Category Archives: Studi sul Molise

Studi sull’ambiente, boschi, aree montane,…

La fine del grande cerro di Castel del Giudice

Tra i grandi cerri del Molise quello di Castel Del Giudice era un patriarca di tutto rispetto tanto che Valido Capodarca  lo ha inserito in classifica al quinto posto con i suoi m. 5,85 di circonferenza dei cerri italiani scomparsi. Vogliamo ricordarlo con alcune foto. 

  

Anno 2014

Il grande cerro di Castel del Giudice anno 2014

Marzo 2017

Marzo 2017

 

Quercus virgiliana Ten (La quercia di Virgilio o La quercia Castagnara)

Che cos’e la  Quercus virgiliana Ten. (Tenore).  Secondo alcuni è una subspecie della roverella classificata come Quercus pubescens Willd. subsp. pubescens. Tenore, un autorevole botanico, la classificò già nel 1835. Non sappiamo comunque dire se è una subspecie di  Quercus pubescens o una specie a se stante. Si può solo evidenziare  come si differenzia da una roverella, almeno morfologicamente,  poi sappiamo che in molti casi  le querce si ibridizzano. Michele Tenore nel 1826 scrisse  Osservazioni sulla Flora Virgiliana  . In questa libro fa cenno alle  piante che Virgilio descrive nelle sue opere. Si legge l’Escolo di Virgilio come Quercus esculus L. di Linneo. L’esistenza di Quercus esculs L, scrive  Tenore, è problematica per la flora delle Regioni che abitiamo, mentre  abbondantissimo cresce nei nostri boschi l’Escolo Virgiliano, che si distinque dalle altre querce per la mole colossale e per il carattere delle sue larghissime foglie così ben espresso con la frase di Virgilio quae maxima frondet. Questo albero e senza fallo la varietà latifolia del Quercus robur L. (Farnia) del Linneo. Le ghiande di questo albero sono dolci e buone a mangiarsi onde i nostri contadini le mangiano abbrustolite con le castagne e la chiamano perciò la quercia castagnara. La Quercia castagnara quindi non ha originariamnete nulla a che vedere con la roverella ma secondo Tenore  è la varietà latifolia del Quercus robur L. (Farnia) e o meglio Q. robur L. var. virgiliana Ten. (questo rappresenta il basionimo assegnato dal Tenore nel 1830. Altri autori hanno assegnato nomi differenti ma che, sostanzialmente, possono essere considerati dei sinonimi (BRULLO et al., 1998) e sono: Q. cupaniana Guss.; Q. appennina Guss.; Q. insularis Borzì; Q. vulcanica Borzì; Q. minaae Lojac. Andiamo a leggere il Pignatti nella sua Flora d’Italia (1982). Quercus virgiliana Ten (Ten) =( Quercus cuneata Ten) Rami giovani grigio tomentosi Foglie a contorno ellittico. Lobi profondi 1/2 della lamina o più, il cui asse forma con la nervatura centrale un angolo di 45° circa, nervi intercalari, 0-3 per lato. Picciuolo in popolazioni naturali , forse ibridata con Quercus pubescens L., 8-13 mm. Ghiande talora dolciastre e commestibili brevemente peduncolate e subsessili, cupola breve con squame strettamente lanceolate (1-2 mm al max) in punta leggermente rialzate.  Diffusione prevalentemente in Italia meridionale su suoli debolmente acidi, rara e spesso confusa.

Vediamo alcune caratteristiche morfologiche della Quercia vrigiliana che la differenziano dalla Roverella. In particolare occorre andare a vedere le squame della cupola che in Q. virgiliana appaiono tipicamente lanceolate e strette, più o meno embriciate, ed inoltre le distali si prolungano così che il bordo della cupola appare fortemente irregolare; inoltre la pubescenza del margine inferiore delle foglie spesso è molto meno marcata e in alcuni casi le foglie appaiono glabre. La quercia castagnara ha anche una ghianda grande di colore simile alla castagna e quanto cotte  hanno un sapore dolce. La ghainda era  cibo per i poveri in periodo di carestia, essiccate erano utilizzate come farina aggiuta al frumento e orzo. Una pianta rara i cui grandi esemplari sono pochi e che è necessario cercare e conservare.

