Category Archives: Aree Protette del Molise

Aree prottette ZPS SIC ecc.. della Regione Molise

Il Piano di Gestione della Riserva di Collemeluccio (Terza parte)

Parliamo brevemente del Piano di Gestione della Riserva di Collemeluccio a Pescolanciano.

Il Piano proponeva delle prescrizioni di intervento selvicolturale per la conversione ad alto fusto del ceduo di cerro costituitosi all’interno dell’abetaia in seguito alle intense utilizzazioni e antropizzazioni che il bosco aveva subito nell’arco delle due guerre mondiali.
L’esecuzione di un primo intervento preparatorio di avviamento ad alto fusto era previsto adottando la tecnica consigliata da Ezio Magini (1917-2000) negli anni 70 che può essere riassunta in quattro punti essenziali:
1. Eliminazione preliminare di tutto il piano sottoposto (ripulitura) togliendo tutte le piante ed i polloni alti meno di 3-3,5 metri. Tale prescrizione fu modificata dalle modalità di intervento previste dal Piano di Gestione Naturalistica, che limitava radicalmente l’intervento nel sottopiano arboreo, come salvaguardia della biodiversità all’interno del bosco.
2. Diradamento energico del piano dominante lasciando il migliore pollone per ceppaia (raramente due, ma non più).
3. La densità dei polloni da conservare nel piano dominante è stata regolata in funzione della loro altezza: per un’altezza media di 10-12 m i polloni da lasciare vanno da 1300 a 1600 per ettaro; per un’altezza media di 10-12 m pari a 8-9 m il numero dei polloni varia fra 2300 e 2600 per ettaro.
4. I polloni dominati (in sovrannumero) devono essere tolti dalle ceppaie nelle quali vengono riservati 1 o 2 polloni dominanti; sono invece rilasciati sulle ceppaie dominate, purché di altezza superiore a 3-3,5 m.

I criteri d’intervento proposti per la conversione ad alto fusto, vennero sconvolti da una “disposizione data sottotraccia” al Piano, che poneva un limite diametrico al taglio di conversione. Tale limite vietando l’utilizzazione dei polloni che presentavano un diametro superiore agli 8 cm, trasformò il processo di conversione in un modesto taglio di ripulitura, che ebbe l’effetto di eliminare solo le piante situate nel piano dominato e soprattutto di non intervenire sui piani dominati e intermedi. Per tale motivo venne l’esigenza di istituire delle aree sperimentali di limitata superficie dove avviare sperimentalmente il protocollo sperimentale proposto da Magini.

Nel 1993 il processo di conversione fu avviato da un primo taglio conversione ad alto fusto con lo scopo di favorire la rinnovazione naturale dell’abete bianco e di altre specie decidue che partecipavano alla mescolanza con la conifera e ripristinare le condizioni strutturali e compositive necessarie all’abete bianco per insediarsi e colonizzare aree boschive precedentemente abbandonate.

EZIO MAGINI:  Massimo studioso di selvicoltura italiana su basi naturali, intesa nel senso più ampio e profondo del termine. Tra i numerosi studi e ricerche ha scritto: Esiste sull’Appennino una varietà di abete bianco? (1973).

Pescolanciano L’abetina di Collemeluccio  (prima parte)

Pescolanciano – La Riserva di Collemeluccio (seconda parte)

L’Area MAB di Collemeluccio (quarta parte)

Mappa di Collemeluccio

Mappa di Collemeluccio

Pescopennataro – Sant’Angelo del Pesco: Il Bosco degli Abeti soprani (prima parte)

Comuni interessati: Pescopennataro e Sant’Angelo del Pesco;
Sito di importanza comunitaria: codice IT7218215 “Abeti Soprani Monte Campo Monte Castelbarone Sorgente del Verde”;
Superficie complessiva del Sito: Ha 3033;
Superfice abetina stato puro ragguagliata indicativa: Ha 1000;
Altitudine media: 1250-1300 mslm.

Cartina Bosco Abeti Soprani

Cartina Bosco Abeti Soprani

Andiamo un pò in giro nel bosco degli Abeti Soprani di Pescopennataro a cercare grandi alberi sicuramente di abete. Non è semplice, sono molto alti e ci si perde spesso, in quanto tutto sembra uguale, ma lo scenario nel bosco è sempre da favola, è un po’ particolare e un po’ diverso dal solito. L’area degli Abeti soprani è compresa nei comuni di Pescopennataro e Sant’Angelo del Pesco; rientra all’interno del Sito di Importanza Comunitaria (SIC codice IT7218215) denominato “Abeti Soprani – Monte Campo – Monte Castelbarone – Sorgente del Verde”. Il sito presenta una superficie complessiva di 3033 ettari e la superficie dell’abetina allo stato puro è di circa 1000 ettari. L’altitudine media dell’area si aggira tra i 1250 ed i 1300 metri di quota.

