<?xml version="1.0" encoding="ISO-8859-1" ?>
<rss version="0.91"><channel><title>Molise Alberi - Articoli</title><description>Molise  Alberi, articoli in materia forestale</description><link>http://www.molisealberi.com</link><language>it</language><item><title><![CDATA[Intervista a Valido Capodarca, il custode degli alberi monumentali d’Italia]]></title><author>Molise Alberi</author><description><![CDATA[Senza Valido Capodarca e il suo amore per gli alberi monumentali forse oggi saremmo tutti un po&rsquo; pi&ugrave; poveri. Nata quasi per caso alla fine degli anni settanta, la sua passione per queste piante &egrave; andata a colmare una grave lacuna del nostro patrimonio ambientale che, fino ad allora, non contemplava nessun elenco o censimento degli esemplari di alberi cosiddetti &ldquo;monumentali&rdquo;, ritenuti cio&egrave;, per un motivo o per un altro, di grande valore, non solo naturalistico ma anche culturale.<br /> E cos&igrave;, a partire da quegli anni, ufficiale dell&rsquo;esercito di stanza a Firenze (come spesso succede nella vita, le passioni non coincidono di solito con  la principale attivit&agrave; lavorativa), Capodarca ha cominciato a ricercare, fotografare e misurare questi monumenti della natura fino a raccogliere materiale sufficiente per un primo libro (<em>Toscana, cento alberi da salvare</em> &ndash; Vallecchi Editore &ndash; Firenze &ndash;  1983) e a dare di fatto il via a un censimento degli alberi monumentali a livello nazionale e soprattutto a far nascere verso questi esemplari quella coscienza e quella sensibilit&agrave; che oggi paiono acquisite ma che gi&agrave; pochi anni fa erano poco considerate.<br /> Visto che anche questo blog si interessa all&rsquo;argomento ho approfittato della gentilezza di Valido Capodarca per rivolgergli qualche domanda sulla sua esperienza. Ne &egrave; nata un&rsquo;intervista a distanza che vi consiglio caldamente di leggere perch&eacute; &egrave; ricca di spunti, aneddoti e insegnamenti davvero interessanti, oltre a contenere un&rsquo;imperdibile quanto &ldquo;sofferta&rdquo; (perch&eacute; comunque incompleta) top ten degli alberi monumentali d&rsquo;Italia da vedere assolutamente.<p><strong>Innanzitutto qualcosa su di lei: chi &egrave; Valido Capodarca?</strong><br />  Sono nato a Porchia, frazione di Montalto Marche, l&rsquo;8 agosto 1945 (due giorni dopo la bomba di Hiroshima e un giorno prima di quella di Nagasaki). Sono sposato e ha due figli, una femmina di 37 anni e un maschio di 33. Ho trascorso l&rsquo;infanzia a Ortezzano (AP), la giovinezza a Fermo (AP), laureandomi in Lingue e Letterature Straniere Moderne presso l&rsquo;Universit&agrave; di Macerata. Nel 1970 ho intrapreso la carriera militare quale Ufficiale del Corpo Automobilistico dell&rsquo;Esercito, facendo servizio per 3 anni a Roma e 27 anni a Firenze. In pensione dal primo gennaio 2001, sono tornato ad abitare a Fermo dove coltivo il mio campicello di 3000 mq, faccio volontariato come autista della Croce Verde Valdaso, suono la tastiera nel complesso orchestrale &ldquo;I Diamanti&rdquo;, canto nella corale San Bartolomeo di Campofilone nella sezione tenori e soprattutto continuo a scrivere libri (tre libri sono stati pubblicati dopo il pensionamento e un quarto &egrave; in fase di pubblicazione) e tengo conferenze sul tema dei grandi alberi.</p> <p><strong>Quando e perch&eacute; &egrave; nata la sua passione per gli alberi monumentali?</strong><br /> La passione per gli alberi nacque in un giorno del 1978 quando, partecipando a un&rsquo;esercitazione con carri armati nella zona di Monteromano, vidi un carro che buttava gi&ugrave; senza pudore alcuni alberelli. &ldquo;Povere querce!&rdquo; esclamai.<br /> &ldquo;Ma tu riconosci gli alberi? &ndash; mi chiese il mio collega, tenente Vellico &ndash; per me sono verdura e basta!&rdquo; Certo che li conosco &ndash; risposi &ndash; quasi tutti!&rdquo;. Poi, fra me, dovetti riconoscere che, se mi guardavo intorno, avrei saputo dare un nome a nemmeno il 10 per cento degli alberi che incontravo. Cos&igrave; acquistai il libro &ldquo;Conoscere gli alberi&rdquo; di G. Voghi, e cominciai a guardarmi in giro per dare un nome a ogni albero. Andando in giro con i miei bambini, feci loro delle foto accanto ad alcuni alberi che mi avevano colpito per le loro dimensioni e misi le foto negli album di famiglia. Una sera, riordinando gli album, mi accorsi che c&rsquo;erano tre foto di altrettanti grandi alberi e mi venne l&rsquo;idea di riempire un album con questi soggetti. Dapprima mi recai a fotografare i due o tre che conoscevo gi&agrave;, poi cominciai ad informarmi su dove avrei potuto trovarne altri e a cercare pubblicazioni sul tema. Con mia sorpresa, mi accorsi che non esisteva alcuna pubblicazione, non esistevano elenchi di censimenti effettuati, n&eacute; presso la forestale n&eacute; presso la soprintendenza ai monumenti. Perci&ograve; il censimento me lo feci da solo, domandando a parroci, a gente anziana, ad agenti delle stazioni forestali, a chiunque.