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Alberi e boschi

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Il Bosco Abeti Soprani di Pescopennataro e Sant'Angelo del Pesco

Comuni interessati: Pescopennataro e Sant'Angelo del Pesco;
Sito di importanza comunitaria: codice IT7218215 "Abeti Soprani Monte Campo Monte Castelbarone Sorgente del Verde";
Superficie complessiva del Sito: Ha 3033;
Superfice abetina stato puro ragguagliata indicativa: Ha 1000;
Altitudine media: 1250-1300 mslm.

Pescopennataro viene chiamato il paese degli Abeti, per la presenza sul suo territori Il Bosco Abeti Soprani di Pescopennataro o di una specie Europea che per la sua diffusione è proprio l'abete bianco. Il bosco degli abeti soprani rientra in un sito di importanza comunitario di circa 3000 ettari ubicato nell'altissimo Molise nei comuni di sant'Angelo del Pesco, Pescopennataro, Agnone, che secondo la classificazione della rete europea Natura 2000 è denominato "Abeti soprani, Monte Campo Monte Castelbarone Sorgente del Verde". In quest'articolo parliamo in particolare delle abetine che solo in alcune particelle forestali prevalgono quasi allo stato puro e che si estendono da NE a SO tra i comuni di Sant'Angelo del Pesco e Pescopennataro.

L'Abete bianco nell'Appennino centro meridionale rappresenta una situazione ecologica abbastanza rara e di interesse particolare per lo studio della biodiversità. Non è facile trovare spesso abetine che riescono a vivere in condizioni edafiche e climatiche sui orizzonti fitoclimatici submontani anche perchè nei secoli passati c'è stata una forte riduzione di questa specie.

L'Abete bianco si trova generalmente misto al faggio e in alcuni casi anche al cerro come nel bosco della riserva di Collemeluccio nel comune di Pietrabbondante. L'abete bianco è una specie particolare un po' delicata, è diffusa in diversi areali del centro-sud dell'Appennino. Nel centro Italia, si trova oltre che in Toscana (Abetone Bosco di Vallombrosa) in gruppi isolati sui Monti delle Laga nell'Appenino Teramano e del Gran Sasso. Si rinviene anche in Calabria in Sila, Aspromonte e Pollino. Vale ricordare che in Sicilia è presente ormai in forma di pochi esemplari con l'Abies nebrodensis. E' proprio nell'Altissimo Molise e a confine con l'Abruzzo (Abetina di Rosello) e nel bacino del Trigno che l'abete bianco se pur consociato trova ancora una sua certa diffusione anche se non si tratta di specie esclusivamente endemica. Non a caso già nel 1971 per il Bosco "Abeti Soprani" la Società Botanica Italiana aveva posto l'interesse nel censimento dei Biotopi di rilevante interesse vegetazionale. Il bosco degli Abeti soprani è anche un bosco da seme utilizzato per la riproduzione delle piantine nei semenzali.

Bisogna stare comunque attenti perchè l'abete è minacciato spesso da parassiti, da animali selvatici e dall'uomo. Infatti in passato la distribuzione dell'abete bianco è stata fortemente influenzata dall'azione antropica che, nella maggior parte dei casi, ha sfavorito o eliminato questa conifera a favore di altre specie ed in particolare del faggio. Inoltre la superficie occupata dall'abete bianco si è contratta nel giro di alcuni secoli non solo mediante la sostituzione con altre specie, ma anche con l'eliminazione di popolamenti forestali per creare dei pascoli.

L'abete bianco comunque può essere ancora impiegato in rimboschimenti o in consociazioni con altre specie sia pure con qualche limite legato alla sua autoecologia. L'esigenze ambientali dell'abete bianco sono intermedie tra quelle dell'abete rosso e quelle del faggio, ma non sempre è così. In alto Molise e sulla vallata del Trigno si spinge anche nell'orizzonte submontano in boschi di cerro anche se corrispondono popolamenti di sviluppo modesto e precaria longevità ma capaci di facile rinnovazione naturale (Patrone 1970 Guidi 1971). Una ipotesi della sua possibile moria è sicuramente climatica, idrica e inquinante oltre che dipendere da cause parassitarie dall'età del popolamento e dall'uomo. Pertanto la gestione risulta non semplice per il recupero del legname di piante secche o sradicate.

