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Regione Marche – Legge regionale 23 febbraio 2005, n. 6 “Legge Forestale”

logoregionemarcheNella Regione Marche la legge indica le “formazioni vegetali” definite come: “… gli alberi di qualunque specie, i filari, i gruppi e qualsiasi altro elemento o formazione vegetale di particolare interesse storico-culturale o di particolare pregio naturalistico-paesaggistico, che per età o dimensioni possono essere considerati come rari esempi di maestosità e longevità o che recano un preciso riferimento ad eventi o memorie rilevanti dal punto di vista storico, culturale, o delle tradizioni locali”.

ARTICOLO 26
(Formazioni vegetali monumentali)
1. Nel territorio regionale sono tutelate le formazioni vegetali monumentali così come definite all’articolo 2, comma 1, lettera l), e censite nell’elenco di cui all’articolo 27.
2. E’ vietato effettuare qualsiasi intervento sulle formazioni vegetali monumentali o abbatterle senza autorizzazione del Comune. In zona montana l’autorizzazione è rilasciata dalla Comunità montana qualora delegata dal Comune. L’autorizzazione è rilasciata solo in caso di eccezionale necessità o gravità.
3. Le Comunità montane e i Comuni comunicano alla struttura regionale competente in materia di foreste le autorizzazioni rilasciate, ai fini dell’aggiornamento dell’elenco di cui all’articolo 27.

ARTICOLO 27
(Censimento ed elenco regionale delle formazioni vegetali monumentali)
1. La Giunta regionale, entro novanta giorni dall’entrata in vigore della presente legge, definisce i criteri, le modalità ed i tempi per la realizzazione del censimento delle formazioni vegetali monumentali ed istituisce a tal proposito un apposito elenco, periodicamente aggiornato.
2. La struttura regionale competente in materia di foreste provvede a notificare ai proprietari le formazioni vegetali monumentali inserite nell’elenco con l’indicazione della specifica tutela.
3. Ogni formazione vegetale monumentale è contrassegnata con apposita targa di riconoscimento, fornita dalla Giunta regionale.
4. I Comuni provvedono, d’intesa con i proprietari, alle spese necessarie per la manutenzione delle formazioni vegetali monumentali utilizzando i proventi derivanti dalle sanzioni di cui all’articolo 30.

ARTICOLO 28
(Registro comunale delle formazioni vegetali abbattute abusivamente)
1. Ai fini della inedificabilità prevista dall’articolo 30, comma 14, i Comuni istituiscono, entro novanta giorni dall’entrata in vigore della presente legge, un registro contenente l’elenco degli alberi e delle formazioni vegetali monumentali tutelate ai sensi del presente capo abbattute senza la prevista autorizzazione. Nel registro sono indicati, per ciascuno di essi, l’esatta ubicazione e l’estensione dell’area di incidenza della chioma.
2. Nei casi in cui l’area di incidenza della chioma non sia accertabile, la stessa viene stabilita con le modalità previste dall’allegato 2 alla presente legge.

Fonte: Leggi e regolamenti regionali della Regione Marche

 

Regione Lazio – Normativa sugli alberi monumentali

Regione Lazio

Regione Lazio

L.R. 28 Ottobre 2002, n. 39 Norme in materia di gestione delle risorse forestali”. (Pubblicata nel BOLLETTINO UFFICIALE della REGIONE LAZIO n° 32 S.O. 7 del 20 Novembre 2002)

Capo II
Art. 31
(Tutela degli alberi monumentali)

1. La Regione detta norme per la tutela degli alberi monumentali di pregio naturalistico, storico, paesistico e culturale sia su proprietà pubblica sia su proprietà privata, presenti su tutto il territorio regionale.
2. Ai fini di cui al comma 1 vengono considerati alberi monumentali, anche se non iscritti nell’elenco delle specie forestali di cui agli allegati A1, A2 ed A3:
a) alberi isolati anche all’interno dei centri urbani, o facenti parte di formazioni boschive naturali o artificiali che per età o dimensioni possono essere considerati come rari esempi di maestosità e longevità;
b) alberi che hanno un preciso riferimento a eventi o memorie rilevanti dal punto di vista storico o culturale;
c) alberi dichiarati monumentali in base a precedenti disposizioni legislative in materia di bellezze naturali e paesistiche o in base a specifici atti amministrativi.
3. Le aree in cui insistono gli alberi monumentali, come definiti al comma 1, anche se sostituiti da nuove piante, sono gravate dal vincolo di inedificabilità.
4. L’abbattimento degli alberi monumentali può avvenire per esigenze di pubblica incolumità, per motivi fitosanitari. L’abbattimento è autorizzato dal comune solamente dopo aver accertato l’impossibilità di adottare soluzioni alternative ed avuto il parere della soprintendenza ai beni monumentali ed ambientali e quello dell’organo consultivo di cui all’articolo 8, anche nel caso in cui l’intervento sia previsto dai piani di cui agli articoli 13 e 14.
5. Per gli alberi monumentali interni ai centri abitati, successivamente al loro abbattimento, deve procedersi alla bonifica del sito e quindi al reimpianto di nuovi alberi. Il regolamento forestale, di cui all’articolo 36, indica le modalità per la manutenzione e gestione degli alberi monumentali.