<br /> Per curiosit&agrave;, cominciai a misurare gli alberi che trovavo e, man mano che li mettevo nell&rsquo;album, scrivevo accanto alle foto la localit&agrave;, le misure, l&rsquo;et&agrave; presunta, e tutte le curiosit&agrave; che la gente mi raccontava. Presto un album non bast&ograve; pi&ugrave;, e ne feci due, uno per la Toscana, uno per le Marche, poi non bastarono pi&ugrave; neppure quelli, e ne feci uno per ogni provincia. Le annotazioni si arricchivano, diventando dei testi di una certa ampiezza, fino a che mi accorsi che in pratica avevo scritto dei libri. Ragruppando le province, sarebbe venuto un libro per la Toscana e uno per le Marche. Su suggerimento di un amico, inoltrai la proposta alla Casa Editrice Vallecchi, che apprezz&ograve; l&rsquo;idea e fece uscire il mio primo libro &ldquo;Toscana,cento alberi da salvare&rdquo;; l&rsquo;anno dopo, a seguito del successo del primo, usc&igrave; quello sulle Marche, seguito da altri ancora.</p> <p><strong>Quali sono le sue opere sull&rsquo;argomento?</strong><em><br /> Toscana, cento alberi da salvare</em> &ndash; Vallecchi Editore &ndash; Firenze &ndash; 1983<em><br /> Marche, cinquanta alberi da salvare</em> &ndash; Vallecchi Editore &ndash; Firenze, 1984<em><br />  Emilia Romagna, ottanta alberi da salvare</em> &ndash; Vallecchi Editore &ndash; Firenze, 1986;<em><br /> Abruzzo, sessanta alberi da salvare</em> &ndash; Edizioni Il Vantaggio &ndash; Firenze, 1988;<em><br /> Alberi Monumentali di Firenze e Provincia</em> &ndash; EDIFIR- Firenze 2001<em><br /> Alberi Monumentali della Toscana</em> &ndash; EDIFIR &ndash; 2003<em><br /> Alberi Monumentali delle Marche</em> &ndash; Scocco Editore &ndash; Macerata, 2008<br />  In fase di realizzazione: <em>Alberi Monumentali del Lazio</em> &ndash; Casa Editrice Aracne, data prevista 2010.<br /> Ho scritto, inoltre:<br /> <em>Ultime voci dalla Grande Guerra (1915-1918)</em> &ndash; Brancato Editore &ndash; Firenze 1991<br /> <em>Immagini ed Evoluzione del Corpo Automobilistico</em> &ndash; in tre volumi &ndash; ROMA 1994,1995</p> <p><strong>Cosa ci insegnano gli alberi monumentali?</strong><br />  Gli alberi monumentali non hanno pretesa di insegnarci nulla. Sono creature miti, ci chiedono solo di esistere e ci ricambiano con la loro bellezza. La loro bellezza &egrave; la loro unica difesa, ma non sempre &egrave; sufficiente.<br /> A saperli leggere, ci saprebbero raccontare tante cose del nostro passato. Una volta capitai con un esperto maresciallo forestale vicino a un vecchio cipresso. Io non vi leggevo quasi nulla; invece il maresciallo cominci&ograve; ad esplorare ogni traccia e, pur senza conoscere la pianta, me ne seppe raccontare tutta la vita: quanti anni aveva, quante malattie aveva avuto, incidenti subiti, interventi effettuati ed epoca degli stessi, ecc. Alla fine il cipresso era diventato un libro aperto.</p> <p><strong>Nel Paese del cemento e delle frane, dove il 70% del territorio &egrave; a rischio idrogeologico (fonte Legambiente), che spazio possono trovare questi &ldquo;miracolati&rdquo; della Natura?</strong><br /> &Egrave; ovvio che da solo, un grande albero pu&ograve; poco, anche se certamente pu&ograve; pi&ugrave; di un albero comune. Il mio paese d&rsquo;origine, Porchia, si dice sche si regga sulle radici di una enorme quercia abbattuta 57 anni fa. Il paese sorge, infatti, su una rupe di arenaria, fiancheggiata da due fossi che confluiscono nello stesso punto nel torrente Menocchia. Proprio sotto Porchia, nel pendio che scende verso il fosso di destra, chiamato Munata, c&rsquo;era questa enorme Quercia chiamata, appunto, Lu Cerqu&ograve; (il Quercione). Esso venne abbattuto nel 1953, per essere venduto ai cantieri di san Benedetto del Tronto ma, una volta tagliato, nessuna macchina riusc&igrave; mai a recupararlo dal fondo del fosso dov&rsquo;era precipitato e costitu&igrave; riserva di legna per i porchiesi per diversi anni. Qualche anno dopo, un porchiese effettu&ograve; degli scavi nella sua cantina situata sul pendio del fosso di destra, cio&egrave; dall&rsquo;altra parte del paese, e rinvenne delle radici, ancora fresche, che provenivano dalla parte opposta.