L’Abete bianco nell’Appennino centro meridionale rappresenta una situazione ecologica abbastanza rara e di interesse particolare per lo studio della biodiversità. Non è facile trovare spesso abetine che riescono a vivere in condizioni edafiche e climatiche sui orizzonti fitoclimatici submontani anche perchè nei secoli passati c’è stata una forte riduzione di questa specie. L’Abete bianco si trova generalmente misto al faggio ed in alcuni casi anche al cerro come nel bosco della riserva di Collemeluccio.

L’abete bianco è una specie particolare un po’ delicata, è diffusa in diversi areali del centro-sud dell’Appennino. Nel centro Italia si trova, oltre che in Toscana (Abetone Bosco di Vallombrosa), in gruppi isolati sui Monti delle Laga nell’Appenino Teramano e del Gran Sasso. Si rinviene anche in Calabria in Sila, Aspromonte e Pollino. Vale ricordare che in Sicilia è presente ormai in forma di pochi esemplari con l’Abies nebrodensis. E’ proprio nell’Altissimo Molise e a confine con l’Abruzzo (Abetina di Rosello) e nel bacino del Trigno che l’abete bianco, se pur in alcuni casi consociato, trova ancora una sua certa diffusione anche se non si tratta di specie esclusivamente endemica. Non a caso già nel 1971 per il Bosco “Abeti Soprani” la Società Botanica Italiana aveva posto l’interesse nel censimento dei Biotopi di rilevante interesse vegetazionale.

Bosco Abeti soprani

Cartina del Bosco degli Abeti soprani

Il bosco degli Abeti soprani è anche un bosco da seme utilizzato per la riproduzione delle piantine nei semenzali. L’intera area SIC (Sito di importanza comunitaria) non è costituita solo da boschi ma per circa il 25% del sito prevalgono le praterie, i cespuglieti, gli arbusteti dove predomina la rosa, il prugnolo, il biancospino, i rovi, il perastro, i ligustri, l’acero campestre, il caprifoglio. Le praterie sono in zone pianeggianti a quote tra i 1050 i 1500 mt. Sono praterie xerofitiche della zona temperata caratterizzate da Bromus erectusPoa bulbosa, e Festuca.

In località delle sorgenti Rio Verde (vicino l’area attrezzata) sono presenti zone umide con le tipiche canne palustri Phragmites communis e Magnocariceti. La classe Phragmiti-Magnocaricetea occupa una posizione intermedia e di raccordo tra i prati umidi e i boschi igrofili (Querco-Fagetea). L'”effetto mosaico” molto elevato in questi tipi di vegetazione che reagiscono molto sensibilmente alle micromorfologie, rende difficile l’inquadramento delle cenosi. Nel Bosco degli abeti Soprani l’attività antropica ha favorito la diffusione dell’abete a scapito del faggio, le abetine quindi hanno costituito una formazione stabile. Sicuramente mantenere l’abete più a lungo possibile non è semplice, particolari problematiche per la sua rinnovazione ci sono, ne parleremo nelle prossime parti dove faremo anche un po’ di storia dell’abetaia.

Alcune foto del Bosco degli Abeti Soprani, uno spettacolo da visitare senza perdersi.

 

Il Torrente Verrino

Il Torrente Verrino  MappaComuni interessati: Capracotta, Agnone, Castelverrino, Pietrabbondante, Civitanova.
Superficie bacino: Ha 700. Lunghezza: km 24;
Quota sorgente: mt 1250 slm;
Quota foce sul fiume Trigno: mt 450 slm ;
Percorso: da NO a SE ;
Competenza e controlli: Autorità di Bacino interregionale dei fiumi Trigno, Biferno.