Art. 32
(Elenco degli alberi monumentali)

1. E’ istituito l’elenco regionale degli alberi monumentali. L’elenco è tenuto presso l’assessorato regionale competente in materia di ambiente.
2. L’inserimento degli alberi nell’elenco di cui al comma 1 avviene su richiesta all’assessorato regionale competente in materia di ambiente da parte di un ente locale o ente gestore di area naturale protetta, oppure su segnalazione di singoli cittadini o associazioni. L’assessorato provvede previo parere dell’organo consultivo di cui all’articolo 8.
3. All’atto del loro inserimento nell’elenco, gli alberi devono essere rilevati, descritti e cartografati in specifica documentazione.
4. Il regolamento forestale, di cui all’articolo 36, definisce le modalità per la presentazione delle proposte di inserimento nell’elenco.

Art. 33
(Valorizzazione degli alberi monumentali)

1. Gli alberi inseriti nell’elenco regionale degli alberi monumentali devono essere segnalati in loco riportando almeno la dicitura:“albero monumentale“ ed il riferimento alla presente legge.
2. La Regione, gli enti locali, gli enti gestori delle aree naturali protette e le associazioni ambientaliste possono promuovere iniziative di pubblicizzazione e valorizzazione degli alberi inclusi nell’elenco di cui al comma 1 al fine di divulgarne la conoscenza nonché per migliorare il contesto territoriale ed ambientale circostante.

Art. 34
(Boschi monumentali)

1. Sono riconosciuti come boschi monumentali le aree boscate di cui all’articolo 4 dove almeno il 10 per cento degli alberi presenti per ettaro è inserito nell’elenco di cui all’articolo 32. Tali formazioni boscate devono essere rilevate, descritte e cartografate in specifica documentazione e devono essere riportate sulla carta dei tipi forestali di cui all’articolo 10.
2. Gli interventi selvicolturali all’interno dei boschi monumentali devono essere eseguiti sulla base di un piano di gestione ed assestamento forestale di cui all’articolo 13, oppure di un progetto di miglioramento e ricostituzione boschiva di cui all’articolo 47, entrambi redatti tenendo conto delle specifiche funzioni assolte dai boschi.

Regione Piemonte – Alberi monumentali del Piemonte

1In un opuscolo del 2006 sono racchiusi 40 Alberi monumentali nella Regione Piemonte.  La Regione ha quindi provveduto a istituire i relativi decreti di vincolo di tutela, ai fini della salvaguardia degli esemplari interessati. I problemi scaturiti a seguito delle varie difficoltà incontrate dai proprietari degli alberi per l’affidamento dei lavori di cura e di manutenzione degli alberi pregiati, hanno spinto l’Ente regionale ad assumere ulteriori ed adeguate azioni del caso. Comprendendo le numerose difficoltà presenti, il Piemonte, forse per prima in Italia, ha promosso l’operazione di “intervento sostitutivo”. La Regione si è preoccupata  di intervenire direttamente con i propri mezzi economici e professionali alla realizzazione dell’intervento, sollevando pertanto il Comune o il privato possessore dell’alberatura di pregio, da qualsiasi tipo di incombenza e responsabilità.

Scarica:  Alberi monumentali del Piemonte 

Fonte: Regione Piemonte

Regione Piemonte – Tutela e valorizzazione degli alberi monumentali, di alto pregio naturalistico e storico – Legge regionale n. 50 del 3 aprile 1995