Per dettagli

http://oaks.of.the.world.free.fr/quercus_virgiliana.htm

Quercus virgiliana descritta da Tenore in Flora Napolitana
Alcune grandi esemplari di Quercus Virgiliana  Ten sono presenti in Calabria, Sicilia , Isola di Ponza, nei boschi poco lontani dal mare in Campania, in Puglia nel Salento http://portal.eufgis.org/search/simple/list/details/?tx_wfqbe_pi1[unit_number]=ITA00047 

e in altre regioni centro-meridionali

 

Pergine Valsugana un platano con tanti amici,da gli alberi di Valido Capodarca

Le immagini che posso proporre di questo platano sono state da me scattate nel 1992. Allora le sue dimensioni parlavano di m. 5,25 di circonferenza, 30 metri di altezza e 30 metri di diametro di chioma. Chi guardasse invece, oggi, le immagini che ci fornisce Google Earth, vedrebbe un albero di dimensioni sensibilmente maggiori, una pianta rigogliosissima, un’autentica meraviglia della natura. Infatti da decenni è stata riconosciuta ufficialmente come “monumento naturale”. Non poteva essere diversamente, viste le attenzioni che essa riceve da parte sia dei suoi concittadini di Pergine Valsugana (TN) che dell’amministrazione comunale. I perginesi ne vanno orgogliosi: guai a chi lo tocca! L’albero, che ombreggia larga parte di piazza Gavazzi, sembra essere messo lì apposta, per dare il benvenuto a chi entra in paese proveniente da Trento. L’età dovrebbe superare i 200 anni: si pensa sia stato piantato in occasione di un passaggio di Napoleone nel 1990. Sicuramente era già grande quando, nel novembre del 1918, il generale Pennella entrava in città con le sue truppe dopo la cacciata degli austriaci.
Dicevamo delle attenzioni che riceve da sempre da parte del suo comune. Quando, decine di anni fa, venne costruita l’aiola attorno al suo tronco, essa venne costruita in modo da convogliare verso le radici tutta l’acqua piovana che si raccoglieva in essa. Le radici hanno un’estensione di almeno 30 metri tutto attorno al piede della pianta, e creano non pochi problemi quando si deve scavare per lavori di riparazione alle varie condutture sotterranee, ma ogni volta gli operai pongono la massima attenzione a non danneggiarle.
Periodicamente, arrivano presso il platano i Vigili del Fuoco, a scandagliare l’interno della chioma con le scale dei loro automezzi, asportare gli eventuali rami secchi e apportare tutte le cure necessarie per la salvaguardia, oltre che della pianta, anche dell’incolumità dei cittadini. Quanti comuni, dovrebbero prendere esempio!

Fonte Valido Capodarca dal gruppo facebook molisealberi e amanti degli alberi monumentali

PERGINE VALSUGANA: UN PLATANO CON TANTI AMICILe immagini che posso proporre di questo platano sono state da me scattate…

Pubblicato da Valido Capodarca su Mercoledì 10 aprile 2013

Platano di Pergine Valsugana anno 1992-1993 Foto di Valido Capodarca

Platano di Pergine Valsugana  a inizi del 900

Fonte http://www.vitatrentina.it/rivista/2014/anno-89-n-32/Nel-cuore-pulsante-di-Pergine-Valsugana/Pergine-il-platano-agli-inizi-del-1900/(language)/ita-IT

 

Platano di Pergine Valsugana anno 2016 da Google Earth

IL PLATANO DI PERGINE OGGI
Grazie a Google, possiamo oggi vedere subito qual è la situazione attuale del platano di Pergine Valsugana. A distanza di 21 anni dall’ultima foto, abbiamo una ulteriore dimostrazione di quanto la pianta sia amata dalla sua gente e dagli amministratori comunali della cittadina trentina. Oggi il Platano è circondato da un’ampia aiola verde e il traffico è stato allontanato. L’albero ricompensa le attenzioni ad esso dedicate, fornendo un eccezionale biglietto da visita della sua città per chi entra in Pergine.

Un classico esempio di un albero amico di tutti.

