di nottePiangono gli alberi? Si chiedeva Enzo Biagi in Quante Storie. E parafrasando ci si può chiedere qual’è il senso degli alberi? Il nostro mondo è legato all’immagine, all’apparire al vedere, ma quanti di noi hanno mai annusato il delicato fiore del larice e quanti di noi hanno mai assaggiato la giovane pigna del pino cembro, o accarezzato i nuovi germogli del larice?

Scrive Michela Ivancich nel suo libro “Alberi e Uomini”

Pratogentile1000“Gli alberi e i boschi ci parlano, e non si tratta solo delle voci degli alberi, ma di note diverse in luoghi diversi, sotto chiome diverse, in momenti diversi del giorno e dell’anno. Cupi risuonano  spesso gli abeti, ma sanno anche sospirare adagio, quando la brezza tocca solo le corde delle cime, mentre più lievi sussurrano larici e faggi alla carezza del vento; tintinnano i pioppi, tremando e scricchiolano a volte i tronchi ondeggiando. Crepitano le foglie dei castagni, frusciano quelle dei faggi; tonfano pigne e castagne. Ovattata arriva la loro voce quando l’inverno ammanta le cime, più secca, quasi un fischio, quando l’autunno prepara le selve al sonno. E spandono profumi: di umido e buio dove il bosco è più fitto di frassini e ontani, di sole e di resina, pini isolati al calore delle altezze, di frescura dissetante l’ombra che piove dai faggi, di estate e di vento il profumo inconfondibile dei pini. Sono profumati i tigli turriti, i ruvidi carpini, lisci e  grigi i giovani faggi; sono freddi e caldi, bagnati dalla pioggia e arsi dal sole, palpitano sotto la corteccia, tremano al rombare della tempesta”.  

 

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