Una delle prime normative regionali sui filari e  alberate monumentali 

(B.U.12 Aprile 1995, n. 15)mappa_piemonte

Art. 1.
Finalita’
1.La Regione Piemonte individua, in attuazione dell’articolo 5 dello Statuto gli alberi, i filari e le alberate monumentali, di interesse paesaggistico-ambientale e storico-culturale presenti sul territorio regionale e ne promuove la tutela e la valorizzazione.
2.Sono inclusi nella competenza della presente legge anche gli alberi, i filari e le alberate gia’ sottoposti a vincolo di tutela da parte della legislazione regionale e nazionale.
Art. 2.
Definizione
1.Ai fini della presente legge sono considerati alberi, filari ed alberate monumentali di interesse storico-culturale e ambientale-paesaggistico:
a)alberi isolati o facenti parte di formazioni boschive naturali o artificiali che per eta’ o dimensioni possono essere considerati come rari esempi di maestosita’ o longevita’;
b)alberi che hanno un preciso riferimento ad eventi o memorie rilevanti dal punto di vista storico o culturale;
c)filari ed alberate di particolare pregio paesaggistico, monumentale, storico-culturale, ivi comprese quelle inserite nei centri urbani.
Art. 3.
Censimento
1.La Giunta Regionale, entro sessanta giorni dalla approvazione della presente legge adotta, con propria deliberazione, la metodologia di rilevazione ed una scheda di identificazione allo scopo di predisporre il censimento degli alberi, dei filari e delle alberate monumentali di interesse paesaggistico-ambientale e storico-culturale.
2.Il censimento deve raccogliere in particolare dati ed informazioni relativi a:
a)localizzazione;
b)proprieta’;
c)caratteristiche floristiche e dendrometriche;
d)descrizione delle caratteristiche monumentali o storico-culturali o paesaggistico-ambientali che motivano l’inclusione nel censimento;
e)condizioni fitosanitarie, vulnerabilita’, rischi ed eventuali interventi necessari per garantire la conservazione.
3.Singoli cittadini, Organi ed Enti pubblici o Associazioni possono segnalare alla Giunta Regionale l’esistenza di alberi, filari o alberate aventi le caratteristiche descritte all’articolo 2.
4.La Giunta Regionale sentito il parere obbligatorio e vincolante della Commissione Tecnica di cui all’articolo 4, predispone ed aggiorna periodicamente l’Elenco degli alberi, dei filari e delle alberate monumentali, di interesse paesaggistico-ambientale e storico-culturale della Regione Piemonte, che viene pubblicato integralmente sul Bollettino Ufficiale della Regione Piemonte.
5.Gli alberi, i filari e le alberate inseriti in tale elenco devono essere individuati negli strumenti urbanistici comunali ai sensi dell’ articolo 24 della legge regionale 5 dicembre 1977, n. 56.
6.L’inclusione nell’elenco di cui al comma 4 comporta, ai sensi dell’ articolo 9 della L.R. 56/1977 l’istituzione del vincolo di cui alla legge 29 giugno 1939, n. 1497 sulla protezione delle bellezze naturali e panoramiche.
Art. 4.
Commissione tecnica per la tutela e la valorizzazione degli alberi, filari ed alberate monumentali
1.E’ istituita la Commissione Tecnica per la tutela e la valorizzazione degli alberi, filari ed alberate monumentali.
2.La Commissione e’ composta da:
a)Assessore ai Beni ambientali e paesaggistici o suo delegato con funzioni di Presidente;
b)Assessore ai Beni culturali o suo delegato;
c)rappresentante dell’Istituto per le piante da legno e l’ambiente (I.P.L.A.);
d)rappresentante della Soprintendenza per i beni ambientali ed architettonici del Piemonte;
e)rappresentante del Corpo Forestale dello Stato;
f)rappresentante della Facolta’ di Scienze Forestali dell’Universita’ di Torino.
Svolge le funzione di Segretario della Commissione un funzionario del Settore Beni ambientali e paesaggistici della Regione nominato con decreto del Presidente della Giunta Regionale. La Commissione e’ validamente costituita quando sia stata nominata la maggioranza dei suoi membri.
3.La Commissione formula parere obbligatorio e vincolante alla Giunta Regionale in merito alla inclusione nell’elenco di cui all’articolo 3 degli alberi, filari e alberate di cui e’ stata predisposta la scheda di identificazione.
4.La Commissione esprime inoltre parere in ordine ai finanziamenti per gli interventi di cura ordinaria e straordinaria, nonche’ di valorizzazione di cui agli articoli 5 e 6.
5.La Commissione esprime altresi’ parere obbligatorio e vincolante sull’eventuale abbattimento degli alberi, filari e alberate inclusi nell’Elenco di cui all’articolo 3.
6.La Commissione si riunisce su convocazione del Presidente, su richiesta dell’Assessore dei Beni ambientali e paesaggistici o dell’Assessore ai Beni culturali, o su richiesta di almeno un terzo dei suoi componenti.
7.Le riunioni della Commissione sono valide con la partecipazione della maggioranza assoluta dei componenti.
8.La Commissione dura in carica cinque anni e scade con lo scioglimento del Consiglio Regionale. Essa svolge la sua attivita’ finche’ non siano insediati i nuovi componenti.
9.Ai membri della Commissione spettano per ogni riunione i gettoni di presenza e le eventuali indennita’ di rimborso spese previste dalla vigenti leggi regionali in materia.
Art. 5.
Interventi di cura ordinaria e straordinaria
1.La Regione Piemonte eroga contributi per la cura ordinaria e straordinaria degli alberi, dei filari e delle alberate inclusi nell’elenco di cui all’articolo 3.
2.Gli interventi di cui al comma 1 sono eseguiti dai proprietari o dagli aventi diritto, su richiesta propria o della Regione Piemonte, a seguito di parere obbligatorio e vincolante di un esperto nominato dalla Giunta Regionale.
Art. 6.
Interventi di valorizzazione
1.La Giunta Regionale, anche su istanza dei proprietari o degli aventi diritto, puo’ promuovere iniziative di valorizzazione degli alberi, filari ed alberate inclusi nell’elenco di cui all’articolo 3, al fine di divulgarne la conoscenza ed il significato della tutela, nonche’ per migliorare il contesto territoriale ed ambientale circostante.
Art. 7.
Norme finanziarie
1.Agli oneri necessari per il conseguimento dei fini di cui alla presente legge, valutati in lire 20 milioni per l’anno finanziario 1995, si provvede mediante una riduzione di pari ammontare, in termini di competenza e di cassa, del capitolo 15190 dello stato di previsione della spesa per l’anno finanziario 1995 e mediante l’istituzione, nello stato di previsione medesimo, di apposito capitolo con la denominazione “Spese per la tutela e la valorizzazione degli alberi, dei filari e delle alberate di interesse monumentale” e con lo stanziamento di competenza e di cassa di lire 20 milioni.
2.Il Presidente della Giunta Regionale e’ autorizzato ad apportare, con proprio decreto, le occorrenti variazioni di bilancio.

