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Roccasicura - Tradizioni, usi e costumi
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Roccasicura, tradizioni usi e costumi
Testo tratto dal libro "Roccasicura, tradizioni usi e costumi"

> LE TRADIZIONI NELLE FESTIVITA’ RELIGIOSE
E’ logico e comprensibile che il culto del cattolicesimo, da secoli presente nella vita di ogni individuo, abbia generato nelle comunità consuetudini specifiche correlate alle festività religiose più sentite dalla gente. Alcune nostre antiche usanze sono state definite "superstiziose e pagane", ma a noi piace ricordarle, non solo perché sono particolari e caratteristiche del paese e fanno parte della cultura di un popolo, ma innanzi tutto perché le nuove generazioni ne possano avere piena conoscenza.
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"RE CECIARIÉGLIE"
Un’altra tradizione ormai estinta riguarda la festività del 17 gennaio dedicata a Sant’Anduóne (S. Antonio Abate) protettore degli animali. Oggi non ci sono più animali perché la civiltà contadina e quella della transumanza sono state travolte e soppiantate dal "progresso industriale", ma cinquant’anni fa si portavano ancora in piazza tutti gli animali del paese, adornati di sonagli e nastrini, per la loro benedizione e, in ogni famiglia contadina si metteva re cuttùre (il caldaio) sul fuoco del camino per cuocere re ceciariéglie de jerandìnia (granturco cotto nell’acqua). Al crepuscolo serale iniziava il giro delle case da parte dei ragazzini che, bussando ad ogni porta, gridavano ceciariéglie! ottenendone ovunque una manciata.
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"RE PUÓRCHE DE SANT’ANDÒNIE"
Nell’ambito della festività di S. Antonio (13 giugno) insistono tradizioni popolari alcune delle quali ancora in uso altre, invece, abbandonate da diversi anni. E’ cessata da poco meno di cinquant’anni la consuetudine, comune a molti paesi molisani di far girare nell’abitato re puórche de Sant’Andònie (il maiale di S. Antonio). Nei primi mesi di ogni anno, per donazione di qualcuno o per acquisto effettuato dal comitato promotore della festa del 13 giugno, S. Antonio diventava proprietario di un maialino che qualcuno accompagnava a mangiare, presso ogni porta, nelle strade del paese per parecchi giorni fino a quando l’animale si abituava a fare il giro da solo. Benedetto in chiesa nel giorno della festa del Santo, re puórche de Sant’Andònie girava liberamente per andare a grugnire sulla porta di tutte le case del paese perché sapeva di ottenere ovunque qualcosa da mangiare. In tal modo, tutti contribuivano alla sua crescita, perdonando pure i danni che spesso causava lungo i percorsi giornalieri. Il maiale ingrassava rapidamente fino a raggiungere dimensioni notevoli, ed il giorno 11 di novembre, San Martino, re puórche de Sant’Andònie subiva la stessa sorte dei suoi simili per essere poi messo in vendita al pubblico in una macelleria dove tutti correvano ad acquistare un po’ di carne in segno di devozione al santo. L’incasso della vendita si accantonava per finanziare la festa dell’anno successivo.
" RE TAMERRIÉGLIE" (il tamburello).
Esiste ancora, invece, la tradizione de re tamerriéglie . La mattina di tutti i giorni feriali compresi fra il 31 maggio ed il 12 giugno di ogni anno, i roccolani sono svegliati ben presto dalle percussioni del tamerriéglie che, in ogni strada, annuncia la tredicina di S. Antonio.
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Nella mattinata del 13 giugno, re tamerriéglie torna a farsi sentire in occasione della benedizione gli agnelli offerti dai pastori a S. Antonio. Nel pomeriggio dello stesso giorno il tamburello viene usato ancora per scandire le offerte nel corso dell'asta che si svolge nella piazza per la vendita degli stessi agnelli, di altri animali quali polli o conigli e di prodotti di vario genere (formagio, uova, vino, birra, liquori, ecc.) Gli agnelli, i conigli, i polli e gli altri prodotti vengono offerti per contribuire alla festa e, di solito, mediante la vendita con pubblico incanto, si realizzano incassi superiori al vero valore dei beni.