 

 

Sardegna Illorai località “Sa Melabrina” la roverella tra le più grandi d’Italia

Un omaggio di molisealberi  alla Sardegna,  dove probabilmente c’è una roverella che supera gli 800 cm di circonferenza, tra le più grandi d’Italia.  Andiamo a leggere su wikipedia https://it.wikipedia.org/wiki/Quercus_pubescens ed è scritto: la più grande roverella  comunque sembra essere in Sardegna ad Illorai in località “Sa Melabrina” le sue dimensioni sono di metri 8.80 di circonferenza e metri 24 di altezza ed un’età plurimillenaria inserita in un bosco ad evoluzione naturale gestito dall’Ente Foreste della Sardegna. Valido Capodarca così nel 2014  in un post scrive: “Fino ad oggi la  classifica delle querce italiane che superano gli otto metri vedevano la roverella di Sa Melabrina  con una circonferenza del tronco di mt 8. 37”. Nel libro Grandi alberi in Sardegna di  Siro Vannelli del 1989 era indicata la circonferenza mt di 7,40. Nel 2014 dal censimento degli alberi monumentali della Regione Sardegna i cui dati possono essere visti a questo link  http://www.datiopen.it/it/opendata/Regione_Sardegna_Alberi_Monumentali la circonferenza indicata mt 7,50. Noi di molisealberi non facciamo classifiche,  sta di fatto che nella  Foresta Burgos di Illorai c’ è un sentiero che attraversa  maestosi esemplari di roverelle e lecci, fra cui poter ammirare anche la roverella, in località Sa Melabrina e il nuraghe Sa Paule Ruja, e Murones  Ecco alcune foto trovate sulla rete della maestosa Roverella.

Illorai roverella di Sa Melabrina

Fonte: http://www.civica19.com/img/album/alberi_antichi_2012/slides/093%20SS%20Illorai%20roverella%20di%20Sa%20Melabrina%2003.html

Illorai roverella di Sa Melabrina

Fonte https://www.flickr.com/photos/jokermanssx/8165033568/sizes/l/

per ulteriori dettagli e per chi va in cerca di alberi in Sardegna si consiglia di Tiziano Fratus “Itinerari per cercatori di alberi in Sardegna” anno 2013 a questo link

https://homoradixnew.files.wordpress.com/2013/12/itinerari_sardegna_2013.pdf

 

 

Monleale in Piemonte la roverella ormai scomparsa dal libro: “la Linfa nelle Vene” di Tiziano Fratus

Partiamo dall’anno 2005.  Bollettino Ufficiale della Regione Piemonte n. 12 del 24/03/2005  con la Deliberazione della Giunta Regionale 14 febbraio 2005, n. 83 ad oggetto (omissis) LA GIUNTA REGIONALE ..delibera  di approvare la dichiarazione di notevole interesse pubblico ai sensi dell’art.140 del D.LGS. 22.01.2004 n. 42 (Codice dei beni culturali e del paesaggio) in riferimento all’ Elenco di Alberi Monumentali giudicati di interesse paesaggistico-ambientale e storico-culturale del Piemonte, ai sensi della L.R. n. 50/95 situati nei Comuni di Novi Ligure (AL) Stresa (VB) Pietraporzio (CN) Monleale (AL) Bioglio (BI);   di dare atto che i soggetti arborei interessati risultano, nello specifico, come dall’elenco appresso riportato:  Novi Ligure (AL)    Rovere    In strada Castellone n.11  Stresa (VB)    Cedro    In C.so Re Umberto I n.15  Pietraporzio (CN)    Larice    Nel Vallone del Piz,  Monleale (AL)    Roverella    In direzione San Sebastiano  presso la località Cà del Pep o Pepnei  Bioglio (BI)  Castagno   Nel parco ex Villa della Famiglia  Sella.

