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Frosolone Colle dell’Orso un “faggione” di tutto rispetto

Colle dell’Orso di Frosolone, quota massima 1393 mslm, siamo nella Montagnola molisana, luoghi dove pascoli, boschi di faggio, “morge” con qualche laghetto indicano un paesaggio tipico dell’appennino molisano. Le morge, le pietre, le rocce in genere sono termini molto comuni in queste aree del Molise. Esempi tipici sono le morge di Bagnoli, di Duronia, di Salcito, di Pietracupa. A Frosolone ci sono le Morge della Commare, le Morge Molise, c’è anche una Contrada che si chiama: “Morgia carissimi”. I boschi di faggio della zona di Colle dell’Orso hanno un grosso valore non solo dal punto di vista economico ma svolgono una anche funzione ricreativa, turistica di difesa idrogeologica e luoghi per la conservazione della biodiversità. Girando a settembre tra questi boschi si sono incontrati alcune piante di grande dimensione. In particolare ci ha colpito un grande faggio con un tronco in cui si evidenziano i segni del suo tempo proprio tra pascoli e il bosco Esso può essere considerato un “vero signore” tale da essere habitat ideale di insetti e uccelli. L’enorme proiezione della chioma misurata a terra è stata di circa 25 metri la circonferenza sopra i 410 cm. Non è stato facile misurarlo visto che una sua parte si è sviluppato in una scarpata.

Pizzone tra i grandi faggi di località le “Forme”

Gli chiamiamo “monumenti della natura” anche per le loro stranezze come alcuni faggi presenti in località “Le Forme” nel comune di Pizzone. Si tratta di faggi “policormici” con tronchi che crescendo insieme raggiungono circonferenze di tutto rispetto. Difficile, in alcuni casi, stabilire qual’e il tronco principale, delle volte appaiono talmente uniti che risulta complesso misurare la loro circonferenza, a 130 cm da terra . Alcuni di questi si trovano sul pianoro delle “Forme” a 1400 metri sul livello del mare nel Comune di Pizzone, nel Parco Nazionale d’Abruzzo Lazio e Molise. Ho misurato alcuni faggi con più fusti, le circonferenze del tronco sono di circa 9 metri, ma sono quelle esterne, con alcuni tronchi sviluppati un po’ a distanza da quello che possiamo considerare il principale.

I grandi faggi policormici di località Le Forme a Pizzone
alcuni con circonferenze superiori ai 6 metri

L’ esemplare nella foto seguente ha 6-9 tronchi che partono più o meno da terra , ma ad una certa distanza appare come un unico albero maestoso con una circonferenza misurata di 680 cm.

Un grande Faggio di 680 cm

Girando tra grandi faggi di questi luoghi sia in inverno che in primavera (ce ne sono 4-5 davvero belli) e stare un po’ seduti sulle panchine a guardarli ci fa sempre pensare che siamo in un bosco delle “fiabe”.

Faggione con un insieme di tronchi di circonferenza di cm 920

Campochiaro Oasi WWF Località Chianetta un grande faggio

E’ un faggio bicormico quello che abbiamo incontrato casualmente a circa 1100 mslm sul sentiero CAI n.128 nel Comune di Campochiaro. Ci troviamo nelle faggete del Matese; ci sono agrifogli sparsi, il loro verde sembra più intenso quando c’è neve a terra. L’albero ha una chioma considerevole, emerge con la sua maestosità sulle altre piante in vicinanza. Boschi sempre incantevoli quelli che si vedono percorrendo la strada che dalla diga di Arcichiaro nel Comune di Guardiaregia sale fino al quadrivio della “Casella” al confine con la Regione Campania. Inoltrandosi poi nelle faggete e seguendo i sentieri altri grandi alberi sono sicuramente nascosti alla nostra vista, ma il cercatore di alberi, non si dovrebbe fermare quasi mai.