La Localizzazione del Bosco Abeti Soprani Il Bosco Abeti Soprani di Pescopennataro
Partendo da Est sul territorio del Comune di Sant'Angelo del Pesco, località Acqua degli Angeli ma a pochi km dal centro abitato di Pescopennataro a 1100 mslm lungo la strada provinciale Istonia Sangrina che unisce S.Angelo del Pesco e Pescopennataro, sulla destra si comincia ad osservare un bosco misto prevalentemente di faggio che arriva fino a località Monte le Pere a 1416 mslm. Da 1300 mslm le pendenze sono molto elevate ed è facile notare una lunga cresta rocciosa di direzione NE - SO coperta di faggio e abete bianco che rappresenta Monte San Luca. Da qui è possibile osservare un bellissimo panorama. La parte più alta è a 1505 mslm. D'autunno è facile scoprire il faggio più in quota e il bel color verde dell'abete bianco oltre osservare in lontananza le bellissime rocce e morge che sovrastano il centro abitato di Pescopennataro. Il Bosco Abeti Soprani di Pescopennataro La cresta di Monte San Luca presenta a NE un lungo strapiombo di circa 150 mt. Al di sotto di Monte San Luca c'è un famoso Eremo. Per raggiungere l'Eremo di San Luca basta scendere dalle piste di sci da fondo di Capracotta direzione Pescopennataro e subito si nota su una curva ad U. Sullo sfondo il piccolo eremo in pietra ricco di storia e tradizioni. Da qui a destra parte anche un sentiero (Sentiero dell'Eremo di San Luca) segnato dal Club Alpino Italiano che scende prima per una scalinata e entra nel bosco degli abeti soprani lateralmente alle ampie pareti rocciose poi dolcemente arriva in località Colonia (tempo di percorrenza 1 ora) all'entrata dell'abitato di Pescopennataro. La strada asfaltata in discesa dopo una serie di curve e tornanti passando la Fonte della Gallina a 1405 mslm arriva al paese di Pescopennataro a 1200 mslm.

Nel Bosco Abeti Soprani il popolamento quasi puro si trova ad est della strada che da Prato Gentile di Capracotta arriva a Pescopennataro tra località la Colonia e Colle Canalicchio e a quote più basse rispetto al faggio e a Nord di Monte San Luca dove si notano spesso all'interno del bosco anche piante secche e deperienti. Il bosco è molto fitto e ombroso, le grandi piante d'abete sovrastano spesso le altre specie in particolare il faggio.

Il confine sud del Bosco Abeti soprani termina sulle curve di livello tra i 1250-1350 msl. A quote più alte sulla ampia e imponente montagna di Monte Campo e dei Montetti di Carovilli in vicinanza pochi esemplari di abete bianco di non grande dimensione sono presenti insieme al faggio e qualche esemplare a Nord della lunga cresta di Monte San Nicola fino a località Guado Cannavina. Il Lato Est indicativamente del Bosco degli abeti soprani scende da Guado Cannavina fino in località Laghi dell'Anitra - Rio Verde dove c'è un area pic nic e in località Monte Pasquale dove ormai scompare a spese del cerro.

Pur se difficile individuare dove prevale l'abete bianco sul faggio si può solo dire che questa specie è meglio presente a quote più basse rispetto al faggio in versanti con pendenze più modeste su suoli bruni acidi e con altezze dominanti di circa 20 metri a quote comprese tra i 1050 mslm e i 1350 mslm. L'abete domina sul faggio che ha una altezza media di 6-10 mt e anche su altre piante come l'Acero montano e il Carpino bianco. Altra zona facente parte dell'area SIC dove predomina l'abete bianco a quote più basse é in vicinanza del rifugio forestale di Monte Castel Barone a Nord di Monte Sant'Onofrio nel Comune di Agnone.

Nell'area SIC e in particolare a Nord di Monte Campo (1717 mslm) e Monte San Nicola (1516 mslm) in località Cannavinella e Cannavine già nel comune di Capracotta fino ad arrivare in localià Monte Sant'Onofrio nel comune di Agnone e a quote più elevate la tipologia boschiva più diffusa è data dalla faggeta che prevale su altre specie come l'abete bianco. Lo strato dominante è il faggio con altezze medie di 15-18 mt e da qualche abete bianco rappresentato da esemplari più giovani. Si può localizzare su pendii meno acclivi e verso nord a quote più elevate con un sottobosco più ricco di specie di cui una importante è l'agrifoglio. Con pendenze più elevate dove è ricca la roccia che affiora insieme al faggio c'è anche il tasso e l'acero montano i tra cui non dovrebbe mancare qualche esemplare del famoso acero di Lobel. Su suoli argillosi di Monte Pasquale e Monte del Cerro a quote più basse vale ricordare la presenza di piccoli nuclei di cerro che sostituscono il faggio.