Roverella di Monleale ormai scomparsa

La storia della Roverella in località Cà del Pepnei o del Pep del Comune di Monleale in provincia di Alessandria c’è la racconta Tiziano Fratus nel sul libro: “La Linfa nelle Vene”. Quest’albero, faceva parte del volume: “Gli Alberi monunematli d’Italia” e nell’elenco dagli alberi monumentali del Piemonte anno 2006 era scritto: “esemplare di singolare bellezza”. Poi non è stato più inserito  nel libro degli alberi monumentali del Piemonte (II edizione anno 2008). Per un  cercatore di alberi qualcosa non tornava, per cui Fratus si chiese come mai fosse stata esclusa da Alberi monumentali del Piemonte. L’albero come scritto nel libro (anno 2012): è spento è un relitto archeologico, circondato dagli sbancamenti di una cava che hanno ben pensato di attivare a ridosso dlell’albero, di ciò che resta di questo che è stato un albero grandioso. Infatti la circonferenza del tronco misurata era di 576 cm,  ma l’aspetto che potrebbe far ridere o piangere nel racconto alla fine e che sul tronco della roverella c’era affisso un documento, protetto dentro una camicia in plastica con su scritto: “Ho resistito quasi 100 anni fino a quando ci ha messo le mani l’Assessoe provinciale (omissis)…. Alla fine Tiziano cita una frase di Alexander von Humboldt e che noi condividiamo:” Vi è qualche cosa d’imponente e maestoso nell’aspetto dei vecchi alberi e la violazione di questi monumenti della natura è severamente punita in paesi privi di monumenti artistici”. Non so se pensare di vivere in una civiltà avanzata oppure in una declinazione prossima al suo complemento.

Ecco alcune foto  della ex Roverella di Monleale ultima circonferenza del tronco 575 cm  ormai morta Fonte Comune di Monleale è scritto: ora purtroppo seccata, e dal sito sugli alberi monuemntali della Provincia di Alessandria http://digilander.libero.it/alberial/01index/0100hp00.htm Altra Fonte: Terre di grandi alberi di Tiziano Fratus  https://homoradixnew.files.wordpress.com/2012/01/terredigrandialberi_doku_elenchialberimonumentali.pdf

Roverella di Monleale ormai scomparsa

 

Il Diradamento selettivo delle fustaie di Pino nero – Il Progetto SelpiBiolife

Una interessante pubblicazione o meglio, un bel manuale tecnico per chi si trova a gestire le fustaie coetanee di pino nero e a fare i diradamenti selettivi (per diradamento in selvicoltura si puo intendere lo  sradicamento di alcune piante, in una piantagione troppo fitta, ogni tanto bisogna pure tagliare per rinnovare e per favorire lo sviluppo delle piante che restano). Il presupposto del diradamento selettivo adottato con il Progetto SelPiBioLife è agire con il primo intervento in una fustaia giovane (età 30-40 anni) non diradata o al massimo sottoposta a interventi deboli dal basso, ovvero la struttura più rappresentata attualmente nei popolamenti artificiali di pino nero appenninici e anche nel Molise. La pubblicazione è scaricabile sul sito del Progetto SelPIBiolife  che sarebbe: “Selvicoltura innovativa per accrescere la biodiversità dei suoli in popolamenti artificiali di pino nero”. I rimboschimenti di Pino nero in Provincia di Isernia sono circa 800 ettari, le superfici a perticaia, giovani fustaie e fustaie cominciano a prevalere. Si tratta di rimboschimenti realizzati negli anni dal 1970 al 1985-90 in un contesto sociale ed economico diverso in territori in cui la rocce erano predominanti e solo i pini neri e qualche altra conifera (pino domestico, marittimo, cipressi)  erano in grado rapidamente di crescere e colonizzare zone difficili prive di suolo ricche di pietrosità rocce calcaree e nude.(Fonte ‘Inventario dei rimboschimenti di confere ubicati in Provincia di Isernia” -Anno 2004 Quaderno divulgativo ERSA Molise n. 3/2004).  Adesso quando si cammina sotto perticaie e fustaie di pino nero si vedono piante “belle alte”, lunghe, slanciate un po’ striminzite, delle volte tronchi un po’ storti, con ciuffetti in cima, il sottobosco in alcuni casi è pieno di aghi e qualche altra pianta. Sembra quasi tutto pulito i suoli delle pinete sono acidi e  la vegetazione non presenta un certo grado di biodiversità. Il progetto LIFE Biodiversità (LIFE13 BIO/IT/000282) che riguarda le pinete di origine artificiale di Pinus nigra  vuole invece dimostrare gli effetti positivi di uno specifico trattamento selvicolturale. Tali effetti riguardano non solo l’accrescimento delle piante e la stabilità dei soprassuoli ma nello specifico anche la biodiversità a livello di sottobosco e dell’ambiente suolo (funghi, batteri, flora, mesofauna, nematodi).

