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Alberi e boschi

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Le funzioni del bosco

In una Regione come il Molise, fortemente interessata dal dissesto idrogeologico, ci sembra particolarmente opportuno riportare il seguente scritto, opera di R. Gellini e di A. Onnis, dal titolo "La difesa del bosco e della dendroflora", datato 1992. "...Nel contesto del paesaggio italiano fino al diciasettesimo secolo, il bosco ha avuto, in termini di superfici coperte, un peso considerevole, certamente assai superiore all'attuale. Si è calcolato che nel sedicesimo secolo ancora quasi il 50% del territorio italiano, pari a circa 15 milioni di ettari, fosse coperto da rigogliosi boschi (Alessandrini,1971)."

Vecchio (1974) in una interessante trattazione sulle problematiche relative alla coltivazione, conservazione e fruizione economica dei boschi in Italia, riporta come esse venivano discusse nel Settecento e nei primi dell'Ottocento.
Mentre nel periodo presettecentesco la distruzione delle superfici boschive poteva essere erroneamente considerata come "un operazione neutra fino a provacontraria", in seguito, agli studiosi e politici più illuminati, il disbocamento già appariva come operazione "deplorevole fino a prova contraria". Infatti il ruolo insostituibile svolto dai boschi nel garantire gli equilibi naturali e quindi una visione "ecologica" delle funzioni svolte dalla copertura boschiva , venivano, già nel diciottesimo secolo, affermati e sostenuti da numerosi Autori tra i quali piace ricordare il Naturalista Targioni Tozzetti (1751-1776)....Questo Botanico osservava, in Toscana, le conseguenze del disboscamento sui fenomeni di erosione dei suoli e a proposito dei monti della Luinigiana scriveva: "Le acque piovutevi sopra, nel calare al basso principiarono a strascinare seco il terreno che trovavano smosso, e privo del ritegno delle radiche degli alberi, e delle difese delle loro frasche".

Sempre per Targioni Tozzetti il disboscamento di monti e colline è una delle cause principali dell'interramento dei fiumi toscani e del progressivo interramento del Padule di Fucecchio. Era la diretta osservazione dei fenomeni prodotti dal disboscamento che anticipava le più moderne e attuali conoscenze scientifiche sul fatto che le chiome ed i fusti degli alberi funzionano come "imbuti" nei confronti delle piogge e delle nebbie. Essi in tal modo riescono a captare lungo il fusto una quantità di acqua pari a cinque volte quella che cade fuori dalla chioma e la adducono al terreno in modo non impetuoso, tanto da farla giungere fino alla falda freatica impedendo così i fenomeni di erosione (Gellini,1987).

L'importanza del bosco per la regolazione delle acque meteoriche e per eliminare o mitigare gli effetti negativi dell'attività umana oggi è unanimamente ammessa. Infatti da sempre con la costituzione di un anello molto ampio di vegetazione arborea intorno alla città di Amburgo che, non solo è stata ridotta "l'isola di calore" di quella città, ma la sottostante falda freatica si é innalzata di 1,5 metri nel giro di circa 15 anni. Dall'esame della letteratura prodotta in Italia nel diciasettesimo secolo ed in età napoleonica appare evidente, rileva Vecchio, che il problema della gestione dei boschi di proprietà comunale e di uso collettivo non poteva essere affrontato, come postulato da una parte della società dell'epoca con motivazioni pretestuose legate ad una ipotesi di più razionale ed economica utilizzazione dei suoli, attraverso il ricorso alla privatizzazione delle aree boscate. In questo modo, infatti, si avviava un processo di distruzione di queste per dare luogo alla realizzazione di aree ad uso agrario più remunerative dello stesso bosco ma, in questo modo, si ingenerava un profondo disordine idrogeologico nelle aree montuose e collinari, con conseguenze disastrose anche per le zone di pianura. In questo il reticolo idrografico naturale e/o artificiale non era (e non é neppure oggi) in grado di assorbire le improvvise e considerevoli ondate di piena che venivano a originarsi in seguito alle piogge nelle zone montane, piogge non più regimate dai boschi decimati per ottenere legname e/o aree da destinare alle coltivazioni agrarie.

A questo proposito è bene ricordare che in un bosco la capacità di ritenzione dell'acqua piovana da parte del tappeto costituito dalla sole foglie cadute al piede degli alberi è stata valutata, forse sopravvalutata, pari a circa dieci volte il proprio peso (Mengotti,1816).

Anche se Susmel (1968) ha ridimensionato questo dato, portando la quantità di acqua assorbita dalle foglie della lettiera a "sole" cinque volte il proprio peso, rimane dimostrata l'importanza che gli studiosi più illuminati davano, e dovrebbero dare oggi, alla vegetazione forestale e ai suoli forestali; questo, in particolare, nel processo di trattenimento e regimazione delle acque meteoriche, e quindi, nel contenimento dei fenomeni erosivi. Già allora, per i problemi conseguenti al depauperamento dei boschi e alla eliminazione di intere vaste aree boscate, venivano indicate soluzioni, sempre attuali, come opere di rimboschimento, taglio disciplinato del bosco, vincoli per la loro gestione, riduzione o proibizione delle colture arative sui terreni in pendio, etc.. E ancora veniva richiesta una energica e coordinata azione dello Stato con il conferimento allo stesso della gestione dei territori boschici e di quelli montani da riforestare (Vecchio,1974).