<br /> Erano proprio le radici del Quercione che avevano attraversato tutta la collina ed erano sbucate dall&rsquo;altra parte (distanza, pi&ugrave; di cento metri). In pratica, l&rsquo;apparato radicale del Quercione ha costituito un graticcio sotto il paese che lo garantisce dalle frane.<br /> Immaginiamo in quale misura la presenza di dieci alberi di quella sorta avrebbero impedito le recenti frane di San Fratello e di Maierato.<br /> C&rsquo;&egrave; da aggiungere che, essendo arrivati alla loro et&agrave; e alle loro dimensioni, devono possedere un patrimonio genetico non comune. Potrebbero perci&ograve; essere usati i loro semi o le loro talee per produrre individui pi&ugrave; resistenti. Questo &egrave; stato fatto, ad esempio, dal Corpo Forestale, con l&rsquo;Olmo di Campagnola Emilia, albero colossale e bellissimo il quale, non si sa perch&eacute;, &egrave; sopravvissuto alla grafiosi che ha sterminato tutti gli olmi, grandi e piccoli, del nostro Paese.</p> <p><strong>&Egrave; ancora possibile, nell&rsquo;Italia del 2010, scoprire un nuovo esemplare di albero monumentale?</strong><br />  Quando mandai alle stampe il mio primo libro, domandai al maresciallo forestale Urbano Livi, della stazione forestale di Siena, se qualche albero avrebbe potuto essermi sfuggito. &ldquo;Lei potr&agrave; cercare per venti anni &ndash; mi rispose il sottufficiale &ndash; poi, quando sar&agrave; convinto di averli trovati tutti, uscir&agrave; fuori qualcuno a segnalarle un grande albero che le sar&agrave; sfuggito&rdquo;. Profezia azzeccatissima. Non da 20 anni, ma da 30, giro le Marche e ricevo informazioni da decine di persone. Avevo appena ritirato dall&rsquo;Editore Scocco il libro fresco di stampa, frutto di questi 30 anni di ricerche e stavo tornando a casa quando, scendendo da Macerata (citt&agrave; dove avevo frequentato l&rsquo;Universit&agrave; e che conoscevo come le mie tasche, o credevo di conoscere), dentro un giardino vidi una quercia fuori del comune: quasi 5 metri di circonferenza e<br /> un aspetto antichissimo, di almeno 500 anni. Dov&rsquo;era stata fino a quel momento? Eppure non &egrave; che fosse tanto nascosta, stava dentro un giardino pubblico, circondata da giochi per bambini. Ed era sfuggita perfino all&rsquo;ufficio ambiente del Comune, che aveva censito gli alberi di Macerata, e su quelli pi&ugrave; importanti aveva apposto dei cartelli&nbsp; informativi. Tra qualche giorno andr&ograve; in provincia di Rieti, a fotografare alcuni alberi (gi&agrave; noti) per il libro sul Lazio, e sono certo che nel corso del viaggio far&ograve; qualche nuova scoperta.</p> <p><strong>In conclusione, ci dica almeno 10 alberi del nostro Paese da vedere assolutamente</strong><br /> &Egrave;, questa, forse la domanda pi&ugrave; difficile. Perch&eacute; qualunque albero io metta fra i primi dieci in Italia, poi avrei il rimorso per quelli che ho tralasciato. Comunque, collocato al primo posto, per et&agrave; e fama, direi il <strong>Castagno dei Cento Cavalli, a Sant&rsquo;Alfio (CT)</strong>, poi citerei l&rsquo;<strong>Olivastro di Luras (SS)</strong>, il <strong>Platano di Caprino Veronese</strong>, la <strong>Roverella di Patrica</strong>, il <strong>Ficus di Piazza Garibaldi a Palermo</strong>, i <strong>Larici della Val d&rsquo;Ultimo (BZ)</strong> e poi il <strong>Tiglio di Macugnaga, sul Monte Rosa</strong>, il <strong>Platano di Villa Olmo a Como</strong>, la <strong>Quercia di Bertiolo (PN)</strong> e il <strong>Platano di Curinga (CZ)</strong>.<br /> </p>]]></description><link><![CDATA[http://www.molisealberi.com/articoli_dettaglio.asp?idarticolo=58]]></link></item><item><title><![CDATA[Il Consorzio ASSOMAB verso l'ampliamento delle riserve di Montedimezzo e Collemeluccio]]></title><author>Molise Alberi</author><description><![CDATA[Sul nostro sito abbiamo parlato delle riserve MAB di Collemeluccio e Montedimezzo e l&rsquo; importanza che rivestono per molti studi ambientali e non solo. I siti sono inseriti nel programma UNESCO &ldquo;Man and Biosphere&rdquo; dal 1971 e sono anche in parte ZPS (Zone di protezione speciale) Bosco di Collemeluccio e Montedimezzo  e SIC (Siti di importanza comunitaria) ai sensi delle direttive comunitarie meglio identificati con<font size="1"> <font size="1">IT7212124 &ndash; Bosco di Monte di Mezzo &ndash;Monte Miglio &ndash; Pennataro Monte Capraro e Monte Cavallerizzo   e   IT7212134 - BOSCO DI COLLEMELUCCIO - SELVAPIANA - CASTIGLIONE &ndash; LA COCOZZA</font></font>.