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Alberi e boschi

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Riserva di Montedimezzo - San Pietro Avellana - Vastogirardi (IS)
La Riserva Naturale Orientata di Montedimezzo, come l'abetina di Collemeluccio, è oggi un bene inalienabile dello Stato. Essa ha una estensione di circa 291 e insieme all'altra riserva naturale di Collemeluccio (distante circa 20 km) costituisce una delle riserve della biosfera che fa parte del progetto UNESCO denominato "Man And Biosphere" (MAB), che ha lo scopo di creare una rete internazionale di riserve con certe caratteristiche. Le finalità di queste aree protette sono la conservazione della diversità biologica, la promozione dello sviluppo economico sostenibile e la salvaguardia dei valori culturali connessi.Riserva di Montedimezzo

L'ambiente fisico della Riserva di Montedimezzo è quello tipico delle zone dell'Appennino interno centro-meridionale, con morfologia piuttosto tormentata e suoli prevalentemente argillosi o fliscioidi (arenarie e calcari marnosi). La riserva si estende su versanti maggiormente esposti a nord-ovest, a quote comprese tra 921 e 1824 metri s.l.m.La sua vegetazione è arborea, con prevalenza di Cerro e Faggio, due specie che predominano l'una sull'altra in funzione della pendenza, dell'altitudine, del substrato pedologico e delle variazioni microclimatiche. Il Cerro si sviluppa prevalentemente su substrati argillosi e marnosi, con condizioni climatiche intermedie e con tolleranza di periodi siccitosi. Le specie arboree della cerreta sono il Perastro, il Melo selvatico, l'Acero campestre, l'Acero di monte (Acer pseudoplatanus), mentre gli arbusti più frequenti sono gli stessi presenti a Collemeluccio. La Faggeta, invece, rappresenta alle quote più elevate dell'Appennino la vegetazione climax e risulta strettamente adattata alle condizioni climatico-edafiche, piuttosto estreme, che caratterizzano le altitudini superiori ai 1.000 metri. Riserva di Montedimezzo

Le condizioni bioclimatiche sono tali da determinare una selezione delle specie; a ciò si aggiunge l'azione delle pratiche silvo-colturali che, privilegiando lo sviluppo delle specie dal legname più pregiato rispetto ad altre, hanno contribuito alla formazione di boschi pressoché monospecifici. In linea generale, si distingueono due gruppi di Faggio: uno più basso, che da un limite inferiore variabile (800-1000 metri) sfuma in uno superiore che si arresta, a partire dai 1500 metri di quota, là dove la Faggeta cede il posto alle praterie di vetta. Le faggete d'alto fusto della fascia inferiore si trovano a contatto diretto con i querceti (Cerrete), ma in condizioni di umidità atmosferica maggiori. In questa fascia il sottobosco tipico è costituito dall'Agrifoglio, da alcune specie di acero (Acer sp.pl.) e dal novellame dello stesso Faggio. Meno frequenti sono i piccoli frutici, quali la Dafne (Daphne laureola). Lo strato erbaceo, anch'esso di norma poco folto, vede come specie più rappresentative il Caglio odoroso (Galium odoratum), l'Erba fragolina (Sanicula europaea), il Ciclamino (Cyclamen hederifolium), il Ranuncolo lanuto (Ranunculus lanuginosus). In primavera, quando gli alberi sono ancora spogli, si ha l'effimera comparsa di entità bulbose a fiori appariscenti, quali la Scilla (Scilla bifolia), lo Zafferano (Crocus neapolitanus) e il Bucaneve (Galanthus nivalis).

Le vicende storiche che ne hanno determinato lo status giuridico attuale e quindi il suo buon livello di conservazione, sono pressappoco comuni a buona parte dei territori demaniali. Il Bosco di Montedimezzo costituiva in passato, con i limitrofi nuclei Feudozzo e Pennataro, un unico complesso forestale; la proprietà di tale feudo, degli Angioini fino 1606, poi dei Monaci Certosini fino al 1799, divenne regio patrimonio dei Borboni e dichiarato Reale Riserva di Caccia nel 1825. Riserva di Montedimezzo

Oggi la Riserva viene amministrata dall'Ex Azienda di Stato per le Foreste Demaniali, con sede in Isernia, e gestita in collaborazione con il Comando Stazione Forestale di Montedimezzo. Il nucleo di Montedimezzo costituisce non solo una delle quattro Riserve MaB che l'UNESCO ha istituito in Italia, ma anche una Riserva Biogenetica, nella quale l'Istituto Sperimentale per la Selvicoltura di Arezzo effettua periodici prelievi di semi, impiegati successivamente per la produzione di postime per rimboschimenti. La fauna che vive nel bosco Montedimezzo è rappresentata dagli animali più frequenti nell'Appennino: cinghiale, lepre, tasso, donnola, faina, volpe. Uccelli ed altri piccoli animali sono presenti con rappresentanti di quasi tutte le specie comuni al comprensorio dell'Alto Molise. Nei locali della Stazione forestale è stato allestito un Centro Visita nel quale è possibile osservare alcuni reperti della flora e della fauna caratteristiche del luogo.

COME SI ARRIVA A MONTEDIMEZZO
Da Isernia che dista Km 35 si giunge alla riserva con il treno utilizzando la fermata della stazione di S. Pietro Avellana (45 min.) o con l'auto percorrendo un tratto di strada a scorrimento veloce "Trignina", un tratto della 86 Istonia bivio Carovilli San Pietro Avellana e 12 km sulla strada Carovillense che collega Carovilli San Pietro Avellana.
Da Castel Di Sangro (AQ) che dista dalla riserva Km 25 per la SS Sangritana fino al bivio di San Pietro Avellana salendo per le "Masserie di Cristo" si arriva al Paese di San Pietro Avellana e poi proseguendo per altri 5 Km.

Vedi anche a San Pietro Avellana Sentiero Italia

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