Un ulteriore dubbio: ma la definizione giuridica di albero monumentale serve?

Un ulteriore dubbio: siamo sicuri che è meglio prevenire, tutelare, conservare, valorizzare o è meglio non conoscere, non segnalare gli alberi “monumentali” inseriti nel paesaggio con l’intricato meccanismo legislativo nazionale e regionale e adesso (anno 2013) anche comunale? Serve parlare di definizione giuridica di albero monumentale?

Facciamo una breve  storia legislativa nazionale

Per gli alberi monumentali l’anno 2008 doveva  essere ricordato come l’anno dei Decreti Legislativi. 62 e 63 relativo ai beni culturali, che sulla scorta dei principi espressi dalla Corte Costituzionale, che apporta modifiche al D. Lgs. n. 42 del 2004 «Codice dei beni culturali e del paesaggio», adeguano, tra l’altro, la definizione di «Paesaggio» a quella adottata nel 2000 proprio dalla Convenzione Europea sul Paesaggio ratificata dalla Repubblica Italiana con Legge del 9 gennaio 2006, n. 14. Specialmente per quanto riguarda il D. Lgs. n. 63, (Paolo Caramalli www.aisfit) (Come al solito le leggi sono sempre modificabili integrate variate aggiornate minimo 7-10 volte nel giro di pochi anni)

Per i tecnici e per gli operatori della selvicoltura e del verde, e per noi che ci occupiamo un pò per diletto e a tempo perso di  alberi monumentali, tutti dovrebbero sapere (forse) che queste i piante  possono essere dichiarati di notevole interesse pubblico e quindi annoverati nell’elenco dei beni paesaggistici, al pari dei complessi archeologici (Colosseo) , delle ville (ville Toscane, Tivoli, Venete  ecc..) , dei castelli (Monforte di Campobasso, Monteroduni, di Venafro  ecc..  e dei centri storici di maggior pregio (Firenze, Venezia, Roma ecc.. ).

Nel 2013 la legge 10 del 14/01/2013 entrata in vigore il 16/02/2013 articolo 7 doveva creare un omogeneità al  quadro normativo sulla tutela dei grandi alberi definendo giuridicamente un albero monumentale Ecco cosa dice la legge: 1. Agli effetti della presente legge e di ogni altra normativa in  vigore nel territorio della Repubblica, per «albero monumentale» si  intendono:

a) l’albero ad alto fusto isolato o facente parte di formazioni  boschive naturali o artificiali ovunque ubicate ovvero l’albero  secolare tipico, che possono essere considerati come rari esempi di  maestosita’ e longevita’, per eta’ o dimensioni, o di particolare  pregio naturalistico, per rarita’ botanica e peculiarita’ della  specie, ovvero che recano un preciso riferimento ad eventi o memorie  rilevanti dal punto di vista storico, culturale, documentario o delle tradizioni locali;
b) i filari e le alberate di particolare pregio paesaggistico,  monumentale, storico e culturale, ivi compresi quelli inseriti nei  centri urbani;
c) gli alberi ad alto fusto inseriti in particolari complessi architettonici di importanza storica e culturale, quali ad esempio ville, monasteri, chiese, orti botanici e residenze storiche private.

Belle parole ma come si fa a classificare e dire quello è un albero monumentale e quello no?

Per noi ha complicato tutto. La legge fornisce la definizione giuridica di albero monumentale (ogni regione ha la sua definizione giuridica e adesso ogni comune dirà la sua) a cui le regioni devono adeguarsi entro un anno. I  comuni devono censire gli alberi monumentali.  E quali comuni si  mettono a censire alberi monumentali e con quali criteri: quelli regionali nazionali o con criteri per proprio conto?