<a href="../immagini/articoli/assomab-vert.jpg" target="_blank"><img src="../immagini/articoli/assomab-vert.jpg" border="0" alt="Siti di importanza comunitaria" title="Codice sito IT212124" hspace="8" vspace="8" width="340" height="505" align="left" /></a> <br /><br />  Da diversi anni si &egrave; costituito un Consorzio di 7 comuni dell&rsquo;Alto Molise (con l&rsquo;obiettivo di allagare la superficie della area passando dai 637 Ha ai 25.268 al fine di una nuova candidatura per il riconoscimento UNESCO. Obiettivo, noi crediamo meritevole ma anche un po&rsquo; ambizioso, comunque condiviso da parte dei  Comuni. Come si legge dal sito <a href="http://www.assomab.it" target="_blank">www.assomab.it</a>   occorre che  &ldquo;<em>Gli strati informativi elaborati durante la realizzazione del progetto potranno infatti costituire il nucleo centrale di un futuro sistema informativo territoriale utilizzabile dai sette Comuni nelle loro attivit&agrave; di gestione territoriale. Si arriver&agrave; in questo modo alla creazione della prima ampia<strong> area omogenea di sviluppo sostenibile</strong> in Molise, favorendo e valorizzando, mediante articolati criteri di gestione e monitoraggio delle risorse naturali, le attivit&agrave; socio-economiche secondo le indicazioni del Programma Man and Biosphere dell&#39; UNESCO. In secondo ordine, ma non meno importante ai fini anche di una corretta gestione territoriale, le attivit&agrave; previste nel progetto potranno portare alla realizzazione di Piani di Gestione pilota per i SIC molisani.</em> <br /><br />La Societ&agrave; Botanica Italiana ha svolto inoltre anche uno studio su quest&rsquo;area e raccolto i dati individuando vari habitat di interesse comunitario secondo la direttive e cartografato le varie formazioni mediante i codici di classificazione 91L0 (<em>Querceti di rovere illirici</em>) , 91M0 (<em>Foreste pannonico &ndash;balcaniche di cerro e rovere</em>), 9210 (<em>Faggeti degli Appennini con Taxus e Ilex</em>)  ecc.. con l&rsquo;elenco delle specie vegetali e della fauna e avifauna pi&ugrave; rappresentativa. Inoltre sono state cartografate le varie zone pi&ugrave; in generale secondo la classificazione della rete natura come<font size="1"> 112 - Zone residenziali a tessuto discontinuo, 122 - Reti stradali, ferrovie e infrastrutture tecniche ,131 - Aree estrattive , 2112 - Seminativi estensivi, 231 - Prati stabili , 243 - Aree occupate da colture agrarie con presenza di spazi naturali importanti ,244 - Aree agroforestali ,3112  Boschi a prevalenza di querce caducifoglie 3113 - Boschi misti a prevalenza di altre latifoglie autoctone ,3115 - Boschi a prevalenza di faggio, 3116 - Boschi a prevalenza di specie igrofite  3122 - Boschi a prevalenza di pini montani e oromediterranei 3123 - Boschi a prevalenza di abeti 3132 -  Boschi misti a dominanza di conifere ,3211 - Praterie continue ,322 - Brughiere e cespuglietti</font>. <div style="text-align: center"><a href="../immagini/articoli/assomab-oriz.jpg" target="_blank"><img src="../immagini/articoli/assomab-oriz.jpg" border="0" alt="Siti di importanza comunitaria" title="Codice sito IT212134" hspace="8" vspace="8" width="640" height="434" /></a> </div>Ci saranno, e noi speriamo, <em>opportunit&agrave; occupazionali per attivit&agrave; di: monitoraggio del rapporto uomo ambiente; educazione ambientale; ricettivit&agrave; turistica (guide, responsabile musei, ippoturismo); manutenzione della sentieristica e dei tratturi; valorizzazione di prodotti tipici e di qualit&agrave;</em>. Attualmente  (anno 2009-2010) <em>si sta recuperando e valorizzando il Tratturo &ldquo;Celano Foggia&rdquo;  grazie anche  al coordinamento dell&rsquo;&rsquo;Ufficio Territoriale della Biodiversit&agrave; di Isernia per ci&ograve; che riguarda la ripulitura della pista tratturale, la regimentazione delle acque superficiali, il recupero di antiche sorgenti, fonti e abbeveratoi e l&rsquo;apposizione di cartelli divulgativi e staccionate in prossimit&agrave; delle tratte antropizzate</em>. Sperando che sia mantenuta la conservazione degli habitat e incrementata la biodiversit&agrave; delle specie vegetali e animali, non possiamo far altro che prendere atto di questa pregevole iniziativa, augurando al Consorzio una lunga vita come quella dei numerosi &ldquo;patriarchi&rdquo; della natura presenti nel  territorio dell&rsquo;Alto Molise.  ]]></description><link><![CDATA[http://www.molisealberi.com/articoli_dettaglio.asp?idarticolo=57]]></link></item><item><title><![CDATA[Gli Olivi secolari del Molise]]></title><author>Molise Alberi</author><description><![CDATA[Noi di molisealberi non ci siamo tanto occupati di ulivi secolari, patriarchi quasi millenari che in alcuni comuni del Molise come Portocannone, Larino, Pietracatella ecc., solo per citarne qualcuno, hanno vissuto e visto gli eventi storici  della Regione. A Venafro inoltre esiste il parco regionale dell&#39;ulivo <a href="http://www.parcodellolivodivenafro.eu/index.html" target="_blank">http://www.parcodellolivodivenafro.eu/index.html</a>   di cui in base all&#39;art 6 della legge regionale istitutiva del 2008  che  deve promuovere e realizzare il censimento degli alberi di olivo presenti sul suo territorio che per la loro vetust&agrave;, rarit&agrave;, particolare collocazione e storia possono essere considerati di valore testimoniale o monumentale e che quindi vengono rilevati e tutelati ai sensi della legge regionale 6 dicembre 2005, n. 48 (Tutela e valorizzazione degli alberi monumentali). <br /> Sugli ulivi secolari e millenari il dibattito sulla loro tutela &egrave; sempre aperto ed &egrave; molto pi&ugrave; complesso e un po&#39; diverso perch&eacute; qui ci sono un po&#39; anche altri  interessi.  <br />Noi di molisealberi condividiamo quest&#39;articolo di Pasquale di Lena e alcune sue frasi &quot; .....Uno spettacolo della natura, a testimoniare la vittoria dell&#39;olivo sul tempo che scorre inesorabilmente per tutti,... l&#39;ulivo &egrave; una pianta che si lascia amare da tutti ...patriarchi sparsi sul territorio molisano, perch&eacute; siano essi a raccontare questo Molise  &hellip;..., la sua natura di terra di transito, luogo di incontro, di dialogo, di scambi di culture e di merci..... Inoltre si parla di un progetto denominato &ldquo;Gusto delle idee&rdquo;. <br /><br />Ecco l&#39;articolo:<br />  <strong>Progetto &quot;Olivi secolari&quot;. L&#39;esperienza dell&#39;incontro con &quot;I Patriarchi di Portocannone&quot;.</strong> <br /><br />Per avviare nel migliore dei modi l&#39;idea, &quot;gli olivi secolari&quot;, che il mio amico Pasquale Gianquitto ha voluto mettere nel salvadanaio de &quot;Il Gusto delle idee&quot;, dopo il successo del progetto &quot;adotta una fontana&quot;, ieri mi sono recato, proprio in compagnia di Pasquale, a incontrare quei &quot;patriarchi&quot;, come li chiamano in Puglia, sparsi intorno all&#39;abitato del comune di Portocannone. <br />Il comune che saluta gli ospiti con uno stupendo murales dedicato ai suoi olivi.<br />Patriarchi di 700/800 anni e pi&ugrave;, che danno il senso del perch&eacute; l&#39;olivo &egrave; per tutti, nel corso dei suoi ottomila anni vissuti da testimone, &quot;l&#39;albero della vita&quot;, come diceva Columella (Olea prima omnium arborum est), cio&egrave; di tutti gli alberi il pi&ugrave; importante.<br /> Con Pasquale ne abbiamo contati pi&ugrave; di una decina ultrasecolari e sei, se non sette, di 700/800 anni, ben portati, con il tronco possente e i nodosi rami, verdeggianti di fronde, che nascondono le preziose bacche, di variet&agrave; diverse, con alcuni che riprendono &quot;la Gentile di Larino&quot;, la variet&agrave; autctona pi&ugrave; diffusa nel Molise.<br />Uno spettacolo della natura, a testimoniare la vittoria dell&#39;olivo sul tempo che scorre inesorabilmente per tutti, ma non per questa pianta sacra agli dei ed ai popoli del Mediterraneo, da sempre il mare delle antiche civilt&agrave; ispirate dall&#39;olivo e, fino a non molti decenni fa, illuminate, curate e alimentate dall&#39;olio. <br />L&#39;incontro &egrave; avvenuto dopo aver risalito il fianco del colle, interamente coperto di olivi, che dal Biferno sale verso l&#39;antico centro dalle origini albanese, non lontano dal grande tratturo Aquila-Foggia. <br />Una collina tutta olivetata, preziosa per la sua ricchezza, non solo di qualche esemplare, ma di oliveti secolari, che rendono Portocannone un territorio ancor pi&ugrave; da salvaguardare e tutelare.<br />Una scelta importante per questo piccolo centro per sviluppare, attraverso questo suo patrimonio storico-culturale e produttivo, le sue enormi potenzialit&agrave; nel campo della promozione della sua agricoltura e, quindi, del suo olio e del suo vino, oltre che delle coltivazioni orticole e dei seminativi.<br />Poi su, di corsa per sfruttare l&#39;incerta luce del sole, verso il serbatoio dell&#39;acquedotto a trovare i veri patriarchi e, al loro cospetto, la mia grande emozione ( Pasquale l&#39;aveva gi&agrave; provata con incontri ripetuti nel passato), che, posso assicurare, merita di essere provata.<br />Sono rimasto incantato, soprattutto da questa loro capacit&agrave; di raccogliere il tempo per poi riporlo dentro le corde secolari del loro tronco possente e i nodosi rami verdeggianti di fronde, che nascondono le preziose bacche.