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Il faggio con la protesi e l’orso ladro.. da gli alberi di Valido

Riportiamo una delle tante storie di grandi alberi del nostro amico Valido Capodarca:

Pizzone pianoro Le forme Foto del 1987 di Valido Capodarca tratta dal gruppo facebook
di molisealberi descritto nel libro “Abruzzo, 60 Alberi da salvare”

Altro albero molisano descritto nel mio libro “Abruzzo, sessanta alberi da salvare” è un grande faggio che si trova a Valle Fiorita, una conca di origine glaciale sempre in comune di Pizzone .In realtà il pianoro si chiamava Le Forme, ma da poco tempo gli era stato conferito il nome, più accattivante ai fini turistici, di Valle Fiorita. Qui, gli alberi monumentali, sarebbero tantissimi; ne scelsi uno che, a un primo assaggio, mi sembrava il più grande. La circonferenza era di ben m. 6.85 misurata nel 1987. Il terzo inferiore del fusto è metà legno e metà pietra. Il faggio cioè, dopo essere nato vicino a un masso, nel corso dei decenni o secoli, lo ha inglobato. Oggi, o almeno nel 1987, la parte di roccia sembra quasi una protesi messa lì a sostituire una parte di fusto mancante. Ad accompagnarmi sono i soliti guardaparco Spina e Di Cianni e, mentre la macchina va, continuano gli aneddoti e i racconti. Un contadino di Pizzone, proprietario di alcune piante di ciliegi, si era accorto che durante la notte un misterioso ladro si intrufolava nel suo orto e faceva man bassa di ciliegie. Non solo, ma il vandalo non si limitava a mangiarle, bensì provocava anche danni con la rottura di diversi rami. Fu così che una notte, deciso a dare il fatto suo al malandrino, si nascose in un angolo buio armato di bastone. Nel pieno della notte, ecco avvicinarsi un’ombra indistinta la quale, fra un crepitio di rami spezzati, cominciò ad arrampicarsi su un ciliegio. L’uomo uscì furibondo dal suo nascondiglio e, vibrando in alto il bastone, si portò velocemente verso il misterioso individuo. Quando gli fu quasi addosso, un raggio di luna, emerso improvviso dalle nuvole, illuminò il viso del ladro: era l’orso! L’uomo nascose subito il bastone dietro la schiena e, indietreggiando con finta calma verso la porta di casa, mormorò, rivolto all’orso: “Ah, sei tu? Mangia, mangia!”

“Troverai più nei boschi che nei libri. Gli alberi e le rocce ti insegneranno cose che nessun maestro ti dirà” Bernardo di Chiaravalle

logo di molisealberi creato dalla nostra amica Nadia Comegna

Già nell’anno 1000 Bernardo da Chiaravalle (1091-1153) scriveva: ” gli alberi ti insegneranno cose che nessun maestro ti dirà”. In questo periodo a molti manca di camminare in bosco e ricercare e fotografare grandi alberi. Il bosco per le numerose funzioni che svolge, l’elenco abbiamo più volte richiamato in questo sito https://www.molisealberi.com/le-funzioni-del-bosco/ è oggi più che mai fonte di emozioni. I vecchi e monumentali alberi in bosco sempre unici con le loro forme più strane e le loro dimensioni particolari hanno anche un grande valore spirituale e religioso che i libri non possono insegnare. La frase di San Bernardo da Chiaravalle di circa 1000 anni fa è sempre attuale.

anche dopo un taglio del tronco l’ albero ti insegna cose che nessun maestro ti dirà

Segnalazione Albero – Cedro del Libano BERGAMO

Segnalato da ILARIA TOMASI – Bergamo

Nome comune dell’albero:Cedro del Libano
Nome scientifico dell’albero: Cedrus deodara
Altezza stimata (m): 22 ca
Circonferenza (cm): 300
Tipo: Alberi in gruppo
Numero esemplari: 5
L’albero ha un solo fusto?: no
L’albero ha più fusti?: si

Comune di: BERGAMO
Località: QUARTIERE DI BORGO PALAZZO
Indirizzo: VIA VIVALDI, 11
Indicazioni utili per raggiungere l’albero: E’ la prima traversa a sinistra di Viale Pirovano, guardando il Cimitero da Via Borgo Palazzo
Proprietà: privata
Di chi é l’albero monumentale: sarà donato al Comune come facente parte di un parco di nuovo impianto di 5000 mq

Ambiente Urbano: verde privato
Ambiente Extraurbano:
La pianta é segnalata per: Forma o portamento particolari, Rarità botanica, Valore storico-culturale
Descrizione della motivazione: Piantati da antica famiglia ottocentesca a celebrazione di ogni nuovo nato. Ad oggi ancora simbolo di vita e resilienza per tanti grandi anziani che lo ricordano attraverso epoche buie di guerre e sofferenze. Situati in area destinata a breve a Parco Pubblico. Richiedono assistenza immediata a causa di imminente capitozzatura aberrante in questi giorni.
Minacce: Errata gestione e manutenzione, Urbanizzazione ed edificazione

La cura e la gestione di un albero monumentale, alcune considerazioni.

