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Alberi e boschi

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Dubbi sulla tutela degli alberi monumentali
Un grosso dubbio: siamo sicuri che è meglio prevenire, tutelare, conservare, valorizzare o è meglio non conoscere, non segnalare gli alberi "monumentali" inseriti nel paesaggio con l'intricato meccanismo legislativo nazionale e regionale? 

Per gli alberi monumentali l'anno 2008 dovrà essere ricordato come l'anno dei Decreti Legislativi. 62 e 63 relativo ai beni culturali, che sulla scorta dei principi espressi dalla Corte Costituzionale, che apporta modifiche al D. Lgs. n. 42 del 2004 «Codice dei beni culturali e del paesaggio», adeguano, tra l'altro, la definizione di «Paesaggio» a quella adottata nel 2000 proprio dalla Convenzione Europea sul Paesaggio ratificata dalla Repubblica Italiana con Legge del 9 gennaio 2006, n. 14. Specialmente per quanto riguarda il D. Lgs. n. 63, (Paolo Caramalli www.aisfit) (Come al solito le leggi sono sempre modificabili integrate variate aggiornate minimo 7-10 volte nel giro di pochi anni)

Per i tecnici e per gli operatori della selvicoltura e del verde, e per noi che ci occupiamo a tempo perso di  alberi monumentali, tutti dovrebbero sapere (forse) che gli alberi monumentali possono essere dichiarati di notevole interesse pubblico e quindi annoverati nell'elenco dei beni paesaggistici, al pari dei complessi archeologici (Colosseo) , delle ville (ville Toscane, Tivoli, Venete  ecc..) , dei castelli (Monforte di Campobasso, Pescolanciano ecc..  e dei centri storici di maggior pregio (Firenze, Venezia, Roma ecc.. ).

Ma i grandi alberi non hanno la fortuna di essere nella lista prioritaria degli elementi paesaggistici, anzi forse è meglio che rimangono inaccessibili, lasciati isolati alla sensibilità individuale di proprietari, tecnici e operatori che decidevano di riservare dal taglio quei soggetti arborei che per i motivi più disparati ritenevano opportuno preservare e conservare secondo il buon senso e la buona tecnica selvicolturale. Molte regioni hanno emanato leggi e norme. Il Corpo Forestale dello Stato ha avviato il censimento dal 1982 su tutto il territorio nazionale che permette di individuare e di catalogare oltre 22.000 alberi di particolare interesse, ulteriormente selezionati in 2000 di grande interesse, tra cui circa 150 definiti monumentali perché portatori di un valore eccezionale. Grande lavoro ma ci chiediamo come si potrà controllare, mantenere, aggiornare l'elenco degli alberi monumentali in futuro?  Ci piacerebbe che il lavoro sia sempre in atto in tutta Italia e che non finisse mai.

Gli alberi vivono minimo 4-5 volte più di noi e con un quadro normativo, tecnico e scientifico spesso non proprio omogeneo con elenchi di alberi monumentali che risultano compilati da Enti distinti secondo criteri tecnico-scientifici e sensibilità socio-culturali molto differenti, con normative regionali molto diverse. Per la verità sarebbe stato meglio se fosse stata varata una legge quadro nazionale che riordini tutto il settore degli alberi monumentali.

Siamo in perfetta sintonia con il Dott. Caramalli(*) di cui riportiamo il suo testo preso dall'Italia Forestale e Montana che è la più importante rivista italiana e forse europea di politica, economia e tecnica dell'Accademia di Scienze Forestali www.aisf.it