<br />La sensazione &egrave; quella di prendere nelle mani il tempo da loro raccolto e di avere, cosi, la possibilit&agrave; di aprire con esso un dialogo, avviare un ragionamento come ancora si fa con un amico nelle piazze o lungo le strade principali dei paesi del Molise.<br />Secoli di vita ben portati che danno il senso del perch&eacute; l&#39;olivo &egrave; per tutti la pianta che si lascia amare.<br /> Saranno questi patriarchi a guidare il gruppo di lavoro de &quot;Il Gusto delle Idee&quot; nella ricerca e nella rappresentazione di altri patriarchi sparsi sul territorio molisano, perch&eacute; siano essi a raccontare questo Molise, la sua natura di terra di transito, luogo di incontro, di dialogo, di scambi di culture e di merci.<br />Un racconto importante per le nuove generazioni perch&eacute; aiuta a capire il tempo e a sentirne la saggezza, soprattutto come il futuro di questa nostra terra degli olivi gentili &egrave; tutto nel suo passato, la fonte delle possibilit&agrave; affidate alla ruralit&agrave;, alla biodiversit&agrave;, alle tradizioni.<br /><br /> Pasquale di Lena ]]></description><link><![CDATA[http://www.molisealberi.com/articoli_dettaglio.asp?idarticolo=56]]></link></item><item><title><![CDATA[Il limite superiore del bosco nelle montagne del Molise]]></title><author>Molise Alberi</author><description><![CDATA[<p>Chi va in montagna conosce molto bene che esiste una zona molto marcata che i botanici e studiosi hanno chiamato "Limite superiore del Bosco". Questo limite è molto evidente rappresentando una caratteristica del paesaggio montano. <img src="../Immagini/articoli/limite_bosco1.jpg" border="0" alt="Il limite superiore del bosco nelle montagne del Molise" title="Il limite del bosco" hspace="8" vspace="8" width="280" height="190" align="left" /><br />In Molise sul Matese e in particolare sulle Mainarde-Meta il "limite del bosco" è abbastanza  evidente. Cerchiamo di capire come mai gli alberi ad una certa altitudine non ci sono più.  Premettiamo che non esiste una spiegazione unica e forse non convincente per giustificare il limite del bosco. <br />Sicuramente ci sono molti fattori che possono influenzare lo sviluppo degli alberi in una  fascia di transizione di circa 200-300 metri. Salendo  all'interno di un bosco possiamo accorgerci del suo limite  vedendo alberi più distanziati, a volte meno cresciuti, più distorti con individui sparsi e arbusti bassi, foglie più piccole ecc... Si  possono avere  già due limiti quelli del bosco chiuso e quello degli alberi isolati e sparsi. Il problema  sta nel fatto che il limite di bosco non coincide quasi mai con il limite delle fasce di vegetazione. <br /><img src="../Immagini/articoli/limite_bosco.jpg" border="0" alt="I limiti del bosco" title="Il limite superiore del bosco nelle   montagne del Molise" hspace="8" vspace="8" width="240" height="180" align="right" />Nel nostro Appennino il limite di bosco comprende sia una fascia  montana dove ci sono ancora alberi (faggio e conifere in particolare) che  subalpina o boreale con arbusti e piccoli alberelli sparsi. <br />Per meglio localizare il limite del bosco per le due grandi catene montuose del Molise (Matese e Mainarde-Meta) si può stimare in media 1650-1800 mt. Sono numeri da prendere con "le pinze" perchè esso varia in funzione del: tipo di vegetazione, esposizione, latitudine, temperatura del suolo e dell'aria, impatto antropico (pascoli), durata stagione vegetativa, rocciosità competizione tra le specie vegetali, periodo di presenza di neve, gelate tardive, valanghe  mancanza d'acqua, vento e condizioni microclimatiche particolari. A questi da aggiungere i grandi fenomeni del riscaldamento globale e dell'incremento dell'anidride carbonica nell'aria. Tutti questi fattori illustrati giocano chi in maniera più marcata chi in maniera meno e poco significativa il limite della crescita degli alberi e del bosco. <br />Sicuramente il "limite del bosco" non è una linea rettilinea che spesso si vede a distanza sulle nostre montagne. Il clima in corso permette seppure lentamente alla foresta di riconquistare il terreno che aveva perduto, ma non sempre. <img src="../Immagini/articoli/limite_bosco2.jpg" border="0" alt="Il limite superiore del bosco nelle montagne del Molise" title="Il limite superiore del bosco" hspace="8" vspace="8" width="350" height="153" align="left" />Unico dato certo é che nella  zona di transizione (Ecotono) gli alberi sono più sensibili alle variazioni climatiche ed è opportuno prima di tutto andare a vedere per esempio cosa accade nelle aree  alle