Category Archives: Aree Protette del Molise

Aree prottette ZPS SIC ecc.. della Regione Molise

Il Bosco di Feudozzo, un po’ di storia (prima parte)

Più che un bosco, ci piace chiamarla Foresta di Feudozzo, anche perchè fa parte di un ampio complesso boschivo a confine tra l’Abruzzo e il Molise in vicinanza della riserva MAB di Monte di Mezzo. Siamo nellaCartina del Bosco di Feudozzo parte più ad est del  Comune di Castel di Sangro  a confine con i comuni di San Pietro Avellana  Vastogirardi e Rionero Sannitico, in Molise. La Foresta prima era di proprietà dei Borboni e divenne demanio dello Stato nel 1892. Passò, nel 1915, nella Gestione dell’Azienda di Stato delle Foreste demaniali. Dai documenti di archivio dei primi del 900 e dal piano di assestamento del 1948 valevole per il qundicennio 1949-1963 emergono alcuni dati interessanti. Il bosco di Feudozzo fu particolarmente sfruttato in passato per produrre legna. Dei 505 Ettari del 1915, c’erano solo circa 170 ettari di cerreta di  il resto erano pascoli cespugli incolti coltivi e prati. Durante la seconda guerra mondiale il Comune di San Pietro Avellana fu completamemnte distrutto,  la popolazione trovò rifugio proprio in questa foresta. Ci furono quindi eccessivi tagli boschivi per creare zone a pascolo e alle coltivazioni. Siamo in un periodo in cui “la fame” la “disoccupazione” la presenza di manodopera a basso costo portarono allo sfruttamento irrazionale del bosco. Bisognava pur mangiare. Con il piano di assestamento del 1948 furono prescritti degli interventi di ricostituzione boschiva. Nel 1978 l’intero comprensorio di Feudozzo si divise tra Stato, Regione Abruzzo e l’ex Istiuto Sperimentale per la Selvicoltura di Arezzo.  La superficie boscata della Foresta di Feudozzo era in quel periodo di circa 500 ettari così distinti:

–  200 ettari di cerreta quasi pura in fustaia transitoria che occupava la parte  a destra del Fiume Vandra che fu avviata ad alto fusto nel 1960-1963  di età di circa 36 anni dove furono rilasciate le matricine di due classi di età di 50-55 anni e di 65-70 anni. Il sottobosco della cerreta era ricco di specie erbacee, arbustive con specie quali Pungitopo, Biancospino, Sanguinella, Rovo, Prugnolo, Pero comune, Ligustro , Berretta del prete, Edera, Vitalba, Euforbia Brachipodio, Maggiociondolo, Euforbia, Sesleria.

– 150 ettari di faggeta mista che si estende nelle alte quote di Monte Pagano

-12 ettari di rimboschimenti utilizzati a scopo sperimentale.

Cartografia del complesso di Feudozzo

Cartografia del complesso di Feudozzo

 

La pineta di Petacciato

Siamo stati sulla costa molisana, nella pineta di Petacciato. Pineta realizzata dall’uomo negli anni 50. Ci troviamo nell’area SIC Foce del Trigno-Marina di Petacciato. Nella pineta costiera oltre agli alberi ci sono rifiuti di vario tipo. L’area della pineta è quasi un rettangolo,  ha una lunghezza di circa 2300 mt per una superficie di circa 65 ettari.

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L’habitat di interesse prioritario è classificato numero 2270  “Dune con foreste di Pinus pinea e/o Pinus pinaster”  anche se c’è nei margini della pineta una invasione dell’Acacia saligna con i suo caratteristici fiori

Acaciasaligna

Acacia saligna, infestante della pineta

L’acacia Saligna propagandosi per stoloni sotterranei è diventata molto invasiva, assieme all’Eucalipto. Sulla duna costiera abbiamo visto la  Salsola kali  e anche la Cakile maritima Scop. subsp. maritima e una bella fioritura di Silene colorata sulla spiaggia. Si vedono alcuni pini caduti  altri sono  inclinati e  secchi che potrebbero cadere  L’habitat prioritario è qui presente in ampi poligoni, situati secondo  fasce parallele alla linea di costa e piste  perpendicolari che permetono di raggiungere la spiaggia.  Altre specie presenti nella pineta  sono  Pistacia lentiscus L., Phillyrea latifolia ,  Rosmarinus officinalis, Rhamnus alaternus e i Cistus ssp.

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Ci siamo fermati soprattutto ad osservare qualche esemplare di Quercia; ne abbiamo viste alcune sempre nella parte più a Nord che a prima vista sembrerebbero farnie con foglie ristrette alla base, con un corto picciolo e con  due caratteristici piccoli lobi ineguali (orecchiette). Poi ci è venuto un dubbio.  Potrebbe  essere anche rovere che spesso si ibridizza proprio con la farnia per cui la classificaizione si rende difficile. Queste querce comunque acquistano un alto valore ecologico nella pineta per cui dovrebbero essere meglio mantenute e conservate.

Farnia? Rovere?

Farnia? Rovere?

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I Siti della Rete Natura 2000 del Molise le categorie di pressioni e minacce per i boschi

Si parla spesso di conservare gli Habitat all’interno della rete dei siti Natura 2000. Anche in Molise le pressioni e le minacce ci sono tanto che sono state descritte per ciascuno dei 61 siti  che coprono una superficie di circa 52.000 Ettari.  Questa superficie rappresenta circa il 12% dei  440.000 Ha totali del Molise. Inoltre in Molise circa 160.000 ettari sono da considerarsi forrmazioni arbustive e arboree sempre in continuo aumento.

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Carta dei siti Rete Natura del Molise SIC e ZPS

Le categorie di pressioni e minacce agli habitat all’interno della rete dei  siti Natura, per quanto riguarda le foreste la flora e la vegetazione sono:
Assenza di alberi di alte dimensioni, di esemplari vetusti e di idonea struttura dell’habitat causata da gestione forestale inidonea.
Dimensioni insufficienti delle aree interne (bassi valori del rapporto sup. aree interne/sup. habitat).
Eccessiva diffusione di boschi monoplani.
Elevata percentuale di boschi con distribuzione  omogenea.
Limitata presenza microhabitat.
Limitato numero di specie arboree presenti.
Presenza di danni gravi o sensibili dello stato vegetativo.
Presenza significativa di dissesti.
Quantità di lettiera insufficiente.
Rinnovazione insufficiente.
Scarsa densità dello strato arboreo (area basimetrica insufficiente).
Scarsa diffusione dello strato arbustivo.
Scarsa diffusione di boschi governati a fustaia.
Scarsa diffusione di piante grandi.

Come si può notare il pericolo e la minaccia per gli alberi e in partcolare per i grandi alberi è sempre in agguato.

Per dettagli sui piani di gestione dei siti della rete natura 2000 in Molise a questo link

http://www3.regione.molise.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/13191

La foresta demaniale di Monte Capraro (seconda parte)

Riprendiamo gli argomenti sulle foreste demaniali.

Il limite dell'area  Sic

Area Sic di Monte Capraro

Dalla Stazione ferroviaria di San Pietro Avellana (IS) direzione Osservatorio astronomico e comune di Capracotta, si attraversa un bosco e si vedono alcune tabelle ad indicare la foresta demaniale di Monte Capraro. Un grande pannello, sopra una sbarra in metallo, indica un sentiero pedonale con indicazione del tempo di un’ora necessario per raggiungere il rifugio sul pianoro.

Rifugio di Monte CapraroMonte Capraro non si conosce solo per gli impianti di risalita per lo sci invernale, ma il versante sud ed ovest è coperto da quasi 200 ettari di bosco con quote comprese tra i 1000 e i 1730 mslm. Monte Capraro fa parte dell’area SIC (Sito di importanza Comunitaria) denominata Monte di Mezzo–Monte Miglio–Pennataro-Monte Capraro e Monte Cavallerizzo, della rete Natura 2000. Siamo nel bacino idrografico del Sangro o meglio del Vandra.

In questo bosco si incontrano molti torrenti, fossi, valloni. Qui l’acqua è “padrona” ed ha determinato il modellamento del suolo. Dalla carta geologia e litologica l’area di Monte Capraro presenta:
– Formazione di calcari marnosi avana chiari, di calcilutiti e di marne pulverulente alternate, nella parte più alta e risalente al miocene medio.
– Orizzonte calcareo discontinuo costituito da calciruditi con clasti subarrotondati e da calcareniti nella parte media ad Ovest
– Formazione a calcari grigio-chiari debolmente marnosi tipo “scaglia cinerea” con sottili liste e noduli di selce varicolore prevalentemente rossa, riscontrabile in particolare per il versante occidentale di Monte Capraro fino ad una quota di 1300 mslm risalente all’Eocene, dove ci sono frane ed ed erosioni. Infatti e’ visibile una lunga fascia franosa che ogni tanto fa i “capricci” raggiungendo la strada sottostante.

In arancione  la pericolosità  elevata della frana (Fonte webgis Protezione civile del Molise)

In arancione la pericolosità elevata della frana (Fonte webgis Protezione civile del Molise)

Il clima è freddo umido, la temperatura media annua è di 8,2 gradi. Monte Capraro rientra quindi nella regione bioclimatica con temperatura media minima inferiore a 0 °C per 2 mesi. Forte incidenza dello stress da freddo da Ottobre a Maggio. Il problema per il bosco sono anche le nevicate tardive che possono danneggiare le piante di faggio e di cerro.

Orto Foto lato Ovest di Monte Capraro

Orto Foto lato Ovest di Monte Capraro

La vegetazione

Semplicemente in base alle fasce altitudinali la riserva di Monte Capraro presenta una fascia basale con un querceto misto mesofilo con dominanza di cerro e una fascia montana con faggeta pura e mista con conifere in particolare abete bianco.

Il Querceto misto mesofilo a prevalenza di Cerro

Riscontrabile nell’orizzonte submontano e rappresenta una tipologia di vegetazione con un elevato indice di biodiversità, con clima temperato fresco, suolo fertile e ben provvisto di acqua per tutto l’anno. Nell’Appennino i querceti misti mesofili sono fondamentalmente caratterizzati dalla presenza del Cerro (Quercus cerris) e secondariamente da altre latifoglie (Roverella, Carpino bianco e nero, Aceri, ecc…) alle quali si associa una vasta gamma di specie arbustive ed erbacee. Dal punto di vista ecologico il Cerro è una specie particolarmente versatile, in montagna riesce ad arrivare a 1200 mslm ed eccezionalmente, in condizioni climatiche favorevoli, fino ai 1500 m di altitudine (Pirone, 1995); insinuandosi nelle faggete dove costituisce cenosi riconducibili all’ordine Fagetalia sylvaticae. Fisionomicamente la formazione vegetazionale risulta costituita da una fustaia monoplana di Cerro (Quercus cerris L.) e subordinatamente Faggio (Fagus sylvatica L.), Carpino bianco (Carpinus betulus L.), Carpino nero (Ostrya carpinifolia Scop.), Acero campestre (Acer campestre L.), Acero napoletano (Acer opalus Miller var. neapolitanum Ten.), Acero di monte (Acer pseudoplatanus L.), Perastro (Pyrus pyraster).

A chi é interessato di statistiche si ricorda che Monte Capraro é la quarta vetta più Alta del Molise con i suoi 1730 mslm (Wikipedia e molti altri siti indicano 1787 mslm). Noi abbiamo fatto riferimento alle tavolette IGM in scala 1.25.000. In vicinanza vi nasce il fiume Trigno.

Isernia – La Romana una analisi dei valori ambientali e vegetazionali (prima parte)

Molti anni fa noi dell’Associazione Ophrys effettuammo uno studio dal Titolo “Ipotesi di un diverso utilizzo di un’area del Torrente Vandra”. L’area interessata allo studio di circa 300 ettari era la zona della Romana – Feudo. Quest’area, ricadente in gran parte nel territorio del Comune di Isernia, ha sempre avuto una valenza naturalistica, paesaggistica, storica e archeologica anche per le testimonianze delle popolazioni italiche che l’hanno abitata.

La Romana si trova nel settore Nord occidentale del Comune di Isernia distante a circa 7 km dal centro abitato. Tale area si presenta come uno spartiacque caratterizzato nel versante NO dalla valle fluviale del Torrente Vandra, dal tipico profilo a V e dai versanti ripidi e scoscesi, mentre il versante SE si delinea con pendenze meno accentuate ad un paesaggio che si apre nella piana di Isernia. In ordine di successione da Nord, si individuano dapprima l’emergenza rocciosa del Macerone (787 mslm), quindi morbidi profili di Colle Martino (810 mslm) e per ultimo la possente rupe, ammantata di vegetazione, de La Romana (882 mslm) ove si riscontrano le acclività maggiori.

Nel territorio del Comune di Isernia la zona della Romana presenta ancora aspetti che dal punto di vista vegetazionale sono di interessanti per la presenza di numerose specie. Si passa in un limitato spazio in diverse fasce vegetazionali dai 300 mslm del Torrente Vandra agli 880 mslm di Monte La Romana. (anche se dalla cartografia non è indicato il Monte). Ciò permette, per chi si occupa di botanica, di scoprire, classificare oltre che fotografare molti fiori, arbusti e alberi in una superficie limitata di circa 80 ettari, che si riducono se si considerano le zone inaccessibili per le forti acclività. Attualmente La Romana fa parte del sito di importanza comunitaria con codice IT7212130 denominato Bosco La Difesa – Colle Lucina – La Romana.

 

 

Isernia - Cartografia della zona della Romana

Isernia – Cartografia della zona della Romana

 

i confini dell'area SIC della Romana

I confini dell’area SIC della Romana

La vicinanza delle curve di livello nella cartografia indica le forti pendenze dell’area

Isernia Area SIC la Romana

Isernia Area SIC la Romana