Inoltre nella legge si legge (scusate il ripetere)  Entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge,( sono passati 10 mesi siamo a novembre 2013)   con decreto del Ministro delle politiche agricole alimentari e  forestali,(1) di concerto con il Ministro per i beni e le attivita’  culturali (2) ed il Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, (3) sentita la Conferenza unificata (4) di cui all’articolo 8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, e successive  modificazioni, sono stabiliti i principi e i criteri direttivi per il  censimento degli alberi monumentali ad opera dei comuni e per la  redazione ed il periodico aggiornamento da parte delle regioni e dei  comuni degli elenchi di cui al comma 3, ed e’ istituito l’elenco degli alberi monumentali d’Italia alla cui gestione provvede il Corpo forestale dello Stato.

Come al solito si devono aspettare i “principi” e i criteri” da parte di 3 Ministeri e della Conferenza unificata. Poi i comuni devono fare il censimento, il periodico aggiornamento avviene da parte delle regioni, e infine  per la gestione provvede il Corpo Forestale dello Stato. Noi non abbiamo capito nulla. Passeranno altri 20 anni, ma i grandi alberi possono aspettare. Inoltre con l’entrata in vigore della legge Nazionale le 26 leggi regionali e le Delibere di Giunta (vedi sito corpo forestale)  già tra loro diverse che fine fanno? Si crea il cosiddetto “vuoto legislativo” ?

Come afferma Chiara Lisa nel 2011 in un o studio (Fonte sito corpo forestale dello Stato)  è importante evidenziare come l’evoluzione giuridica (dal 1939 ad oggi), tesa alla tutela degli alberi monumentali del nostro Paese, manchi di omogeneità nell’attribuire un valore ad un bene così importante e ciò rende difficilmente accettabile il fatto che un albero monumentale sia maggiormente tutelato e valorizzato in alcuni  luoghi rispetto ad altri. Ad un albero che racconta parte della nostra storia, infatti, dovrebbe essere consentito di essere “albero” e “storia” in qualsiasi luogo esso si trovi.

Anche per noi sarebbe auspicabile ma pare che la legge nazionale sta avendo effetti contrari o nessuno effetto e non è applicata ancora. Le regioni hanno un proprio elenco di alberi monumentali ormai non più valido perchè con definizione giuridica di albero monumentale diverso da quello dettato dalla ‘art. 7 della legge 10/2013 . Il Corpo Forestale per fare la “gestione” attende che i comuni e le regioni facciano qualcosa  per il censimento degli alberi monumentali. Ma i Comuni e le regioni non possono fare il censimento se non si stabiliscono i principi e i criteri per il censimento. E’ il solito gatto che si morde la coda. A che serve quindi definire giuridicamente un albero monumentale ?

Buone Pratiche selvicolturali nei siti della Rete Natura in Molise

cartina piccolaGli interventi e le operazioni forestali nei boschi pubblici e/o privati che rispettano i criteri e le buone pratiche selvicolturali nei siti della rete Natura 2000, riportati nel documento tecnico in appendice al presente articolo, sono esclusi dalla Valutazione d’Incidenza ai sensi del D.P.R. 357/97, così come modificato con il D.P.R. n. 120 del 12.03.2003 e della Direttiva Regionale approvata con Delibera n. 486 del 11.05.2009 e pubblicata sul BURM n. 12 del 01.06.2009. Restano fermi gli adempimenti procedurali previsti dalla succitata Direttiva Regionale, art. 5, comma 4.

Allegato alla DGR 1233 del 21/12/2009

HABITAT FORESTALI NELLA RETE NATURA 2000 DELLA REGIONE MOLISE

Riserva di Collemeluccio

Riserva di Collemeluccio

La Rete Natura 2000 nella regione Molise è formata da 85 SIC e 13 ZPS, per una superficie complessiva di 120.500 ettari, pari al 27,4% del territorio. I siti a dominanza di habitat montano-collinari, occupanti 35.637 ettari, rappresentano la tipologia più diffusa e distribuita sull’intera reteecologica. Gli habitat che vi si rinvengono, sono caratterizzati da una ricchezza floristica a cui fa riscontro una ricchezza fitocenotica che si articola attraverso tipologie forestali tipiche sia della regione mediterranea che di quella temperata. Le tipologie che presentano la maggiore estensione sono i faggeti con tasso e l’agrifoglio e i boschi a cerro e rovere…  L’intero allegato è scaricabile qui Allegato alla DGR del 21 12 2009

Fonte www.regione.molise.it

Normativa dei Piani d’Assestamento Forestali della Regione Molise

La Normativa sui Piani d’Assestamento Forestali della Regione Molise è rimasta ferma al 2005. Forse occorre cambiare qualcosa, sollecitando gli addetti ai lavori e i tecnici ad una procedura più semplice. Si legge dal sito della Regione Molise  le schede da compilare del Progetto Bosco Gestione sostenibile, Schede A, B1, B2,B3 N che pur se molto interessanti e di dettaglio possono creare confusione anche nella compilazione. Poi ci sono 11 Pagine di Normativa procedure amministrative e prezziari.