singole piante di faggio sul Matese e sulle Mainarde-Meta e a  tutte le quote sopra i  1650-1700 mtsm delle montagne del  Molise. Occorrono comunque dati e tempi e lunghe osservazioni per lo studio di queste comunità vegetali. In un successivo articolo cercheremo di esaminare i singoli meccanismi e gli elementi che fanno variare questo limite del bosco ma non è detto che poi sull'Appennino questo limite sia variato o e in corso di variazione in modo rapido: la dinamica è abbastanza lenta (almeno 30 anni). Occorrerebbero studi più approfonditi e di dettaglio e molte cartografie e immagini satellitari a distanza di anni. </p>]]></description><link><![CDATA[http://www.molisealberi.com/articoli_dettaglio.asp?idarticolo=55]]></link></item><item><title><![CDATA[Criteri e buone pratiche selvicolturali da adottare nei siti della Rete natura 2000 della regione Molise]]></title><author>Molise Alberi</author><description><![CDATA[CON DELIBERAZIONE DELLA GIUNTA REGIONALE 1233 del 21/12/2009 si &egrave; integrato la Direttiva regionale per la valutazione d&#39;incidenza di Piani e Programmi che possono interferire con le componenti biotiche ed abiotiche dei SIC e ZPS individuate dalla Regione Molise in attuazione del DPR 357/1997 e DPR 120/2002 al fine di semplificare ulteriormente le procedure e in particolare di escludere dalla valutazione di incidenza OPERAZIONI RITENUTE COMPATIBILI PER ASSICURARE LO STATO DI CONSERVAZIONE DELLE SPECIE E DEGLI HABITAT PRESENTI e che, in quanto tali &nbsp;non hanno incidenza significativa sugli stessi<br /> <br /> Vediamo comunque se sono semplificate le procedure per escludere dalla valutazioni di incidenza le operazioni ritenute compatibili per assicurare lo stato di conservazione ecc....<br />Prendiamo il caso del 91M0 Foreste pannonico -lavaniche di cerro e rovere presenti su 37 degli 85 SIC della Regione Molise<br /> <br /> Le Prescrizioni sono quelle tecniche valide per tutti gli habitat forestali che sono:<br /> a) &egrave; obbligatorio il rilascio di eventuali alberi morti in piedi o a terra in numero di almeno 2 ad ettaro, come substrato necessario alle funzioni biologiche svolte dagli invertebrati di interesse comunitario (Rosalia alpina, Cerambyx cerdo e Osmoderma eremita), dall&rsquo;avifauna legata a boschi maturi (come picchi e rapaci diurni e notturni) e dai chirotteri, salvo i casi di lotta fitosanitaria obbligatoria;<br />  b) &egrave; obbligatorio il rilascio di almeno 2 piante ad ettaro da destinare &nbsp;all&rsquo;invecchiamento indefinito, scelte tra i soggetti dominanti di maggior diametro e di specie autoctone;<br /> c) &egrave; obbligatorio il rilascio degli alberi, anche morti, che presentino evidenti cavit&agrave; utilizzate o utilizzabili dalla fauna a fini riproduttivi o di rifugio, tranne il caso che il rilascio comporti pericolo per la pubblica incolumit&agrave;. Queste piante non si sommano a quelle previste al punto b);<br /> d) favorire la presenza di formazioni erbacee ed arbustive, fitte e varie sotto il profilo compositivo, in corrispondenza di radure interne o ai margini dei boschi. In particolare tutelare le formazioni con prugnolo e biancospino per mantenere l&rsquo;ambiente trofico dell&rsquo;invertebrato di interesse comunitario Eriogaster catax, laddove presente;<br /> e) &egrave; obbligatorio mantenere intatti i cespugli creati dai rami fertili dell&rsquo;edera per conservare l&rsquo;habitat della Callimorpha quadripunctaria, laddove presente;<br /> f) &egrave; obbligatorio, durante le attivit&agrave; selvicolturali, adottare le tecniche e strumentazioni utili a evitare il danneggiamento delle tane della fauna selvatica di interesse comunitario e prioritario;<br /> g) per la tutela della fauna selvatica di interesse comunitario e prioritario, gli interventi di utilizzazione vanno condotti al di fuori della stagione riproduttiva principale (da ottobre a fine febbraio);<br /> h) &egrave; obbligatorio contrastare la diffusione delle specie esotiche a carattere infestante<br /> mediante il taglio o estirpazione dei soggetti presenti in occasione di ogni taglio<br />  selvicolturale;<br /> i) nei rimboschimenti, negli imboschimenti, nei rinfoltimenti ed in caso di rinnovazione<br /> artificiale &egrave; obbligatorio l&rsquo;uso di specie autoctone;<br /> j) gli scarti derivanti dalle attivit&agrave; di taglio - in particolare le parti legnose pi&ugrave; giovani ove sono concentrati gli elementi minerali - qualora non vengano destinati ad altro uso, devono essere rilasciati in foresta, preventivamente triturati, per restituire alla stazione una quota della