Category Archives: Aree Protette del Molise

Aree prottette ZPS SIC ecc.. della Regione Molise

Pescolanciano – L’abetina di Collemeluccio (prima parte)

Mappa di Collemeluccio

Collemeluccio si trova tra Pescolanciano e Pietrabbondante in Alto Molise. La Foresta di Collemeluccio è una consociazione di Abete Bianco con il Cerro. L’abetina ha una valenza ecologica elevata ed è sottoposta a studi e ad una attenta gestione. Abete bianco e Cerro non è facile trovarli insieme nel nostro Appennino molisano. Di solito l’Abete bianco sta in consociazione con il faggio, ma qui scende di quota nel piano della Cerreta. Stranezze della natura.

Il bosco di Collemeluccio per diventare com’è oggi ha aspettato molto tempo, l’uomo ha fatto il resto. L’Abetina di Collemeluccio fa parte di un sito SIC (Sito di importanza Comunitaria) denominato  IT7212134 Bosco di Colle Meluccio – Selvapiana – Castiglione – La Cocozza per una superficie di circa 4000 ettari. L’Abetina di Collemeluccio rientra nell’habitat indicato con il numero  9510 per una superficie di 484 Ettari pari a circa l’8% dell’area SIC L’habitat di Collemeluccio n. 9510 è detto prioritario: “Foreste sud-appenniniche di Abies alba” descritto come: “Boschi relittuali di abete bianco, spesso accompagnati da cerro e faggio, localizzati in aree montane dell’Appennino meridionale, all’interno della fascia potenzialmente occupata dalle faggete”.

Tali formazioni vengono comunemente inquadrate (per chi si occupa un po’ di fitosociologia) nell’alleanza Geranio versicoloris-Fagion sylvaticae. Gli habitat prioritari sono habitat naturali che rischiano di scomparire in Europa e per la cui conservazione un po’ tutti noi abbiamo una grossa responsabilità. Ormai si parla di habitat prioritari dal 1992, anno della “famosa” direttiva Habitat.

Facciamo un po’ di storia del Bosco di Collemeluccio che preferiamo chiamare Foresta. Il nome di Collemeluccio forse deriva dal nome della nobildonna Desiderata Mellucci consorte del duca D’Alessandro di Pescolanciano. Siamo nell’anno 1628 e qui già c’era l’Abete bianco. Prima si chiamava Feudo Vignali o secondo altri: Selva di Santa Maria in Salcito, proprietà del Duca D’Alessandro fino al 1895, anno in cui fu espropriato dal Banco di Napoli ed acquistato da altre  famiglie. Poi la foresta fu suddivisa nel tempo, per una serie di successioni ereditarie, in tante piccole quote (frammentazione fondiaria). A partire dal 1969, la foresta è diventata un bene inalienabile dello Stato, gestito dall’ex Azienda di Stato per le Foreste Demaniali, oggi dall’ Ufficio Territoriale della della Biodiversità di Isernia.

Durante il periodo di gestione privata fino al 1890 circa, il bosco era regolarmente utilizzato ed il legname di abete venduto per travame ed altri prodotti artigianali, con mercato ristretto ai comuni limitrofi. La vendita dell’abete avveniva per alberi in piedi generalmente con diametri superiori a 40-45 cm. Il legname d’abete veniva utilizzato per le manutenzioni dei fabbricati per fare attrezzature varie connesse all’attività agricola e pastorale e anche da artigiani per la trasformazione dei grossi tronchi. Nel 1870 il bosco venne diviso il 8 sezioni per l’utilizzo di una sezione ogni 8 anni seguito poi da un periodo di uguale durata nel quale non era previsto nessun taglio. Il bosco veniva, poi, abbondantemente pascolato, e i D’Alessandro concedevano le fide pascolo per i capi bovini, equini ed ovini.

Le latifoglie generalmente del piano intermedio del bosco consociate alla conifera erano governate a ceduo per la produzione di legna da ardere e carbone vegetale, mentre nel piano dominante si interveniva con un taglio a scelta che interessava le piante di abete di maggiori dimensioni. Sembra tuttavia che, soprattutto per quanto riguarda la fustaia di abete, le utilizzazioni fossero alquanto contenute ed eseguite nel rispetto di elementari norme tecniche che hanno consentito al soprassuolo di rinnovarsi naturalmente, in una certa misura, e di sopravvivere, poi, a due periodi di crisi particolare, caratterizzati da drastiche utilizzazioni in corrispondenza degli ultimi conflitti mondiali. Durante la prima guerra mondiale infatti, il bosco di Collemeluccio fu requisito dalle autorità militari e tutte le piante di abete con diametro superiore  a 15-20 cm furono tagliate. Analoghi tagli si ebbero durante il periodo dal 1940 al 1946. Nel 1968 l’Azienda di Stato delle Foreste demaniali ne prese la gestione per circa 363 ettari, la foresta è diventata una riserva orientata non più soggetta a tagli irrazionali. (fine prima parte)