In effetti la pianificazione forestale è un po’ complessa ci sono i Piani Forestali Regionali, I piani Forestali Comprensoriali, i Piani di Assestamento o economici o di riassetto, i Piani dei Tagli, i Piani di Riordino, i Piani Forestali territoriali, i Piani di indirizzo forestale, Il Piano Forestale territoriale di Distretto, i Piani colturali, ecc.. Ogni Regione dice e scrive la sua pianificazione forestale come prevedono le norme statali .

Per la Regione Molise la DGR 1229/2004 e successive modifiche ha approvato le Normativa le procedure e il Prezzario dei Piani di Assestamento. Si devono acquisire elaborati e se continuate a leggere occorre  far riferimento a dettagli  che spesso scoraggiano anche gli addetti ai lavori (tecnici forestali,  ecc.)

Ecco cosa si deve fare:

1 – R E L A Z I O N E

2 – C A R T O G R A F I A

3 – R E G I S T R O DEGLI EVENTI

1 – R E L A Z I O N E
In essa saranno riportati i dati relativi:
PARTE GENERALE
– caratteristiche geografiche, climatiche, morfologiche, geologiche, pedologiche,idrologiche, vegetazionali e floristiche e faunistiche della zona;
– vicende storiche che hanno riguardato il complesso da assestare;
– passate gestioni e utilizzazioni boschive;
– principali elementi che caratterizzano la specifica realtà socio-economica del Comune e della zona, quali la entità dei terreni agrari e pascolivi, sia di proprietà pubblica che privata, in relazione alla popolazione ed alle sue variazioni nel tempo;
– stato degli usi civici;
– esistenza di vincoli e di atti preordinati alla loro imposizione;
– individuazione di segni antropici tradizionali quali sentieri, muri di delimitazione, di terrazzamenti o di divisioni fondiarie, capanne pastorali, ecc.
PARTE SPECIALE
– consistenza, estensione, tipologia ed ubicazione del complesso boscato da assestare.
Questa parte è articolata nelle seguenti fasi:
a) – formazione del particellare e delle comprese o classi colturali.
Il bosco sarà suddiviso in particelle e, se ritenuto opportuno, in sottoparticelle. Il criterio da seguire, in attesa della redazione delle tipologie forestali regionali e delle relative linee guida selvicolturali, nonché di carta e inventario forestale, è quello di una selvicoltura puntuale e mirante all’aumento della produttività, della qualità tecnologica e del pregio dei soprassuoli.
Ciascuna di esse sarà caratterizzata da un soprassuolo sufficientemente omogeneo, da condizioni di fertilità uniformi, da confini inequivocabili facilmente individuabili, preferibilmente coincidenti con linee fisiografiche naturali e artificiali permanenti (strade, corsi d’acqua, crinali, sentieri, teleferiche, etc.). Ciascuna particella verrà delimitata sul territorio mediante idonea confinazione, che sarà riportata fedelmente in cartografia.
Ogni particella dovrà essere dettagliatamente descritta in forma sintetica, completa e chiara in ordine ai fattori ambientali e ai caratteri del popolamento e, della stazione, utilizzando come modello base le allegate schede A e B.
La materializzazione delle particelle e sottoparticelle sul terreno dovrà essere operata tracciando i confini con vernice di colore rosso su piante (doppia anellatura a petto d’uomo), rocce, termini lapidei, integrata dalla relativa numerazione. Per i confini di particelle che coincidono con i limiti esterni si farà ricorso ad una doppia colorazione (es. azzurro e rosso).
Tutte le particelle che presentano soprassuoli con caratteristiche colturali similari costituiranno una classe colturale o compresa.
Per ciascuna compresa si procederà al calcolo della provvigione, degli incrementi e della ripresa. In altre parole ogni classe colturale verrà considerata come un complesso boscato a sé stante.
b)- Inventariazione del bosco (rilievo dendrometrico-cronoauxometrico)
L’inventariazione della foresta si basa sul rilievo del numero delle piante, dei loro diametri e delle aree basimetriche corrispondenti, le altezze e gli incrementi radiali del fusto. Le misurazioni delle frequenze numeriche e diametriche possono essere realizzate mediante cavallettamento totale o campionamento.
Il rilievo dendrocronoauxometrico verrà realizzato particella per particella sulla base di aree di saggio, o cavallettamento totale o con metodo relascopico, a seconda della tipologia dell’insieme forestale (governo, struttura, ecc.) e delle sue attitudini (produttive, protettive, ambientali ecc…).
Si procederà mediante aree di saggio scelte con criterio soggettivo o oggettivo (campionamento sistematico o stratificato nei comprensori più grandi di 500 ha) nei boschi cedui, semplici e matricinati, nei cedui in conversione in alto fusto, nell’alto fusto (quando trattasi di stangaie, perticaie e giovani fustaie coetanee per le quali non si preveda, nel periodo di validità del P.d.A., alcuna utilizzazione che non sia un eventuale diradamento).
Le singole aree di saggio, normalmente di forma circolare a raggio fisso di 10 o 15 metri, saranno delimitate con vernice di colore bianco e porteranno segnato sulla pianta o pietra o altro elemento fisso coincidente con il centro, il numero progressivo che le  contraddistingue e che ne consente la individuazione sul terreno ai fini del collaudo (coordinate geografiche). La medesima evidenziazione riguarderà i centri di numerazione, quando sia stato adottato il metodo relascopico.
Nelle particelle d’alto fusto, specie in quelle in cui si prevede di intervenire nel periodo di validità del P.d.A. con normali utilizzazioni, si potrà effettuare, il cavallettamento totale. Tuttavia, quando le caratteristiche del soprassuolo lo consentono, è ammesso l’uso del rilievo campionario, anche con metodo relascopico.