L'intera area SIC (Sito di importanza comunitaria) non è costituita solo da boschi ma per circa il 25% del sito prevalgono le praterie, i cespuglieti, gli arbusteti dove predomina la rosa, il prugnolo, il biancospino, i rovi, il perastro, i ligustri, l'acero campestre, il caprifoglio. Le praterie sono in zone pianeggianti a quote tra i 1050 i 1500 mt. Sono praterie xerofitiche della zona temperata caratterizzate da Bromus erectus Poa bulbosa e Festuca. In località delle sorgenti Rio Verde (vicino l'area attrezzata) sono presenti zone umide con le tipiche canne palustri Phragmites communis e Magnocariceti. La classe Phragmiti-Magnocaricetea occupa una posizione intermedia e di raccordo tra i prati umidi e i boschi igrofili (Querco-Fagetea). L'"effetto mosaico" molto elevato in questi tipi di vegetazione che reagiscono molto sensibilmente alle micromorfologie, rende difficile l'inquadramento delle cenosi.

Un po' di botanica dell'Abete bianco
Albero di grandi dimensioni con chioma sempreverde, piramidale di colore verde cupo con riflessi argentei. Fusto diritto e colonnare con corteccia bianco-cenerina che nelle piante adulte si screpola a placche, spesso con bolle di resina. Apparato radicale inizialmente fittonante, in seguito prevalgono le ramificazioni laterali che se il terreno lo permette tendono ad approfondirsi.
Gemme: Piccole, coniche, non resinose, di colore bruno lucente con squame arrotondate all'apice e mai carenate.
Foglie: Aghiformi, persistenti, inserite isolatamente sui rami, ma disposte in allineamento opposto a modo di doppio pettine. Lunghe 2-3 cm appiattite e con la parte apicale rotondeggiante ed intaccata. Di colore verde scuro e lucente sulla pagina superiore e percorse da due linee bianco-argentee sulla pagina inferiore.
Fiori: Pianta monoica. Microsporofilli in amenti ovoidi gialli riuniti a gruppi. Macrosporofilli di forma cilindrico-ovoidale, di colore rosso-violetto formati da squame ovuligene e da brattee copritrici più lunghe delle squame.
Frutti: Strobili di forma quasi cilindrica di colore rosso-bruno a maturazione, con squame legnose arrotondate che portano alla base due semi. Dalle squame fuoriescono le brattee che terminano a punta e sono diritte o riflesse. Quando i coni sono maturi le squame si aprono e si staccano con i semi lasciando l'asse centrale (rachide) sulla pianta completamente nudo.

L'impiego di questa specie deve tenere conto delle sue esigenze ecologiche: in esposizioni a sud solo al di sopra dei 1.000 m; il legno di abete è leggero, chiaro e tenero a tessitura fine, fibratura dritta, ritiro modesto, durabilità scarsa ma di lavorazione agevole. Dal tronco dei giovani alberi si ricava una trementina. La corteccia contiene una scarsa quantità di tannino per cui, nonostante sia adatta alla preparazione ed alla conservazione del cuoio, non viene sfruttata industrialmente.

Resistente alle intemperie. Tollera bene le posizioni ombreggiate, anzi le richiede nel periodo giovanile. Predilige zone con alti e costanti valori di umidità. Sensibile alle gelate tardive ed alla aridità prolungata. Vegetazione ottimale su tutti i tipi di terreno, purché fertili, permeabili, profondi e freschi. Non sopporta quelli prettamente argillosi. Si adatta a terreni di diversa origine, da quelli evoluti su substrato calcareo o dolomitico a quelli siliceo-argillosi.

L'abete bianco si propaga soltanto per semi. La fruttificazione è tardiva in bosco (40-60 anni), più rapida nelle piante isolate (20-40 anni). La facoltà germinativa è variabile con valori dal 40% al 70% e non si mantiene oltre la primavera successiva la maturazione.
Prospettive. Le abetine di abete bianco, quando hanno superato i 60-100 anni di età diventano più rade a causa della caduta di piante attaccate dai parassiti. Nelle lacune si insediano spesso le latifoglie che poi finiscono per facilitare anche l'insediamento degli abeti novelli dando, così, l'inizio alla formazione del bosco misto. Ai fini della produzione di legno il trattamento migliore sarebbe quello della fustaia mista disetanea sottoposta a tagli moderati a breve periodo.

Vedi anche a Pescopennataro Sentiero Eremo di San Luca
Vedi anche a Pescopennataro Sentiero Laghi dell'Anitra
Vedi anche a Pescopennataro Sentiero La Morgia

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