Il Torrente Verrino nasce al di sotto dell’abitato di Capracotta, in località Ara Petrecca. Afflluiscono al torrente molti valloni come il Malcarpo, il Vallone dell’Arco, il Vallone Zilluso, il Vallone del Cerro, il Torrente Gamberale, il Vallone di Poggio. E’ alimentato anche da numerose sorgenti (Malcarpo, la Spogna ecc..). Il primo tratto è tra i più suggestivi e interessanti dal punto di vista vegetazionale, faunistico e paesaggistico. Le cascate e le cascatelle, alcune inaccessibili, si susseguono in pochi km con salti d’acqua e con un dislivello complessivo di circa 300 mt. Le forme e le pareti rocciose su cui cresce una vegetazione spontanea sono altri aspetti del paesaggio. Le specie vegetazionali sono numerose e molto variegate, alcune sono tipiche della macchia mediterranea nonostante l’altitudine. Superato il lungo ponte di Agnone, il fiume perde il suo carattere torrentizio per poi confluire in località Sprondasino nel fiume Trigno. In questa ultima parte del percorso le sponde sono cementificate, il fiume è stato canalizzato e l’intervento dell’uomo ne ha alterato il percorso.

Ambiente fitoclimatico (Flora e vegetazione):
Lungo il suo breve tragitto si attraversano le principali zone fitoclimatiche: Fagetum Castanetum e infine il Lauretum (Pavari).

Fagetum: Le precipitazioni medie annue superano abbondantemente i 1100 mm. La temperatura media annua è spesso al di sotto dei 10°. L’elemento dominante della vegetazione è il faggio (Fagus sylvatica). Essa si estende dal limite superiore del Castanetum fino ai maggiori rilievi e trova il suo optimum sopra i 1000 mtslm.

Castanetum: Le precipitazioni, prevalentemente autunnali, sono intorno ai 1000 mm medi annui. La temperatura media annua supera gli 11°. Tale fascia fitoclimatica è compresa tra i 500 e 850 m s.l.m. Nella zona del Castanetum prevale il Cerro allo stato puro (Quercus cerris) o misto a roverella (Quercus pubescens), Orniello (Fraxinus ornus), Acero (Acer), Carpinella (Carpinus orientalis) e Carpino (Ostrya carpinifolia), ed altre essenze forestali.

Lauretum: La media del piogge annuali non supera i 700-800 mm. Le precipitazioni avvengono prevalentemente nel periodo invernale e risultano scarse nel periodo estivo, determinando periodi di siccità. La temperatura media annua è sui 14°. La vegetazione è tipica dell’orizzonte mediteraneo con prevalenza di leccio (Quercus illex) misto a roverella (Quercus pubescens).

Le specie più importanti lungo il torrente e in vicinanza sono: Alnus Glutinosa (Ontano nero), Salix Alba (Salice bianco), Salix caprea (Salicone), Salix triandra (Salice da ceste), Salix babylonica (Salice piangente), Populus nigra (Pioppo nero), Populus tremulus (Pioppo Tremolo), Carpinus Orientalis (Carpinella), Ostrya Carpynifolia(carpino nero), Quercus Cerris L. (Cerro), Quercus pubescens (Roverella), Crataegus monogyma (Biancospino), Prunus Avium (Ciliegio selvatico), Corylus avellana (nocciolo), Spartium Junceum (Ginestra), Laburnum Anagryodes (Maggioiondolo), Robinia pseudoacacia (Robinia), Pyrus (Pero selovatico), Acer campestre (Acero campstre), Fraxinus Ornus (Orniello) e numerose altre specie arbustive, felci, fiori, agrifoglio, canna palustre, licheni muschi e orchidee spontanee.

Fauna e entomofauna:
Mustelidi (faina, tasso) Lepri, volpi cinghiali, martora. Probabile presenza del lupo dato l’habitat della zona. Tra gli insetti coleotteri ditiscidi, libellule effimere, girinidi, lepidotteri.

Ittiofauna:
Pesci tipici dei fiumi torrentizi: Salmonidi (Trota fario) Anguillidae, Barbus (Barbo comune)

Luoghi più belli e caratteristici in vicinanza del torrente oggetto d’escursione:
Cascata del Pisciarello. Cascatelle varie. Vecchi mulini e opifici ormai abbandonati. Antica centralina di produzione di Energia elettrica in località S Casciano. Ex Ramiera di Agnone; Alcune masserie. Ponti in legno ricoperto da tralci di vite.

Zona soggetta a protezione speciale (Natura 2000) presso il Ministero dell’Ambiente designata ai sensi della direttiva 79/409/CEE e dei siti di importanza comunitaria proposti ai sensi della direttiva 92/43/CEE. Numero di codice IT7222127F. Trigno (Confluenza Verrino – Castelfelce).

Interventi possibili:
Creazione di una riserva naturale. Studio della fauna e della vegetazione fluviale. Sentieristica, attività turistica. Recupero mulini e vecchi fabbricati.