Nell’effettuare le aree di saggio, o le prove di numerazione o, infine, il cavallettamento totale, occorrerà compilare e conservare il relativo piedilista con la distinzione per la specie. La misurazione delle altezze e degli incrementi sarà eseguita ripartendo le osservazioni fra tutte le classi diametriche proporzionalmente al loro peso e alle specie presenti. La densità dei punti di osservazione sarà correlata al grado di uniformità stazionale e strutturale dei soprassuoli.
c)-Stima della provvigione legnosa
Per pervenire alla determinazione della provvigione legnosa esistente, l’assestatore, partendo dai dati del cavallettamento, da quelli relativi alle prove di numerazione relascopica e da quelli delle aree di saggio, dovrà effettuare, per ciascuna compresa, da 5 a 8 alberi modello, in base al peso di ciascuna classe diametrica. Queste avranno ampiezze di cm.5 nell’alto fusto e di cm.2 nel ceduo. Gli alberi modello, su cui effettuare tutte le misure  necessarie (diametro, altezze, età, incrementi, ecc.), saranno scelti in modo da rappresentare le varie condizioni di fertilità (buona media e scadente) esistenti nell’ambito della classe colturale stessa. Ciò al fine di costruire una tavola di cubatura ovvero di  erificare al tempo stesso, in quale misura e con quali accorgimenti sia possibile utilizzare i dati delle tavole di cubatura comunque disponibili e applicabili al soprassuolo indagato.
Le piante di alto fusto da abbattere per albero modello dovranno essere preventivamente numerate e contrassegnate con martello forestale che vi apporrà il tecnico assestatore o il personale del Comando Stazione Forestale competente per territorio, a seguito del quale verrà redatto un regolare verbale amministrativo di assegno che, una volta controfirmato dal tecnico incaricato di redigere il P.d.A. e da un rappresentante della proprietà (o Ente delegato), verrà inviato, in copia, al Comune ed al Coordinamento Provinciale del C.F.S. Ad abbattimento e misurazione avvenuta, (per i boschi cedui si potrà far ricorso anche al metodo della pesata totale dei polloni), il materiale resterà a disposizione dell’Ente proprietario o gestore.
Dovranno essere compilate le schede di misura relative agli alberi modello ed inviate al presente servizio per la costruzione della relativa banca dati regionale.
3° – al raffronto tra la situazione reale dei boschi, quale si è venuta a delineare in base ai rilievi di campagna, e quella normale, quale è possibile ipotizzare per quel tipo di bosco in base a modelli teorici ben definiti e che facciano riferimento a condizioni di fertilità similari (tavole alsometriche locali).
4° – alle scelte selvicolturali relative alla forma di governo e trattamento prescelti che dovranno avere carattere adattativi
5° – alla scelta del turno valutando il tempo di permanenza delle specie e la fertilità della stazione;
6° – alla ripresa reale ed al piano dei tagli.
La ripresa dovrà ovviamente essere proporzionata, per ciascuna classe colturale, alla provvigione reale e al tasso di crescita, avendo per obiettivo di ottenere in maniera significativa e ragionevole, nel periodo di validità del P.d.A., l’eventuale riordino bioecologico e l’aumento della complessità e dell’articolazione strutturale della provvigione reale
Si cercherà, inoltre di operare affinché la ripresa totale si ripartisca nel tempo in maniera costante. Il piano dei tagli, redatto anch’esso separatamente per ciascuna compresa, dovrà contenere indicazioni di dettaglio nel senso che dovrà precisare, particella per particella, non solo la entità del prelievo ma anche le modalità con cui il medesimo dovrà operarsi e gli interventi proposti;
7° – all’uso dei pascoli.
8° – alle norme che dovranno disciplinare la raccolta dei prodotti secondari, quali: funghi, tartufi, fragole, erbe officinali ed aromatiche;
9° – ai miglioramenti fondiari. Tra essi potranno annoverarsi:
a)-opere di presidio per la lotta agli incendi boschivi, quali vasche, piccoli invasi, viali spartifuoco e piste di servizio, piccoli ricoveri per presidi sanitari e per stazioni radio ricetrasmittenti, torri di avvistamento;
b)- intervento di potenziamento della rete viaria principale e secondaria e/o di miglioramento di quella esistente;
c)-intervento di miglioramento pascoli, quali opere di captazione ed adduzione di acqua, case appoggio per il personale di guardiania, recinzioni fisse e mobili, locali per la lavorazione del latte, decespugliamento, trasemine, concimazioni, ecc.;
d) -opere intensive di sistemazione idraulico – forestale, quali briglie, difese spondali, canalizzazione di alvei, graticciate e viminate, canali di scolo, drenaggi, fossi di guardia, ecc.;
e) – interventi estensivi di sistemazione idraulico – forestale e di ripristino ambientale, quali rimboschimenti ex novo, le cure colturali a quelli già esistenti, le ricostituzioni boschive, la manutenzione degli stradelli di servizio del rimboschimenti stessi;
f) – interventi finalizzati alla valorizzazione turistica del complesso boscato oggetto di assestamento, quali percorsi pedonali tabellati, aree pic-nic, rifugi per escursionisti, ricoveri ed attrezzature per l’esercizio degli sport equestri, impianti sciistici, etc.
Il piano dei miglioramenti fondiari deve essere, dunque, completo e dettagliato. Esso dovrà costituire, infatti, la base programmatica cui dovranno fare riferimento tutti gli interventi futuri, comunque finalizzati, che riguardino i beni silvo – pastorali di proprietà dei Comuni e degli Enti.
10° – Alle norme legate alla salvaguardia di valori naturalistici o storici di particolare rilevanza e alle modalità di fruizione turistico-ricreativa.

2 – C A R T O G R A F I A
Essa si comporrà di:
1° – carta di inquadramento generale, in scala 1:25.000 e carta assestamentale (o silografica) in scala al 10.000 o 1:5.000 per piccoli complessi boscati, con la individuazione delle singole particelle in cui è stato compartimentato il bosco. La carta assestamentale dovrà essere realizzata utilizzando la base topografica ridotta in scala 1:10.000, formato raster o vettoriale della Carta Tecnica Regionale più recente.  Per una facile lettura della medesima, tutte le particelle costituenti una stessa compresa o classe colturale avranno identica rappresentazione grafico-cromatica. La colorazione eventualmente integrata a combinazioni grafico-cromatiche dovrà evidenziare le tipologie forestali e le compartimentazioni assestamentali. Sulla carta assestamentale dovrà essere riportato, in nero, il numero che contraddistingue ciascuna particella abbinata ad una lettera in caso di sottoparticella. La viabilità sarà rappresentata con diverse simbologie (tratteggi) a seconda del tipo e destinazione ( strade principali, di ordinario collegamento, strade e piste trattorabili, sentieri). In nero con tratto continuo verranno riportati i confini (con tratto interrotto quelli delle particelle) mentre i termini lapidei o elementi fissi salienti, interni e/o di limite, saranno indicati con apposita simbologia (triangolini, ipslon, ecc).
2° – carta del miglioramenti fondiari in scala 1:10.000 o in scala 1:5.000 per piccoli complessi boscati. Questa carta dovrà essere redatta con ogni possibile accortezza al fine di ubicare con precisione gli interventi programmati.

3 – REGISTRO DEGLI EVENTI O LIBRO ECONOMICO (utilizzando come
modello base l’allegata scheda N) Tutto il materiale predisposto contenuto nelle suddette norme tecniche, dovrà essere prodotto su supporto magnetico; i testi su formato microsoft Word mentre gli elaborati cartografici in formato compatibile ESRI – ArcView le schede descrittive in formato Excel o Access 2000.

….CONTINUA   con i Piani di gestione  Procedure Amministrative e Prezzario

Per ulteriori dettagli se vi accingete a voler fare dei Piani di Assestamento nella Regione Molise (non sappiamo se è ancora consigliabile) ecco tutta la normativa in pdf che potete scaricare anche qui:

normativa p.ass

modifica normativa p.ass

scheda A progetto_bosco

scheda B2 progetto_bosco

scheda B3 progetto bosco

scheda N progetto_bosco

Fonte del documento: www.regione.molise.it