Roccamandolfi località campo le fosse un faggio da 500 cm e una fiat 500 gialla

Roccamandolfi il grande faggio di Campo le Fosse (foto di Michele Minotti)

Siamo sui monti  del Matese, ci siamo incontrati con gli amici di Molise Explorer che organizzano  da diversi  anni dei trek tour, sempre  interessanti, soprattutto  dopo le camminate, per gli ottimi cibi a base di formaggi, salumi, dolci  vino e altre bevande che ogni escursionista condivide con gli altri.  Quando si parla di Roccamandolfi viene da pensare al “brigantaggio” e alla  forra del torrente Callora. Il territorio del comune ha luoghi spesso inaccessibili, che erano stati in passato nascondigli per i briganti, la forra invece è ideale per chi fa torrentismo. E’ facile perdersi nelle faggete se non si ha un po’ di senso di orientamento. C’è stata una breve nevicata la notte prima dell’escursione, l’aria mattutina come si dice è “frizzante”, anche se non so cosa significa, penso sempre ad un buon “spumantino”. Con Michele, che ci fa da guida, dovremo percorrere ad anello 11 km.  Speriamo di trovare anche qui, a quota sopra i 1300 mslm,  qualche grande faggio. Si parte dall’accogliente rifugio-ristorante Guado la Melfa, per il  pianoro di Campitelli. Ci fermiamo a vedere una vecchia fiat cinquecento, si parla delle loro “avventure”  sulla neve;

Le vecchie 500 vanno un po’ dappertutto. Pensavo, potremo trovare anche un bel faggio con circonferenza del tronco da 500 cm. Leggiamo i toponimi sulla cartografia: Monte Valle dei Lupi, Monte Morzone, Serra delle Vallocchie scure, Campo delle Fosse, Colle del Caprio. Sono nomi di luoghi come da film di avventura, affascinanti, ombrosi spesso per la presenza di estese faggete intervallate qua e la da  pianori,  rocce e creste affioranti. I faggi sono quasi tutti uguali,  qualcuno più vecchio è stato segnato sul tronco con una vernice gialla perchè  in una zona  SIC (sito della rete natura 2000) occorre lasciare piante da destinare all’invecchiamento indefinito. I faggi che sono spesso policormici, con più fusti derivanti da ceppaie, ci raccontano sempre  la  storia forestale e non solo di un luogo. Notiamo piante martellate, con qualche “NO” scritto in rosso sui tronchi a far capire a chi dovrebbe tagliarli che deve lasciare sempre “il meglio” di una pianta, per la rinnovazione del bosco e per le leggi della natura e dell’uomo. Seguiamo delle piste di esbosco e un sentiero  non sempre evidente che sulla carta escursionistica del Matese è indicato con il numero 100 DM (Dorsale Matese), Siamo ai confini  con la Campania, i panorami dalle creste rocciose  a sud ovest affacciano sul territorio di  Letino  (Sorgenti dell’acqua Lete) come Michele esperto  conoscitore del Matese e in particolare dell’Alto Molise ci descrive. Si vede l’ampio  pianoro del  lago Matese. Il sentiero CAI n.100 continua per Colle Tamburo e Monte Miletto (la montagna più alta della catena a 2059 mslm). Appena le pendenze per Colle Tamburo si fanno più elevate, il nostro gruppo di escursionisti devia per chiudere l’anello, sempre tra faggi grandi e piccoli spesso con i classici rami ondulati e contorti anche per l’azione del vento, qui sempre presente. Entriamo in un pianoro che dalla foto di google earth sembra un triangolo. Siamo  in località campo le fosse a quota intorno i 1400 mslm . Si vede un esemplare isolato di faggio. Questa pianta, merita per le sue dimensioni e forma. Per deformazione professionale, sono il primo ad accorgermi della sua maestosità. Ci fermiamo,  rollina intorno al  tronco, si misura  più volte la circonferenza media è di 500 cm., come la fiat 500 incontrata stamattina. Il numero 500 ci ha portato fortuna. La pianta nella sua veste invernale ha una chioma di grande impatto visivo ai margini del pianoro, è riuscita a crescere senza molte difficoltà, senza che l’uomo sia intervenuto. Le branche e i rami sono disposti in modo regolare.  Il colore verde intenso del  muschio sul tronco, qualche cavità,  non si evidenziano segni particolari di sofferenza.  Siamo in inverno e in riposo vegetativo, bisogna tornare a primavera per veder meglio il  nuovo spettacolo della sua ampia chioma.