Itinerario:
Alla cascata del Pisciarello si arriva seguendo un sentiero a destra e in vicinanza del Torrente Verrino. Attraversato un piccolo ponte in legno ricoperto da tralci di vite si sale fino ad un fabbricato rurale. Percorrendo la strada interpoderale asfaltata “Guastra” che costeggia l’antico acquedotto si arriva alla vecchia centrale idroelettrica. Si tratta di un grosso edificio molto caratteristico in pietra tutte ben squadrate tipico degli anni 20-30 ormai.  Sul lato destro dell’edificio uno strapiombo spettacolare sul torrente Verrino. Qui il torrente fa dei salti su delle briglie e attraversa le sponde cementificate. Caratteristico del passaggio è un ponticello ad arco in legno. Siamo arrivati alla vecchia ex ramiera di Agnone. Sono un complesso particolare di fabbricati. Gli edifici sono stati ristrutturati (almeno i tetti). L’area circostante presenta della panchine, dei tavoli per un pic-nic…

Il Fiume Fortore e il Lago di Occhito – Il Piano di Gestione area SIC-ZPS

Piano Gestione area Sic Fortore-Lago di Occhito anno 2010

Piano Gestione area Sic Fortore-Lago di Occhito anno 2010

La Giunta della Regione Molise con Seduta del 6 agosto 2010, n. 672. avente per oggetto: “Progetto Life Natura Fortore “Azioni di conservazione per i SIC del Fiume Fortore” – Adozione del Piano di Gestione del SIC/ZPS “Lago di Occhito”, codice: IT7222248″,  ha adottato il Piano di Gestione del SIC/ZPS lago di Occhito che definisce uno strumento di pianificazione tematico settoriale del territorio e che va anche a produrre effetti integrativi e sostitutivi sulle norme e previsioni degli strumenti urbanistici dei Comuni interessati che per il Molise sono Colletorto, Gambatesa, Macchia Val Fortore, Pietracatella, San Giuliano di Puglia, Santa Croce di Magliano, Sant’Elia a Pianisi e Tufara.

Il Piano di Gestione del Fortore- Lago di Occhito è scaricabile qui

Fonte: Regione Molise

Pescopennataro – Il Bosco di Vallazzuna

Comune interessato: Pescopennataro;
Superficie bosco: Ha 300 circa;
Sito di Importanza comunitaria: codice IT7218217;
Quota minima: mt 900 slm;
Quota massima: mt 1120;

Rete Natura: Habitat codice 9510:

Pescopennataro - Vallazuna

Pescopennataro – Vallazuna

A Nord Est del comune di Pescopennataro in Alto Molise c’è una caratteristico sito di importanza comunitaria rappresentato da un unico complesso boscato denominato Vallazzuna. Ubicato nell’ambiente tipico dell’Appennino su suoli prevalentemente argillosi dove predomina il cerro (Quercus Cerris), il Bosco di Vallazzuna confina ad Est con Monte Castellano (1642 mslm) e con i Vallone Cese. E’ attraversato da una pista forestale ad Ovest che scende lentamente con direzione SE-NO non quasi a confine dell’area. Un’altra pista la divide sul lato Est in località Selva Piana.
A Nord il bosco è delimitato dal confine regionale e precisamente con il comune di Rosello in provincia di Chieti. A sud del Bosco di Vallazzuna c’è anche quello di Selva Piana. Esso è in lieve pendenza e nella parte centrale è attraversato da una serie di fossi.  Geologicamente si presenta con argille siltose con subordinate livelli arencei.

Vallazzuna lato sud

Bosco Vallazuna a sud Fonte Carta tipi Forestali

Prevale il Cerro allo stato puro (Quercus cerris) o misto a Acero (Acer), ed altre essenze forestali. Si tratta di una cerreta mesofila tipica del piano submontano di circa 285 Ettari. Ci sono dei nuclei di abete bianco a nord ed anche a sud, come meglio si evidenzia nella carta dei tipi forestali della Regione Molise.

I rimanenti ettari sono aree pascolive incolti e cespugli, generalmente concentrati a sud est del bosco. Il sito di Vallazzuna si inserisce in un ambiente incontaminato e in vicinanza delle caratteristiche abetaie di Pescopennataro. Merita una  visita, accompagnata. E’  facile perdersi, in quanto non ci sono facili piste forestali all’interno.