biomassa asportata. Tale pratica &egrave; opportuna anche per non intralciare il regolare deflusso delle acque ed evitare di creare cumuli di ramaglia indecomposta, pericolosi per il rischio d&rsquo;incendi o di attacchi parassitari<br /> &nbsp;A questi si aggingono altre 9 punti di prescrizione da lettera a) a lettera i)<br /> a) nel taglio dei cedui, procedere all&rsquo;intensificazione della matricinatura mediante il rilascio di almeno la met&agrave; delle riserve presenti, fino a che abbiano raggiunto un&rsquo;et&agrave; pari a 2 o 3 volte il turno minimo. Il numero delle matricine non deve comunque essere inferiore a 100-120 piante ad ettaro;<br /> b) nel taglio dei cedui, favorire e/o mantenere un&rsquo;adeguata diversit&agrave; strutturale e specifica scegliendo le riserve non solo tra le specie caratterizzanti l&rsquo;habitat 91M0 (Quercus cerris,Quercus petraea, localmente Quercus frainetto) ma anche le latifoglie mesofile ad esse associate, evitando di applicare come unico parametro di scelta l&rsquo;interesse economico;<br /> c) nei cedui, gli alberi da destinare all&rsquo;invecchiamento indefinito devono essere scelti tra gli esemplari rilasciati a dote del bosco;<br /> d) nei cedui dove il suolo &egrave; in grado di sostenere un soprassuolo pi&ugrave; pesante e dove la fertilit&agrave; stazionale &egrave; buona, favorire interventi di avviamento all&rsquo;alto fusto;<br />  e) non &egrave; consentito utilizzare a taglio raso cedui che abbiano superato di 1,5 volte il turno minimo previsto dalle PMPF;<br /> f) nei cedui degradati, prevedere cure colturali (ripuliture, sfollamenti, diradamenti ecc.) e interventi di miglioramento della capacit&agrave; pollonifera delle ceppaie (propagginatura, riceppatura, tramarratura);<br /> g) nel trattamento delle fustaie, eseguire i tagli successivi o il taglio saltuario in modo da conservare o favorire la mescolanza specifica dell&rsquo;habitat, la diversificazione strutturale e la rinnovazione naturale continua e diffusa;<br /> h) incrementare i tagli intercalari (sfolli e diradamenti) al fine di mantenere incrementi soddisfacenti e ridurre il livello di competizione;<br /> i) nelle fustaie la provvigione minimale non dev&rsquo;essere inferiore a 200-250 metri cubi/ha.<br /> <br /> CONCLUSIONE: <p>CI SONO 19 punti di PRESCRIZIONI per le foreste &nbsp;91M0 relativi ad interventi ed operazioni forestali che rispettano le buone pratiche selvicoltrali nei siti della Rete Natura. &nbsp;Pensiamo che chi va nel proprio bosco privato in zona 91M0 nei &nbsp;SIC del Molise per tagliare diciamo 1000 mq &nbsp;di piante &nbsp;di cerro &nbsp;ecc.. di 21 anni &nbsp;&egrave; obbligato a sapere &quot;a memoria&quot; i 19 punti sopra elencati al fine di escluderle dalla valutazione di incidenza. E se non si rispetta almeno un punto o due punti? Cosa succede? Rimangono quindi gli adempimenti procedurali della Direttiva approvata con DGR 486/2009 art 5 comma 4? Allora tutti a riempire gli allegati A)Dichiarazione sostitutiva di atto di notariet&agrave; sotto personale responsabilit&agrave; di esclusione dalla procedura di valutazione di incidenza da trasmettere a Regione Molise, Comune e Corpo Forestale assieme alla relazione con descrizione sintetica del&#39;intervento, cartografia, documentazione fotografica ecc..? Alla fine conviene fare le matrici in caso di effetti significativi negativi? Veramente semplificate le procedure per le valutazioni di incidenza!<br /><br />  <img src="Immagini/frec01.gif" alt="" /> 	  <a href="documenti_dettaglio.asp?iddown=64" title="DELIBERAZIONE DELLA GIUNTA REGIONALE Seduta dell&#39;11 maggio 2009, n. 486. DIRETTIVA in materia di Valutazione d&#39;Incidenza per piani, programmi e interventi che possono interferire con le componenti biotiche ed abiotiche dei Siti di Importanza Comunitaria (SIC) e delle Zone di Protezione Speciale (ZPS) ">Direttiva in materia di Valutazione d&#39;Incidenza per piani, programmi e interventi che possono interferire con le componenti biotiche ed abiotiche dei SIC e delle ZPS individuate nella Regione Molise.</a><br /><br />  <img src="Immagini/frec01.gif" alt="" /> 	  <a href="documenti_dettaglio.asp?iddown=65" title="Gli interventi e le operazioni forestali nei boschi pubblici e/o privati che rispettano i criteri e le buone pratiche selvicolturali nei siti della rete Natura 2000">Criteri e buone pratiche selvicolturali da adottare nei siti della Rete natura 2000 della Regione Molise.</a></p>]]></description><link><![CDATA[http://www.molisealberi.com/articoli_dettaglio.asp?idarticolo=54]]></link></item></channel></rss>