La fine di un grande re

Il fajone o faon o r’ faone poi chiamato da tutti il “re fajone” è caduto al suolo nella notte tra il 29 e 30 Novembre 2017 .Quella notte tirava in zona un forte vento. Aveva forse più di 300 anni ed era tra i primi faggi in Italia monocormici ad avere una circonferenza del tronco che si avvicinava ai 700 cm . Si può solo dire che non tutto è perduto, almeno per la parte di tronco rimasta saldamente al suolo con un ramo laterale che ancora è in grado, speriamo, di tirar fuori nuovi germogli e foglie. Sarebbe auspicabile far rimanere il tutto come prima togliendo solo rami, branche e frascame secco.  Nella cavità del tronco una volta eliminate le parti “marcescenti” potrebbe ridare dei nuovi “polloni”. Madre natura è sempre maestra, ma non sappiamo come si comporterà. Siamo stati a Vastogirardi nel bosco in località San Nicola nel pomeriggio del 01/12/2017. Ecco alcune foto:

Pescocostanzo il grande faggio del Bosco di Sant’Antonio in autunno

Per chi va in giro nei boschi e alla ricerca di grandi alberi in Abruzzo e Molise deve almeno una volta andare a fotografare i maestosi esemplari di faggi, aceri e perastri del bosco di Sant’Antonio nel comune di Pescocostanzo. Siamo nelle vicinanze della  “Majella” la montagna madre,  tra Monte Rotella e Monte Pizzalto.  Abbiamo acquistato una pubblicazione del Parco, dal titolo:” Alberi e boschi di interesse monumentale del Parco Nazionale della Majella”,  anno 2016 ed è stata la nostra guida. Nel volume sono raccolti censiti e fotografati gli alberi e anche i boschi “vetusti” del Parco Nazionale della Majella. Sono analizzati  gli aspetti naturalistici ed ecologici degli amici alberi. Nella cartografia allegata al volume ben 8 grandi alberi di interesse monumentale su circa 50 censiti nel Parco si trovano nel territorio del Comune di Pescocostanzo e precisamente nel  Bosco di Sant’Antonio. Altri grandi esemplari sono stati catalogati  in altri comuni del Parco nazionale della Majella come un acero montano a Palena, un frassino a San Valentino e alberi che vanno dalle roverelle, all’alloro, all’albero di giuda, ad una cerro sughera a dei perastri, ai cerri, ai  salici, ad un megaleppo, fino al viale dei Gelsi bianchi di Sulmona. I comuni con il maggior numero di grandi alberi individuati sono a Lama dei Peligni,  Palombaro,  Caramico Terme, Sant’Eufemia a Majella, Civitella M.R, Pizzoferrato , diciamo che sono stati catalogati uno o più alberi di interesse monumentale rappresentativi per tutti i comuni del Parco nazionale. Il bosco di Sant’Antonio è un po’ il bosco delle “meraviglie” per i suoi grandi alberi, non potevamo che andare subito a trovare  il “faggione” per eccellenza con i suoi forse quasi 250-300 anni. Questo grande esemplare può sostituire l’ormai scomparso Faggio a candelabro descritto in questi ultimi 40-50 anni in riviste, articoli e libri,  forse l’albero che è stato più fotografato in Abruzzo. Siamo in autunno, ma qualsiasi stagione  è ideale per fare  una breve camminata lungo i sentieri e meditare tra questi colossi della natura.  Il grande faggio del Bosco di Pescocostanzo ha una circonferenza del tronco di 540 cm circa altezza 15 metri, portamento e forma davvero particolari, alto valore ecologico e con numerose branche e ramificazioni  disposte in modo regolare. Tronco caratteristico e inconfondibile, unico.

Il Grande faggio del Bosco di Sant’Antonio

Il grande faggio del Bosco di sant’Antonio a Pescocostanzo