Bosco di Vallazuna Pescopennataro

Bosco di Vallazuna a Pescopennataro

Pescolanciano – La Riserva di Collemeluccio (seconda parte)

Locandina della riserva di Collemeluccio

Locandina della riserva di Collemeluccio

L’altitudine della Riserva di Collemeluccio varia tra i 795 ed i 1.075 m.s.lm, la pendenza è generalmente modesta ed i terreni, del tipo “suolo bruno calcarei”, derivano da un’unica formazione miocenica, costituita da arenarie micacee, argille scistose e calcari marnosi. Le precipitazioni sono in media di 900-1000 mm annui e vi è umidità diffusa e stagnante, specie nelle arre in vicinanza di fossi e valloni. Questa umidità secondo noi crea un microclima e un habitat ideale per le varie specie arboree e arbustive presenti e una biodiversità unica. Il clima meno rigido determina sicuramente accrescimenti delle piante più sostenuti.

Collemeluccio è una eccezionalità dal punto di vista fitosociologico (termine che vuol dire in poche parole le piante-sociali o meglio comunità vegetali  che si associano come indicatori di ambiente). Nonostante il rifornimento di specie dei querceti con cui sono collegati dinamicamente, la foresta di Collemeluccio è stata ascritta all’associazione Aquifolio-Fagetum  caratteristica dei faggeti meridionali. Il pregio di queste cenosi, ampiamente rappresentate all’interno della riserva, consiste sia nell’eccezionalità della consociazione cerro-abete bianco sia nel grado di conservazione che ha consentito di mantenere, nel complesso, un notevole grado di ricchezza di flora.

Nel’ambito della classificazione della Rete Natura 2000 e dalla cartografia della riserva codice  IT212134  (Bosco di Collemeluccio – Selvapiana – Castiglione – La Cocozza) la riserva fa parte quasi completamente  all’habitat numero 09515. Questo habitat significa:  “Boschi relittuali di abete bianco, spesso accompagnati da cerro e faggio, localizzati in aree montane dell’Appennino meridionale, all’interno della fascia potenzialmente occupata dalle faggete“. Tali formazioni vengono comunemente inquadrate nell’alleanza Geranio versicoloris-Fagion sylvaticae. Le Specie guida per l’identificazione dell’habitat 9510 sono Abies alba Mill.,  Fagus sylvatica L. subsp. sylvatica, Quercus cerris L., Geranio versicoloris-Fagion sylvaticae, Anemono penninae-Fagetum sylvaticae.

In Molise solo il bosco degli Abeti Soprani e il  Bosco Vallazzuna hanno l’habitat numero 9510.  Nel gruppo dei siti forestali individuati con il codice 9510 sono comprese, per affinità ecologica e di distribuzione, l’abete accompagnato normalmente da Quercus cerris ma anche, laddove le condizioni microclimatiche sono favorevoli, da Fagus sylvatica. Tra le altre specie che caratterizzano questo sito possiamo citare: Acer lobelii, Adenostyles australis, Alnus cordata, Chardamine caledonia, Doronicum columnae, Geranium versicolor, Lilium croceum, Luzula sieberi, Potentilla micrantha, Ranunculus brutius.

Pescolanciano L’abetina di Collemeluccio  (prima parte)

Il Piano di Gestione della Riserva di Collemeluccio (Terza parte)

L’Area MAB di Collemeluccio (quarta parte)

Collemeluccio Habitata 9510

Collemeluccio Habitata 9510

 

Che fine ha fatto il “Parco” del Matese? Dedicato a Flavio Bruni.

montidelmatese

Cartografia del Matese Scala 1:25000

Anno 2009. Cinque anni fa. Lodevole iniziativa per l’istituzione del parco “Regionale” del Matese. Da qui l’appello del Comitato promotore di allora e le battaglie a cui aderirono, cittadini, comuni, associazioni varie. Ne parlò anche in un articolo il geologo Mario Tozzi su Primapagnamolise  del 07/10/2009.

Anche noi di molisealberi ne parlammo un po’, in particolare c’è rimasto “nel cuore” lo studio e la tesi di laurea di Flavio Bruni dal Titolo “Per lo sviluppo del Comprensorio Matesino-Molisano“, Editore Società Geografica Italiana, Anno 2009.  I genitori di Flavio, che già ringraziammo pubblicamente,  ci hanno scritto e mandato la sua tesi con la seguente dedica: “Agli Amici dell’Associazione Ophrys-Molisealberi con stima e simpatia“  e che oggi (anno 2014) custodiamo ancora con cura nella nostra biblioteca. Flavio non c’è più dal 2008. A Lui viene dedicato un memorial annuale di calcio dal titolo: “Un pallone per amico” come per noi, che c’è sempre da trovare un albero per amico.