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"LA PÉSA DE RE VAGLIUNE"
Un’altra tradizione legata ancora oggi alla festività di S. Antonio è la pesa dei bambini che tanti anni fa erano vestiti con il saio di S. Antonio. Attualmente i bambini non indossano il saio ma la pesa si esegue comunque, in cambio di un’offerta in denaro, nel corso della processione del Santo che si svolge nella mattinata per le vie del paese. Fino a pochi decenni or sono i bambini portavano il saio sin dalla nascita, per tredici mesi e tredici giorni. (re menachiéglie)
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> IL VESTIARIO
Da lunghissimo tempo si è persa conoscenza del modo di vestire degli uomini di Roccasicura nei secoli trascorsi. Le uniche notizie tramandate fino ai nostri giorni con descrizioni verbali riferiscono che l’abito era foggiato in panno nero sia per la giacca sia per i calzoni e che gli uomini usavano un fazzoletto da collo a colori vivaci.
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Conosciamo, invece, perfettamente il vestiario femminile perché, ancora pochi anni fa, molte donne anziane indossavano il tradizionale costume del paese. La camicia bianca era di cotone con girocollo ornato da pizzo lavorato ad uncinetto e re vuste (il corpetto) nero di lana o velluto con bretelle larghe e scollatura quadrata al seno, era decorato con fregi dorati ed era chiuso da bottoncini sul lato. Le bretelle con gli stessi fregi dorati erano agganciate al corpetto con apposite cciappe (ganci) e le maniche lunghe dello stesso tessuto erano smontabili con attaccatura alle bretelle sulle spalle. La vónna (gonna) di lana per l’inverno e di cotone pesante per l’estate, era lunga fin quasi alla caviglia pieghettata tutt’intorno e liscia sul davanti ed era di colore nero per le donne anziane o chiaro per le giovani con una o più fasce scure basse sulla parte terminale. Una tasca laterale senza fondo chiamata puciarola consentiva l’accesso di una mano agli indumenti intimi. Re mandezine (il grembiule) di cotone nero o marrone era pieghettato ed un po’ più corto della gonna. Re vammacìle (Il copricapo) era costituito da tessuto rettangolare di cotone bianco munito di frangia sui lati corti e di merletto sui lati lunghi. Piegato e rimboccato in maniera particolare, si presentava quasi rigido sulla testa con un riquadro appena sporgente sulla fronte e scendeva libero ai lati e dietro fino alla vita. Re vammacìle si fissava con re spellóne (lungo fermaglio in oro od ottone) sui capelli acconciati con trecce arrotolate intorno alla testa.
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> I MESTIERI
Alcuni mestieri sono assolutamente scomparsi e per le vie del paese non si sentono più le voci de-gli ’mbagliasègge (impaglia-sedie), ’mbrellàre (ombrella-io) e setacciéare (riparatore di setacci) i quali annunciavano il loro passaggio per coloro che avevano bisogno della loro preziosa opera che contribuiva all’economia familiare riparando, con modica spesa, le sedie spagliate, gli ombrelli e i setacci rotti. Particolare ed originale era il mestiere dell’arrotino che talvolta faceva anche l’ombrellaio e riparava persino i piatti rotti. Arrivava con re ’ngiégne (la mola a pedale) montato su un telaio di legno trasportato con un carrettino.
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a cura di Tito e Umberto Di Girolamo. 38 pag.

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Le foto sono di proprietà dell'Associazione OPHRYS. La divulgazione è possibile solo se si cita la fonte. Le foto sono state scattate durante escursioni, gite e consegnate all'Associazione Ophrys da persone comuni e volontari. Scrivici