Perchè salvare un grande albero?

Faggio a Longano Sin dai tempi antichi l’uomo ha attribuito agli alberi, soprattutto ai grandi alberi, molti significati: storico, culturale religioso, paesaggistico, estetico affettivo ed emozionale spesso identificandoli come l’essenza stessa della vita. Il culto dei grandi alberi si perde nella notte dei tempi. Era proibito abbatterli si rischiava la prigione. Gli alberi chiamati anche “storici”, sono inseriti nelle memorie e nelle tradizioni di un popolo. Sono testimoni di eventi anche leggendari. La loro fortuna è di vivere un’età millenaria. Solo a loro è concesso in quanto come dice il capitano Valido Capodarca in uno dei suoi libri sui grandi alberi: ” Un albero non è mai di parte” perchè è il vero testimone della realtà storica. Si risale al medioevo, all’impero romano  ma anche a 4000 anni fa con il famoso castagno dei Cento Cavalli sull’Etna nel comune di Sant’Alfio (CT)  E’ considerato come il più famoso e tra i più grandi d’Italia  e oggetto di uno dei più antichi atti di tutela naturalistica.

Tra storia e leggenda in Italia ci sono dei grandi alberi che meritano o meglio dovrebbero meritare più  attenzione e rispetto. Moltissimi sono ancora quelli che devono essere trovati e altri sicuramente non ci sono più. Alberi che hanno assistito a guerre, carestie, sopportato avversità di qualsiasi tipo, hanno fatto ombra a Santi e Guerrieri, Tronchi di queste piante utilizzati come nascondigli e come rifugi. Molti rievocano guerre come il Platano dei cento bersaglieri nel Veneto, il Platano di Napoleone di Ponte Bormida oppure leggende come la quercia delle streghe di Gragnano di Capannori (Lucca). Il leccio delle Ripe a Piancastagnaio (Siena), l’Albero del Piccioni ad Ascoli Piceno secondo cui avrebbe riposato San Francesco, il Tiglio di San Berardino a Todi e altri altri ancora. Molti monumenti naturali sono legati a Santi in particolare il Cipresso di San Francesco a Villa Verucchio (Forlì), i faggi Santi di Vallombrosa; gli abeti di San Francesco a La Verna (Arezzo). Alcuni alberi rievocano tradizioni come il cerro di Vietralla (VT) ai piedi del quale ogni anno si celebra lo “sposalizio dell’Albero”. Potremo continuare per molto…… Se potessero parlare racconterebbero la storia di un territorio, di una comunità di un popolo. Sono dei monumenti storici ed artistici e per questo motivo devono essere tutelati come patrimonio regionale o nazionale o meglio dell’umanità alla pari di un reperto archelogico o di un monumento.

Come afferma Alfonso Alessandrini nel suo storico libro sui Grandi Alberi “La dimensione dei grandi alberi ci sovrasta e incombe con l’autorità dei secoli e dei millenni sul nostro quotidiano” e ancora “sono alberi carismatici, portano i nomi di santi di eroi, sono cattedrali vive, architravi del bosco, puntelli del firmamento. Sono alberi con un anima che hanno avuto certamente un angelo custode molto zelante e si sono salvati”. Il messaggio culturale del grande albero è evidente, ci si avvicina all’ambiente ad un bosco. L’albero “monumentale” non è solo un semplice numero censito con una etichetta in basso ma un elemento fondamentale del paesaggio e un “ornamento” naturale. La visione di un vecchio albero ci deve far provare nuove sensazioni nuove curiosità soprattutto quando viene scoperto, ci avviciniamo alle meraviglie della natura.

Ricostruire la storia di un albero non è facile, spesso non c’ è un limite tra storia leggenda, tradizioni popolari.Qualche esemplare grande si è salvato spesso proprio grazie alla considerazione di cui godeva presso le comunità locali si è tramandato da generazione a generazione, qualcuno non si è nemmeno accorto dell’esistenza ed è rimasto là vicino ad un “vecchio fabbricato”, ad un giardino, in un prato o nascosto in un bosco o perché spesso ha segnato un limite di confine tra terreni. In Italia buona parte degli alberi monumentali individuati e segnalati è situata all’interno di aree protette, parchi e giardini, boschi non facilmente raggiungibili, sia pubblici sia privati, in situazioni in cui i motivi di interesse conservativo estetico e affettivi hanno prevalso su quelli di natura economica. Si comprende quindi come alberi grandi ed annosi costituiscano oggi un’ eccezione, non certo la regola. Non dobbiamo pensare che la sopravvivenza di esemplari arborei vetusti sia frutto solo del caso o di una considerazione particolare da parte di una comunità locale: essi sopravvivono per secoli alle avversità naturali in quanto risultano dotati di una particolare vitalità, in qualche modo codificata a livello genetico (alla stessa stregua di un esemplare umano che abbia saputo superare il secolo di vita).

L’albero viene preso come esempio alla vita dell’uomo, perchè molte fasi della sua vita possono ricordare quelle umane: esso ha bisogno di un seme per nascere, come un bimbo, di un atto di amore della natura ; appena sbocciato è indifeso, ha bisogno di qualcuno che lo protegga, lo ripari dagli elementi e dagli animali affamati dei suoi teneri virgulti, come un bambino che viene guidato dalla mano del genitore; crescendo è in grado di dare la vita ai propri discendenti; la sua opera è spesso preziosa nel tempo, ma la sua fine può lasciare molto di più di un uomo stesso alla propria morte.

L’albero è generoso, dà molto di sè, anzi tutto: esso è ombra fresca per il contadino accaldato nei duri lavori della campagna, o per gli innamorati in cerca di un momento di segreta intimità, può essere riparo nella burrasca, è casa per tanti uccellini che fanno il nido su di lui, è riparo dal vento per le case, è prodigo produttore di frutti, allieta la vista con i suoi fiori a primavera e al momento del taglio si dona del tutto: per dare calore come legna da ardere, come materia essenziale per i mobili, per raccogliere tra le proprie fibre l’uomo al momento dell’ultimo viaggio. Testimoni del tempo gli alberi monumentali hanno visto tante cose, avvenimenti, personaggi transitati, gioie, vita, morte, stagioni che si sono susseguite senza sosta.

albero

E’ un pò come se ci trovassimo in una sera invernale intorno a uno scoppiettante camino, a turno ci raccontano tutto la loro storia di quello che hanno visto e vissuto. Tanti sono pertanto i motivi d’interesse dei “patriarchi” arborei e molteplici le motivazioni che ci devono indurre a conoscere e a conservare nel miglior modo possibile un simile patrimonio.

 

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