Noi non abbiamo conosciuto Flavio ma l’avremmo voluto conoscere. Su Flavio c’è il sito che consigliamo di visitare www.flaviobruni.it.  Si legge della sua intensa vita, delle sue idee sulla natura e sull’ambiente. Flavio era uno studioso di geografia, amante del Molise e in particolare del Suo Matese. Flavio aveva una forza del “sapere“ innata. Ce ne siamo accorti leggendo per caso la tesi di laurea qui allegata e pubblicata dalla Società Geografica Italiana. Sono 56 pagine che descrivono con semplicità  e dettaglio il Suo Matese. Risponde in sintesi a tutto quello che c’é da dire e da fare sul territorio. Affronta gli argomenti della pianificazione, dello sviluppo sostenibile, della valorizzazione delle risorse del Matese. Valuta il valore aggiunto per le attività economiche e turistiche e conseguentemente le possibilità di lavoro del comprensorio matesino. Combatte in casa e fuori e divulga le sue idee di amante della natura.

Forse Flavio, come dicono i suoi genitori, conosceva già il nostro sito molisealberi. Nella sua tesi Flavio dedica alcune pagine all’escursionismo, ai tratturi, alla tracciatura e valorizzazione dei sentieri. Quello che noi abbiamo sempre voluto per le nostre zone. Siamo convinti che il Matese non è solo lo sfruttamento di Campitello. Come diceva Flavio, “il comprensorio Matesino è un territorio molto sensibile ma con delle potenzialità“. Sensibile forse perché viene spesso sfruttato nelle sue risorse naturali e culturali (acqua, legna,  cave,  ecc…) in modo sbagliato. Potenzialità perché crediamo che occorra una gestione migliore delle risorse e del territorio e che Flavio si è battuto, nella sua vita per realizzarla.

La soluzione sta nella creazione di un’area protetta sul Matese. Ormai se ne parla da sei anni, da quando Flavio non è più con noi. Noi vogliamo continuare a divulgare i suoi scritti e a combattere ogni giorno affinché quello che Flavio descrive e analizza nella sua Tesi di laurea possa realizzarsi, cioè il Parco del Matese e conseguentemente tutto quello che ruota intorno ad un Parco come: il minor sfruttamento della montagna, l’ottimale gestione dell’acqua, l’artigianato tipico, il turismo storico-culturale, l’agriturismo, l’escursionismo a piedi e a cavallo, il selviturismo, l’alpinismo, la speleologia, il recupero del patrimonio edilizio, l’agricoltura biologica, la certificazione forestale, le terme, la ricettività diffusa, le aree archeologiche, il parco del sottosuolo, lo studio della flora e della fauna. Nella tesi Flavio vuole valorizzare l’area del Matese in termini di risorse ambientali, economiche ed umane. I figli di questa terra potranno un giorno trovare un lavoro ed un futuro un po’ “più verde“ non legato allo sviluppo “utopico“ industriale basato sullo sfruttamento delle risorse e che Flavio non voleva. Abbiamo voluto non dimenticare Flavio.  Forse è stato un caso riproporre questo articolo a gennaio 2014 non sapendo che era proprio un gennaio di 6 anni fa che Flavio se ne andato lassù,  ma il Tuo ricordo, le Tue idee sull’ambiente e sul territorio e sulla volontà di istituire un Parco del Matese sono rimaste in noi e credo di tutti gli amici di molisealberi.

Condividiamo la tesi di Flavio come una lezione di vita e consigliamo di leggerla attentamente.

Concludiamo riprendendo  un parte della Tesi che oggi dopo 6 anni è ancora più attuale:

“L’economia molisana ha sempre vissuto grazie ad aiuti esterni e ora ne sta pagando le conseguenze. Infatti, il tessuto industriale che si era andato strutturando è per la maggioranza opera di operatori extraregionali che ora, causa anche il momento non facile di congiuntura economica, non esitano a smantellare le proprie attività produttive. Un po’ tutto il Molise sta risentendo del momento poco favorevole, ma sono soprattutto le zone interne, come l’area matesina, a subirne di più gli svantaggi. È una storia che si ripete, come afferma lo scrittore molisano Franceso Jovine”.

Per dettagli: www.flaviobruni.it

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Per leggere la  e scaricare la Tesi di Flavio Bruni cliccare qui Tesi di Flavio

Il Sito del Comitato Promotore Parco del Matese