Pescolanciano – La Riserva di Collemeluccio (II parte)

Il Piano di Gestione della Riserva di Collemeluccio (Terza parte)

L’Area MAB di Collemeluccio (quarta parte)

Il Giardino della Flora Appenninica a Capracotta

Il Giardino dell Flora Appenninica a Capracotta

Tra le aree protette e di interesse in Molise c’è Il Giardino della Flora Appenninica di Capracotta nell’Alto Molise, a quota 1.550 metri s.l.m., lungo la strada provinciale che collega il centro abitato  alla località sciistica di Prato Gentile. Il Giardino si trova in posizione di straordinaria bellezza paesaggistica che domina un’ampia vista sulle Mainarde, la Maiella e il Matese. Si estende su circa 9 ettari, è uno dei pochi esempi di “orto botanico naturale” esistenti in Italia, nel senso che la maggior parte delle specie botaniche presenti sono spontanee ed endemiche della flora dell’Appennino e l’intera tipologia ed architettura interna al giardino stesso è quella naturale, senza artefatti di sorta od interventi da parte dell’uomo che ne abbiano minimamente alterato l’originaria allocazione degli elementi naturali preesistenti.

Gli unici interventi che sono stati effettuati riguardano il ripristino e la sistemazione dei sentieri preesistenti ed il miglioramento complessivo della fruibilità da parte dei visitatori e degli studiosi, oltre alla costruzione di un edificio, in fase di completamento, che presto sarà utilizzato come museo, centro di ricerca per la biodiversità vegetale e per il biomonitoraggio ambientale, centro di accoglienza per i visitatori, spermoteca, erbario e foresteria per gli studenti.

Giardino della Flora Appenninica di Capracotta

Nel Giardino crescono spontaneamente circa 200 specie distribuite in vari ambienti che vanno dalla faggeta, ai cespuglieti, alle zone umide, agli habitat rocciosi e rupestri; oltre a ciò sono stati realizzati alcuni terrazzamenti per fare posto alle aiuole dimostrative delle specie di maggior attrazione per i visitatori. Insieme a queste specie spontanee è in atto un lavoro di introduzione, previa acclimatazione, di molte specie botaniche rappresentative dei più importanti habitat montani dell’Appennino centro-meridionale (Maiella, Gran Sasso d’Italia, Monti della Laga, Terminillo, Monti Sibillini, Matese, Meta, Mainarde). L’ambiente è naturalmente quello originario, lasciato quasi completamente allo stato naturale ed inserito nel tipico e meraviglioso paesaggio rupestre e sassoso delle pendici di Monte Campo (1746 metri s.l.m.) che fa da splendido sfondo.

Il visitatore incontra il percorso della faggeta dell’abetina e la ricchezza flogistica dell’ambiente umido oltre che l’ambiente della roccia e quello rupestre. Tra le specie di notevole interesse ambientale sono quelle endemiche e alcune rischio di estinzione come il ciombolino (Cymbalaria pallida), la linajola (Linaria purpurea) la margherita laciniata (Leucanthemum ceratopylloides subsp. Tenuifolium).

Il Giardino è gestito da un Consorzio tra Università del Molise, comune di Capracotta Regione Molise, Provincia di Isernia ed è impegnato in vari progetti relativi alla biodiversità, al recupero di essenze agroalimentari locali, alla coltivazione di piante officinali ed a progetti di didattica ed educazione ambientale e alla sviluppo del turismo naturalistico. In questi anni il Giardino ha avuto un forte incremento di visitatori non solo alunni delle scuole ma anche ricercatori e molti  turisti.

Giardino Flora Appenninica a Capracotta

Convegni di alto valore scientifico fanno del Giardino una realtà ormai consolidata per tutto il Molise in Italia e in Europa, e non solo. Rappresenta per chi e interessato alla conoscenza e alla ricerca un “fiore” all’occhiello per la biodiversità e per la conservazione degli habitat del nostro Appennino.

Per dettagli http://www.giardinocapracotta.unimol.it/

Fonte: www.giardinocapracotta.unimol.it