[...] Vi è inoltre un'altra considerazione da fare. ai sensi del Codice Urbani il Patrimonio Culturale nazionale è costituito da Beni culturali e da Beni paesaggistici. Grazie al D. Lgs. n. 63 gli alberi monumentali, in quanto Beni paesaggistici a tutti gli effetti, entrano a far parte del patrimonio culturale nazionale, proprio come i capolavori dell'arte umana. Recependo e facendo propria una sensibilità diffusa, quindi, i monumenti della Natura vengono finalmente equiparati ai monumenti dell'Uomo: il sostantivo «albero» entra ufficialmente nei testi nazionali che tutelano il patrimonio culturale. Il patrimonio artistico naturale alla stregua del patrimonio artistico antropico.
Ma c'è dell'altro. Secondo le modifiche apportate all'art. 137 (test.) le Regioni istituiscono apposite commissioni con il compito di formulare proposte per la dichiarazione di notevole interesse pubblico degli immobili. In queste commissioni trovano rappresentanza le competenti Sovrintendenze ai beni architettonici e al paesaggio e quelle ai beni archeologici, le Regioni, le Università degli Studi, le Fondazioni di tutela del patrimonio culturale e le Associazioni portatrici d'interessi diffusi. Tali commissioni, però, novità, sono integrate (test.) dal rappresentante del competente Comando Regionale del Corpo Forestale dello Stato nei casi in cui la proposta riguardi filari, alberate ed alberi monumentali: un'altra funzione tecnica per il CFS e un altro riconoscimento professionale per i tecnici forestali tutti.
Scenari professionali aperti
Si aprono nuovi scenari professionali per i tecnici e per gli operatori della selvicoltura e dell'arboricoltura, chiamati a collaborare e a interagire per segnalare oggi quegli alberi che, se salvaguardati, diverranno monumentali domani. E già questo non è poco.
I tecnici privati e pubblici sono chiamati anche a contribuire alla definizione di un protocollo ufficiale ove siano indicate le modalità di catalogazione e i caratteri che portano a dichiarare monumentale un filare, un'alberata o un singolo albero: portamento singolare o maestoso, rarità botanica, pregio naturalistico, dimensioni imponenti (altezza, diametro), longevità eccezionale, importanza paesaggistica storica, religiosa, per la tradizione locale o cos'altro ancora?
Un impegno che dovrà senz'altro vedere il contributo del personale del CFS presente nelle commissioni paesaggistiche, chiamato anche a indirizzare i colleghi in servizio presso i reparti operativi sul territorio, in merito al valore e al regime sanzionatorio da applicare per interventi non autorizzati su soggetti arborei classificati monumentali. Anche al fine di contenere il futuro contenzioso amministrativo e penale.
Per gli operatori, invece, sorge anzitutto la necessità di crescere ed aggiornarsi con la consapevolezza di stare intervenendo non solo e non tanto sui migliori patrimoni genetici prodotti dal mondo vegetale, tanto forti e resistenti da superare le siccità più lunghe e i freddi più intensi, e speriamo anche gli inquinamenti e le manomissioni ambientali più invasive. Ma su veri e propri beni immobili costituenti il patrimonio culturale nazionale: potare il bizzarro habitus della «Quercia delle streghe» a Capannori (LU) non ha minor valore culturale di eseguire la manutenzione delle storiche mura di Lucca, ad esempio. Indubbiamente ciò richiede un  cambio di marcia.
Conclusioni
Le recenti disposizioni modificative del «Codice dei beni culturali e del paesaggio » interessano molto opportunamente anche gli alberi monumentali quali testimoni di civiltà e portatori di molteplici valori. Disposizioni necessarie, irrinunciabili, di cui si avvertiva il bisogno per iniziare a ricomporre e a omogeneizzare il quadro nazionale, assai frammentato in questo affascinante campo del sapere. Si aprono scenari nuovi. Nuovi e importanti giacché i tecnici e gli operatori privati e pubblici dei boschi e del verde che operano sui campioni della nostra flora nazionale dovranno ufficialmente essere considerati a tutti gli effetti anche tecnici e operatori culturali. E di ciò dovranno tenere conto nella quotidiana attività professionale.

(*)PAOLO CARAMALLI, Dottore di Ricerca in Economia, Pianificazione forestale e Scienze del Legno.

Noi come piccola associazione aggiungiamo: tecnici e operatori culturali del verde e dei boschi fatevi sentire su questo affascinante campo degli alberi monumentali e patrimonio di tutti.

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