 

Gli interventi selvicolturali devono avere effettive caratteristiche di “colturalità”, ovvero essere realmente incisivi sui rapporti di competizione delle piante (nello spazio aereo e nel suolo) modificando effettivamente in positivo il regime microclimatico nel bosco. La prassi gestionale forestale degli ultimi decenni si è indirizzata verso una eccessiva cautela nella modalità di attuazione degli interventi selvicolturali. Questo ha portato, nel caso specifico dei diradamenti delle fustaie, ad agire quasi esclusivamente nel piano dominato, secondo la logica di “disturbare” il meno possibile la componente dominante del popolamento. Spesso le normative in materia di diradamenti pongono come limite di prelievo una percentuale del numero delle piante e prescrivono di agire dal basso, ovvero generalmente nel solo piano dominato. I motivi di ciò stanno soprattutto nella maggior facilità del controllo del taglio rispetto alla normativa e nel basso impatto visivo dell’intervento. Tuttavia,  nel caso di boschi a prevalenza di specie eliofile (come i pini) ciò non comporta alcun beneficio sui fenomeni di effettiva competizione tra le piante e sui parametri climatici e fisiologici. Spesso quindi questi interventi non rispondono alla logica di miglioramento delle funzioni produttive, protettive, sociali ed ecologiche, ma potrebbero altresì apportare solo effetti negativi al sistema bosco. Considerando anche il fatto che spesso i diradamenti su fustaie scarsamente produttive quali quelle di pino nero rappresentano una voce di costo per il gestore, si ritiene che gli interventi debbano avere la massima efficacia possibile per il miglioramento di tutte le funzioni del bosco, nella logica dunque di minimizzare il rapporto costi/benefici. In questo senso oltre che la modalità e l’intensità del singolo intervento, il ragionamento va esteso anche al regime dei diradamenti entro l’intero ciclo di vita del popolamento. Potrebbe essere infatti opportuno, laddove l’assetto strutturale del popolamento lo permetta, allungare i tempi tra diradamenti effettuando i singoli interventi con maggiore incisività; ciò garantirebbe una minore spesa e un minore impatto complessivo sul sistema (riduzione del numero di interventi). Il diradamento selettivo proposto dal Progetto SelPiBioLife è coerente con questa logica. I punti cardine della modalità dell’intervento sono:
• l’incisività dell’intervento ad apportare effettivi stimoli alla crescita e al miglioramento
della forma dei soggetti candidati (funzioni produttiva e protettiva);
• la creazione di un ambiente microclimatico complessivo ottimale per l’incremento
della biodiversità vegetale ed animale.
Il metodo proposto comporta che l’analisi del popolamento sia più accurata rispetto a quanto necessario per il classico diradamento dal basso. La scelta delle piante candidate e delle loro competitrici impone infatti un maggiore sforzo di ragionamento in fase di martellata. Si tratta di scelte che impongono quindi al selvicoltore l’assunzione di effettive responsabilità. Si ritiene che le semplici e replicabili regole di ragionamento per effettuare la martellata del diradamento selettivo esposte nel  Manuale siano di effettivo supporto per il tecnico selvicoltore. Il manuale rappresenta pure un supporto per la fase di controllo a posteriori della qualità delle scelte di martellata.

Il manuale è scaricabile qui Manuale-SelPiBio-Ottobre_2016 (1) Manuale a cura di Paolo Cantiani Autori: Gianni Bettini, Elisa Bianchetto, Fabrizio Butti, Paolo Cantiani, Carolina Chiellini, Isabella De Meo, Giada d’Errico, Arturo Fabiani, Lorenzo Gardin, Anna Graziani, Silvia Landi, Maurizio Marchi, Giuseppe Mazza, Stefano Mocali, Piergiuseppe Montini, Manuela Plutino, Pio Federico Roversi, Elena Salerni, Stefano Samaden, Isaac Sanz Canencia, Giulia Torrin Editore la Compagna delle foreste Partner è il Centro di ricerca per l’agrobiologia e la pedologia  

Fonte http://www.selpibio.eu/

La aree  dimostrative del progetto sono :

  • nella Foresta Pratomagno-Valdarno (Arezzo) facente parte che interessa una superficie catastale di 3.300,14 ettari.
  • nel Complesso Forestale Madonna delle Querce (Siena e Grosseto) che interessa una superficie catastale di 2168,60 ettari.

il Video del progetto: