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Il percorso ha una valenza storica legata agli antichi mestieri dei ramai e dei mugnai, arte che si fonda sui grandi elementi della vita "l'acqua e il fuoco". E proprio l'acqua del torrente Verrino con i suoi antichi e numerosi mulini e il fuoco delle fornaci delle "Ramere" ci permettono di scoprire e rivivere le antiche tradizioni e la storia di queste attività umane ormai scomparse. Nel breve tempo in cui viene svolta l'escursione occorre non solo osservare i luoghi in vicinanza e lungo il principale corso d'acqua di Agnone ma anche approfondire la propria conoscenza sul duro lavoro dei nostri antenati nei mulini, nelle ramere, nelle centrali elettriche simboli di un passato industriale ormai scomparso da decine di anni. Il torrente Verrino è incluso in area SIC (Sito di importanza comunitaria) secondo le direttive europee e su cui sono necessari ulteriori studi su habitat prioritari (flora e fauna) e almeno la valorizzazione dei più importanti simboli di quell'attività.
L'itinerario inizia dal monumento ai caduti di Piazza Vittoria, si prende Via Roma direzione sud-ovest e prima di arrivare in una piazzetta si gira a destra per scendere su una asfaltata nella zona denominata degli orti d'Agnone chiamati così per i piccoli appezzamenti di terreno sistemati e delimitati con piccoli muretti a secco, una volta ortivi ricchi di acqua in buona esposizione e protetti dall'azione del vento. Interessante soffermarsi ad osservare alcuni antichi portali in pietra molto decorati per capire subito la tradizione artigianale della cittadina. Oltrepassata una curva ad U lo sguardo dell'escursionista è attratto dall'alto viadotto sul Verrino, la località Coste San Marco a sinistra, la lunga cresta su cui sorge l'abitato. La stradina diventa brecciata, si nota una recinzione particolare costituita da bottiglie di plastica sistemate orizzontalmente su un lungo filo sorretto da paletti in legno. Una recinzione di questo tipo è davvero geniale, il colore della plastica è simile a quello del cielo, che l'inventore abbia trovato un nuovo sistema per il riciclaggio dei rifiuti?.
La stradina passa sopra la rettilinea S.S. 86 Istonia in corrispondenza dell'imbocco della nuova arteria stradale che a quota 780 mslm bypassa in galleria l'abitato. Dopo circa 10 minuti di cammino si arriva ad un bivio. Di fronte una piccola croce in ferro su una pietra con una incisione datata 1987. Poco dopo svoltare sulla mulattiera a sinistra, parallela all'alto ponte e alla ex statale che, attraverso una piccola boscaglia di ginestre e arbusti, scende verso l'asfaltata per Agnone in corrispondenza dello svincolo a quota 685 m.s.l.m. vicino i primi pilastri del lungo ponte sul Verrino. Occorre attraversare la statale e l'incrocio (fare attenzione al passaggio delle automobili) per poter poi riprendere una interpoderale (Strada comunale Madonnelle) alla sinistra di un fabbricato di colore giallo, che scende lentamente nella direzione del torrente Verrino. Alla nostra sinistra: affiancati e allineati gli alti pilastri di cemento del ponte (quello centrale è di circa 100 mt di altezza) mentre a destra della stradina scorre il Vallone del Cerro a quota 650 mslm. La pista continua ma occorre girare subito a destra in direzione nord-ovest su un pianoro che sale verso una collinetta dove c'è un grosso parallelepipedo di cemento sormontato da un pilastro forse ad indicare un vecchio acquedotto.
Dopo circa 30 minuti di cammino si attraversa nel boschetto abbastanza fitto (prevalentemente piante di querce in particolare roverella). All'interno del bosco non essendoci un vero sentiero occorre seguire i segni bianco-rossi CAI delle fettucce di plastica appese ai rami sempre in direzione ovest. Nel boschetto lo sguardo è attratto da un un albero con un fusto un pò "ingrassato" che fa pensare ad una "malattia" della pianta. Si scende ripidamente mantenendosi tra i rami delle piante. Si sente il rumore dell'acqua proveniente da una piccola cascata artificiale costituita da una briglia e che a valle di questa forma un piccolo invaso. E' il Vallone del Cerro con le sponde cementificate ad Est della ramera. Il complesso di più fabbricati, solidamente costruiti in pietra a "faccia vista" altre la ramera comprendeva un grande mulico le cui macine funzionavano utilizzando la stessa acqua opportunamente rincanalata. Per arrivare alla Ramera. a quota 585 mslm si attraversa il vallone appena sotto la briglia (fare attenzione nei periodi piena). Le "Ramere", sono veri opifici di archeologia industriale in cui si fondeva e lavorava il rame, nobile, e antico mestiere diffuso in Agnone da diversi secoli. Qui c'è anche un'area pic-nic con tavolini e sedie sotto grandi alberi. E' d'obbligo fermarsi almeno un po' di tempo per ammirare e fotografare questi edifici gioielli unici di architettura rurale. (Per approfondimenti e notizie storiche sulle ramere e sulla visita così per altre informazioni sulle bellezze del torrente Verrino (mulini, centrali idroelettriche natura storia archeologia ecc.) rivolgersi alla competente Associazione culturale "Kerres" di Agnone www.kerres.it e in particolare con Armando, studioso e conoscitore dei luoghi).
Si cita uno stralcio dell'articolo di Danilo Di Nucci dell'Associazione Kerres che descrive l'importanza storica del luogo. "Esattamente come nel 1754, oggi la Vecchia Ramera conta tre grandi fabbricati che si ergono nel cuore di quella gigantesca"V" che il Vallone del Cerro e il Verrino disegnano nella fitta boscaglia prima di fondersi in un unico fiume. Il funzionamento dei "magli" era garantito convogliando le acque del Verrino all'interno degli edifici tramite un ingegnoso sistema di chiuse, vasche e mulini che sfruttava in maniera eccelsa la pendenza della zona. Da tempo ormai la struttura non svolge più la sua funzione originaria e oggi la Vecchia Ramera è una sorta di museo che testimonia in maniera eccezionale l'abilità dei nostri antenati nello sfruttare egregiamente le risorse di madre natura in condizioni di lavoro che oggi sarebbero improponibili." Un pannello indicatore evidenzia la piantina dei fabbricati dell'area e fornisce informazioni sulle antiche fonderie del rame. Una frase vale la pena citare "A rintocco delle campane a monte si rispondeva a valle con quella del martello sonoro nella gara generosa di un lavoro che diveniva opera d'arte e portava alto il nome di Agnone nelle fiere e nei mercati d'Italia e d'Europa"
La lavorazione del rame ad Agnone si è tramandata da padre in figlio lasciando segni insuperabili di tale abilità. Forme, metodi, attrezzi, abilità artigiana facevano e fanno di quest'arte una delle grandi tradizioni della cittadina. Per attraversare il Verrino e passare poi sotto il grande ponte non è semplice, per cui si preferisce fare un lungo giro riprendendo la ex SS 86 Istonia per ritrovarsi dall'altra sponda del fiume. In periodo di magra comunque è possibile attraversarlo proprio in vicinanza della zona di confluenza tra il Vallone del Cerro e il Verrino per ritrovarsi subito sotto il grande ponte. Si riprende il cammino, anche se questi luoghi che evidenziano l'ingegno dell'uomo per l'antico mestiere dei ramai meritano una maggiore valorizzazione. Il sentiero segue prima una pista lastricata per arrivare dopo circa 10 minuti dalle ramere su un caratteristico ponte di legno ad arco che attraversa il Vallone Fora Pecora. La pista non carrabile passa tra prati e arbusti si supera un piccolo e grazioso fabbricato rurale in pietra con il tetto ancora con le vecchie "liscie" (lastre di pietra) tipiche di Agnone ma sempre più rare da trovare. Si nota anche un grosso cipresso italico che emerge tra la vegetazione arbustiva. Sulla sinistra un pò distante il Verrino con le sue sponde cementificate per un lungo tratto che segue il suo corso in direzione Ovest-Est.
Si arriva sulla vecchia strada Istonia 86 per Agnone (oggi meno frequentata dalle automobili grazie al grande ponte) in corrispondenza di un alto pannello in legno con su scritto "Agnone città museo - itinerari turistici lungo il Verrino" anche se itinerari segnati in vicinanza non se ne vedono (tempo 45 minuti dalla partenza). Ripresa l'asfaltata ci si dirige a ovest per passare sul vecchio ponte sul Verrino per ritrovarsi sul lato destro del fiume dove troviamo il primo ed importante mulino "Casciano" purtroppo non più funzionante, ma con i macchinari ancora in perfette condizioni, da qui si prosegue, salendo leggermente e poco dopo lasciata l'asfaltata si devia a sinistra direzione NE ad un quadrivia su una carrareccia che si dirige perpendicolarmente al torrente e che segue la linea elettrica in pali di legno. Di fronte si vede una collinetta spaccata a metà con un lungo costone a strapiombo sul fiume appena al di sotto dei pilastri ad indicare anche la forte natura argillosa e franosa dell'area. Infatti sappiamo che proprio per la natura geologica del suolo ci sono stati problemi in passato per la costruzione del ponte. Attualmente le frane in vicinanza continuano. Si giunge quasi sulla sponda del fiume dopo aver superato un fosso che convoglia l'acqua da un grosso movimento di terra dalla parte opposta delle Ramere che si vedono sull'altra sponda vicine e un po' nascoste tra gli alberi.
La pista passando tra arbusti si perde in vicinanza del margine del fiume devia a destra salendo in direzione dei pilastri più alti che ci troviamo di fronte su un incolto nudo con qualche ginestra. Si prosegue passando sotto il grande ponte sul Verrino tra due giganteschi pilastri (tempo 1,30 dalla partenza). Si prende una brecciata che si avvicina ad un vecchio ponte di ferro non carrabile dalle auto ma perfettamente accessibile a piedi (assolutamente da attraversare) e di grande interesse per la sua tipologia e forma costruttiva. Si continua sulla comunale Colle Carbone per un lungo tratto rettilineo che prosegue a distanza ma parallelamente alla sponda destra del torrente Verrino tra incolti macchie arbustive prati e qualche oliveto. Sempre seguendo la direzione del corso del fiume e dopo aver incontrato un grosso albero di roverella isolato la strada diventa asfaltata (strada interpoderale Acqua Salsa) e arriva in vicinanza di un bel fabbricato per il turismo rurale chiamati oggi bed & breakfast (www.acquasalsa.it). (tempo 2,00 quota 576 mslm). La strada inizia a scendere superando un piccolo ponte sul torrente Gamberale affluente del Verrino che termina proprio lì in vicinanza. Dopo pochi minuti occorre girare a sinistra su una curva a V in direzione Nord lasciando l'interpoderale per avvicinarci prima su uno stretto ponte in cemento sul torrente Gamberale e appena dopo sull'altro ponte sul Verrino che termina al Mulino Scatozza, (quota 551 mslm). La sensazione e che dopo il ponte uno pensa di trovare una strada o un sentiero invece no, a sinistra proprio sotto la "ripa" (che da il nome alla zona) con elevate pendenze c'è il bellissimo mulino ad acqua. Questo ha una tipologia costruttiva da vero gioiello di architettura rurale in pietra e legno. Non è qui la sede per descriverlo nei minimi particolari, è meglio andarlo a vedere. Sotto il fabbricato scorre un ruscello c'è un ponticello in legno e un piccolo orto.
Dietro il mulino invece c'è un laghetto, invaso artificiale atto a raccogliere una riserva d'acqua (idioma dialettale l'accota) con il livello superficiale dell'acqua appoggiato al lato del muro che arriva quasi al tetto. Nei periodi estivi con scarsa portata dell'impluvio, durante le ore notturne o inoperosità dei mulini, si tratteneva l'acqua nell'invaso per consentire la moltura il mattino seguente. Una volta aperta la saracinesca l'acqua cade sulla ruota idraulica sotto il mulino e la velocità è regolata proprio dalla saracinesca della chiusa. La ruota idraulica sotto un porticato in basso al mulino da cui fuoriesce l'acqua è fissata ad un albero (asse) e il movimento rotatorio viene trasmesso ad una serie di ingranaggi alla macina interna. Questo Mulino è uno dei pochi ancora funzionanti in provincia di Isernia con tecniche e materiali ormai scomparsi grazie alla maestria e all'ingegno del suo proprietario che riesce anche ad accendere una lampadina e a produrre energia elettrica sfruttando la stessa forza motrice dell'acqua, non poco in tempi di mancanza di energia. Chi non vorrebbe pagare le bollette dell'elettricità?. Il grano e gli altri cereali producono sicuramente una farina di buona qualità, grazie alle macine in pietra. All'interno del mulino sembra che il tempo si sia fermato si vedono vecchie macine, scale in legno, coclee, ruote ingranaggi che girano, funi, si sente poi l'odore della farina e il rumore della ruota che gira quando l'acqua scorre sotto il pavimento. Salendo nella parte retrostante il mulino c'è una pista lastricata che ripidamente sale lateralmente ad un fosso e tubi che con ingegno portano l'acqua al laghetto sovrastante il mulino. La manutenzione del territorio (canali d'acqua, pulizia del laghetto, ecc.., è affidata al costante lavoro del suo proprietario.
Si riprende salendo per la Ripa di Agnone su una strada lastricata di forte rilevanza storica immersa in una vegetazione arbustiva che spesso bisogna tagliare lungo il percorso visto l'abbandono. Con il capo chinato a guardare le pietre si evidenzia con quanta cura e lavoro sono state individuate e scelte per meglio localizzarle sul terreno. Ancora oggi nonostante le frane e abbandono delle superficie coltivate in vicinanza le pietre rimangono lì sempre ferme. Il perchè è dovuto anche al fatto che a tratti successivi e distanze costanti le pietre venivano piazzate obliquamente a creare piccole "canalette" con criteri che oggi si chiamano di ingegneria naturalistica ma che conoscevano molto bene gli agricoltori dei tempi passati al fine di evitare accumuli di terra e facilitare l'allontanamento delle acque erosive. Dopo circa trenta minuti di salita si arriva in vicinanza della chiesa di San Rocco per arrivare sul un punto panoramico e ritornare al centro abitato di Agnone.
Commento di Anna Maddaloni [...netwide.net] del 04/01/2009 9.45.51
SPLENDIDO!!!