Pioppo nero monumentale a Sesto Campano

Curare un patrimonio arboreo “monumentale” non solo quello dei circa 3300 alberi e formazioni vegetali che fanno parte dell’elenco nazionale ma anche molti altri alberi, filari, gruppi che potrebbero essere considerati monumentali risulta complesso perchè si devono gestire piante vecchie, delicate, fragili, spesso malate, uniche, eccezionali, non facilmente rinnovabili. Se per la cura si considerano anche gli aspetti biologici, economici e tecnici, la gestione e la tutela dei nostri “patriarchi arborei” si complica ancora di più, anche per gli addetti ai lavori e che si occupano di arboricoltura. I tecnici, che potremo chiamare “medici e guaritori” dei nostri grandi e monumentali alberi non possono essere considerati dei manutentori del verde. Occorre competenza, conoscenza ed esperienza per la loro cura e salvaguardia. Nelle linee guida, scaricabile qui intese come buone pratiche, per gli interventi e cura degli alberi monumentali redatta a dicembre 2019 dal Ministero delle Politiche agricole la gestione e la tutela di questo patrimonio devono essere “quanto più rispettosi dei più intimi meccanismi biologici che regolano la vita di un albero e si misurino con le tante implicazioni fitopatologiche, agronomiche ed arboricolturali che possono discostarsi anche molto da quelle considerate nelle ordinarie pratiche di manutenzione del verde. La gestione degli alberi monumentali dovrà essere, pertanto, coordinata in ogni fase da figure professionali competenti e condotta da ditte esecutrici specializzate: tecnici di comprovata esperienza nell’ambito dell’arboricoltura e con le specifiche competenze e abilitazioni definite dalle norme relative all’esercizio delle professioni, e imprese scelte in base a documentata esperienza nel campo dell’arboricoltura e in particolare nella cura degli alberi monumentali rappresentano, pertanto, le figure a cui necessariamente si deve fare riferimento” L’albero è un sistema energetico e biologico assai complesso specialmente un vecchio e grande albero dove non bastano solo le normali tecniche e studi dell’ arboricoltura per essere sicuri di ottenere dei risultati per tenerlo ancora più a lungo in vita senza “accanimenti”. Potremo riuscire a misurare il lento accrescimento del tronco, i rami che crescono, vedere annualmente i germogli, le foglie, i fiori ogni tanto qualche frutto. I nostri grandi alberi, anche senza molte cure, sanno risolvere i loro problemi di vecchiaia anche favorendo la vita di altri esseri viventi (se si pensa al solo valore biologico di un tronco ) per cui ci si chiede spesso se o no intervenire su alberi con interventi drastici (capitozzature) o non toccarli e lasciarli fermi a completare il loro ciclo di vita. Gli alberi, in particolare quelli malandati e vecchi diventano un problema e un fastidio per noi uomini in quanto ci dimentichiamo che sono essere viventi.

Quercia delle Streghe o di Pinocchio ?

Le conclusioni indicate nella guida redatta dal Ministero sono da condividere: ” L’approccio con un albero monumentale dovrebbe avvenire con umiltà, ma allo stesso tempo deve essere libero da condizionamenti e presunzioni: un approccio interdisciplinare, olistico, capace di raccogliere da ogni esperienza, da ogni conoscenza, elementi utili alla comprensione e alla risoluzione dei tanti problemi che un albero, soprattutto se senescente, manifesta “

Sepino una grande quercia con “ferri vecchi” alla base del tronco

In vicinanza del Tratturo Pescasseroli – Candela nel Comune di Sepino, la chioma di questa quercia mi appare nella sua maestosità. Mi trovo a poche centinaia di metri da Altilia (zona archeologica tra le più importanti del Molise ). Mi avvicino all’albero per scattare alcune foto, un anziano signore mi vede e mi viene incontro. Aveva capito, che stavo dirigendomi verso l’albero. Lo saluto e gli dico se l’albero è di sua proprietà. Lui mi risponde che non è suo ma è del “Padre Eterno” . Gli rispondo che se è un bene cosi bello del “Padre Eterno” non dovremmo lasciarlo con tubi, ferri e legname e materiale vario accumulato sotto il tronco. L’albero si trova a 560 mtslm ha una circonferenza del tronco di 380 cm, una chioma ampia e regolare.

Peccato che il materiale ferroso accumulato alla base dell tronco non permette di goderselo nella sua bellezza.

Segnalazione Albero – Quercia da Sughero MONTALTO DI CASTRO

Segnalato da Ernesto – Canepina (VT)

Nome comune dell’albero:quercia da sughero
Altezza stimata (m): 25
Circonferenza (cm): 180
Tipo: Albero singolo
Numero esemplari: 1
L’albero ha un solo fusto?: si
Comune di: MONTALTO DI CASTRO
Località: Campomorto
Indirizzo: Campomorto
Indicazioni utili per raggiungere l’albero: si trova sulla strada che da tuscania porta a montalto di castro vicino al provinciale circa un km prima della vecchia strada che portava a Canino
Proprietà: privata
Di chi é l’albero monumentale: non conosco

Ambiente Urbano: verde privato
Ambiente Extraurbano: Coltivi
La pianta é segnalata per: Valore paesaggistico
Descrizione della motivazione: bellissimo esemplare isolato collocato in punto molto panoramico
Minacce: Fuoco