Non è difficile ammettere che argomentazioni come quelle sopra ricordate, riferibili non solo alla Toscana ma a tutto il territorio della penisola, sono ancora oggi sempre più attuali e valide e i problemi posti dall'ulteriore depauperarsi del patrimonio boschivo sono spesso, ancora irrisolti. Oggi accade ancora abbastanza frequentemente di assistere ad una contrapposizione radicale tra "chi vuol premiare i servigi ecologico-ambientali del bosco da lasciarlo perciò intoccato, e chi all'altro estremo ne vede soltanto quelli economici premendo per utilizzazioni ad ogni costo, quasi che oltretutto non fossero entrambi essenziali alla vita e al benessere dell'umanità, anche se in modi diversi e in diverse sfere di interesse" (Susmel,1989).

Riteniamo che non si possa ipotizzare una soluzione univoca a questo diverso modo di vedere il problema bosco; certamente non deve essere impossibile coniugare la salvaguardia del patrimonio boschivo indispensabile per la conservazione di un equilibrato ecosistema con un corretto, quando possibile, e sempre dovrebbe esserlo, utilizzo del patrimonio boschivo da parte dell'uomo.

Perchè questo sia possibile è indispensabile che la Società sia informata ed arrivi a comprendere quali sono le insostituibili funzioni che il bosco esplica nell'ecosistema Terra e come l'uomo debba assolutamente tenerne conto nel redigere i propri piani di sfruttamento. Si deve oggi essere convinti che tra produzione legnosa e le altre funzioni del bosco la scelta deve cadere su queste ultime, almeno nel contesto ambientale in cui viviamo; "che le funzioni ecologiche, naturalistiche, biosferiche, paesaggistiche siano prevalenti è ormai patrimonio acquisito dalla cultura e dall'opinione pubblica (a meno che non si tratti di impianti artificiali previsti e realizzati per scopi dichiaratamente visti in funzione della produzione legnosa)".
Sul piano del diritto e della dottrina lo ha poi affermato la Corte Costituzionale con sentenza 381 del luglio 1989 nel dirimere "un conflitto tra esercizio di usi civici e vincolo naturalistico" (Calliari,1989).

Il bosco come bene economico appare quindi subordinato al bosco come elemento dell'ambiente naturale, da conservare integro come comune bene ecologico e come risorsa naturale, da gestire, per quanto possibile e prioritariamente, secondo criteri naturalistici, nel rispetto dello "invecchiamento" degli alberi e dando loro la possibilità di raggiungere la giusta età "fisiologica", purtroppo spesso difficilmente raggiungibile in quanto sottostimata dai tecnici che tendono a privilegiare la "età economica" dei singoli individui e/o del bosco, misurata sulla base della produttività per unità di superficie boscata (Clauser,1987).

Per meglio comprendere i concetti sopra esposti, è opportuno, anche se in breve, fare riferimento a quelle che oggi sono considerate le numerose e insostituibili funzioni svolte dal bosco:

1) FUNZIONE PRODUTTIVA O ECONOMICA
Costituzione ex novo di masse legnose da utilizzare, frutti del sottobosco e di prodotti secondari come funghi, tartufi, resine, terriccio, etc.
2) FUNZIONE IDROGEOLOGICA
Limitazione dell'erosione del suolo, azione regimante del deflusso idrico, approvvigionamento e conservazione delle falde acquifere e di regimazione dellesorgenti.
3) FUNZIONE SOCIALE
Fonte di lavoro e quindi di reddito e benessere per i lavoratori addetti al settore legno.
4) FUNZIONE TURISTICO, RICREATIVA
Utilizzazione per scopi ricreativi, delle sue qualità paesaggistiche, bontà del microclima e capacità rilassante; fonte di lavoro e di reddito per gli addetti al comparto turistico.
5) DIFESA E CONSERVAZIONE DEL PATRIMONIO GENETICO E DELLA SUA VARIABILITA'
Conservazione e protezione dei peculiari popolamenti animali e vegetali.
6) PUNTO DI PARTENZA DI MOLTE CATENE TROFICHE
Biocenosi tipiche delle foreste delle diverse aree geografiche ed ecologiche.
7) HABITAT SPECIALIZZATO PER PARTICOLARI BIOCENOSI DI ANIMALI E PIANTE.
Ambiente di conservazione per le cenosi animali e vegetali peculiari dei diversi tipi di foreste.
8) CONSERVAZIONE DI ULTIMI RESIDUI LEMBI DI NATURALITA'
Mantenimento degli ultimi ecosistemi forestali tipici delle piz disparate aree fitoclimatiche.
9) FUNZIONE IGIENICO SANITARIA O AMBIENTALE
Comprende:
a) la regolazione dell'equilibrio O2/CO2, e soprattutto la funzione di-ritenzione esplicata dal legno, dalla lettiera e dal terreno;
b) filtro e abbattimento degli inquinanti gassosi e/o particolati anche da parte di materiale vegetale morto;
c) depurazione biologica con emissione di sostanze battericide o fungicide.
d) assorbimento e diminuzione della radioattività;
e) abbattimento dell'inquinamento acustico
f) depurazine delle acque.
10) FUNZIONE DI MONITORAGGIO AMBIENTALE O DI BIOINDICAZIONE DELLA QUALITA' DELL'AMBIENTE

Per le sue qualità di filtro degli inquinanti atmosferici il bosco evidenzia, meglio di qualsiasi parametro chimico-fisico, le soglie di pericolosità ed i sinergismi dei vari polluenti.
Sono tutte funzioni che dimostrano come l'ecosistema bosco sia uno dei pilastri ecologici su cui poggia il Pianeta Terra e che rapidi sconvolgimenti delle condizioni ambientali e gli stress continui a cui attualmente sono sottoposto, possono provocare una diminuzione del potenziale di autoregolazione del sistema. Questo fenomeno può, a lungo andare, anche sfociare in una destabilizzazione definitiva o in una modifica irreversibile dell'ecosistema.


A cura dell'Associazione OPhrys (tratta dalla pubblicazione d'ipotesi per un diverso utilizzo di un'area del Fiume Vandra in Provincia di Isernia).

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