L’arte del paesaggio non riguarda solo i giardini, ma si occupa dell’intero contesto territoriale. I principali campi di applicazione sono i luoghi di pellegrinaggio, le aree a verde attrezzato, i villaggi turistici. L’arte del paesaggio si distingue dall’arte dei giardini perché, mentre la seconda opera con le regole dell’architettura mirando a determinare confortevoli spazi di vita, sia pure all’aperto, la seconda, oltre che ad occuparsi di contesti più ampi, tende a dare un’interpretazione dei luoghi naturali (a volte umanizzati) dei quali si occupa, non a creare ambienti artificiosi come lo sono i giardini. Questi ultimi, lo si ribadisce, utilizzano gli strumenti dell’architettura, anche se di un’architettura vegetale fatta di masse arboree invece dei volumi, di prati invece di pavimenti, di viali invece di corridoi, di cortine arboree invece dei muri e così via; nei giardini è piacevole stare, alla stessa maniera che in un locale di soggiorno al coperto. L’arte del paesaggio, invece, generalmente non si occupa di ambiti circoscritti e, quando lo fa, questi ultimi sono inseriti in sistemi territoriali più ampi, i quali danno significazione ai singoli punti in essi compresi.
Il caso esemplare è quello dei santuari religiosi che vanno letti in maniera congiunta con i percorsi di pellegrinaggio che ad essi conducono o come riferimenti visivi per un più o meno vasto intorno spaziale: i pellegrini arrivano per tappe al santuario di S. Liberato a Roccamandolfi, da un lato, e, dall’altro lato, il santuario di Castelpetroso segna il momento di passaggio dal bacino idrografico del Biferno a quello del Volturno, per non parlare che di un’unica parte della regione. Che i santuari non siano fatti isolati nel territorio lo dimostra pure, limitandoci a pochi esempi, la cosiddetta scala santa che i pellegrini devono superare per espiare i propri peccati, all’esterno del santuario di S. Michele a S. Angelo in Grotte e le varie effigi di santi poste in edicole votive lungo gli itinerari di pellegrinaggio (quella di S. Egidio alla base del sentiero che porta all’omonima chiesetta rurale a Boiano o quella di S. Nicola nei pressi della cappella dedicata a questo santo nel comune di Guardiaregia, sempre sul Matese). Tra queste edicole ve n’è una particolarmente significativa perché si trova nei pressi di un passaggio pericoloso che bisogna effettuare per raggiungere l’eremo di S. Michele a Foce a Castel San Vincenzo; la prova di coraggio alla quale sono soggetti i pellegrini costituisce una sorta di metafora delle difficoltà che si devono affrontare per conquistare la vita eterna. I tragitti devozionali si concludono con il santuario che, generalmente, sta in ambito rurale (l’unica eccezione è quello di S. Liberato a Roccamandolfi): l’area circostante alla chiesa assume un valore particolare. Quando essa è delimitata da un recinto, come a Canneto, essa diventa un giardino che richiama l’immagine del paradiso terrestre, mentre a Castelpetroso è un luogo per il ristoro dei fedeli con l’ostello, il negozio di souvenir, ecc..
Un altro segno della religiosità alla scala paesaggistica sono i «calvari» con le croci: ad esempio a Trivento esso è posto sul Colle S. Giovanni, visibile dall’abitato per la sua vicinanza ad esso. La progettazione a livello di paesaggio è presente nelle aree attrezzate a verde sempre più frequenti nella nostra regione. Queste aree attrezzate disseminate in territorio extraurbano si distinguono dalle infrastrutture per lo sport perché queste ultime si configurano come spazi monofunzionali, separati dal resto delle funzioni cittadine. Invece tali aree attrezzate prevedono la collocazione di campi sportivi, parchi giochi, ecc. all’interno di superfici più ampie: i bambini possono giocare liberamente senza essere condizionati da spazi specificamente destinati alle pratiche sportive dove le attività ludiche devono seguire regole determinate quali i rettangoli per il gioco del calcio, della palla a volo, del basket. Vi sono poi sport che per loro natura si devono svolgere in spazi liberi, rimanendo immersi nella natura, come il golf che si può praticare a Filignano e lo sci con gli impianti di Campitello e Capracotta. Tra le aree attrezzate vi sono pure i parchi a tema come il park adventure di Campolieto. Altre attrezzature che sono immerse nel paesaggio sono i campeggi, da quelli della costa a quelli collocati nei boschi di Monte Vairano e di Toppo Pianella, e i villaggi turistici che sono ormai tantissimi (a Vinchiaturo, a S. Maria del Molise, a Rocchetta al Volturno e così via).
Nella cultura ottocentesca le case di campagna delle famiglie signorili dovevano collocarsi in posizioni dominanti: vedi a S. Massimo in località Masomartino o sul colle della cappella di S. Maria delle Fratte oppure a Macchiagodena il casino della famiglia Ciocchi ai margini del bosco Centomani. Questa tendenza si giustifica non solo per la ricerca di visibilità, ma pure per il godimento del panorama in chi soggiorna in queste residenze rurali. Infatti gli antichi casini erano, nello stesso tempo, luoghi della produzione agricola e del piacere, due funzioni che nell’urbanistica moderna vengono distinte: si pensi, a questo proposito, al parco attrezzato di Monte Vairano destinato al tempo libero che è distante dall’insediamento abitativo di Campobasso.
Il paesaggio si integra pure con i centri urbani minori i quali sembrano immersi nel contesto naturale; qui le abitazioni che sono quasi sempre unifamiliari hanno in genere un giardino sistemato in maniera povera, quasi come un orto. Nel loro insieme le case vengono a formare una sorta di «community garden» nella quale si vive a stretto contatto con gli spazi verdi. Solo i giardinetti pubblici costituiscono superfici autonome senza legami con gli edifici dei quali rappresentano un ornamento. I giardini delle ville nobiliari sono segnalati in lontananza dalla presenza di pini (nella tenuta Tommasi a Spinete, per citare un esempio) e dalle colonne in pietra che sostengono il cancello all’ingresso.
I principali giardini seguono la tradizione del giardino “all’italiana”, non trovando piede qui da noi il gusto romantico del giardino “all’inglese”. Vi sono casi di revival classico come quello del giardino Ianigro a Faifoli nel comune di Montagano dove è possibile trovare il viale colonnato, la terrazza, le rampe, la grotta. Segni del paesaggio sono anche gli alberi monumentali che si sono conservati perché per la cultura popolare tagliare le piante secolari era considerato un sacrilegio. Luoghi privilegiati per le sistemazioni paesaggistiche sono i tanti laghi presenti nella nostra regione, per la loro bellezza scenica e per le loro rive con declivio dolce che li rende adatti alla fruizione ricreativa. Tra questi bacini idrici c’è quello di Guardialfiera, ricadente nell’ambito del parco letterario Iovine in cui poter rivivere i paesaggi delle Terre del Sacramento.
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