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Nuovo elenco per 62 alberi monumentali in Molise

Con decreto del Ministero delle Politiche agricole e forestali n. 661 del 09/08/2018 sono stati effettuati degli aggiornamenti nell’elenco degli  alberi monumentali. Per il Molise ci sono altri 62 alberi monuementali, prevalentemente nella provincia di Campobasso. L’elenco nazionale è scaricabile qui:allegato_A_decreto_n._661_9.8.2018_nuove_iscrizioni (1)

 https://www.politicheagricole.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/12980#main


Il grande Castagno il località le Cupe di Boiano

Il grande Castagno il località le Cupe di Boiano

Alberi monumentali d’Italia anno 1989 cos’è cambiato per il Molise nell’anno 2018 ?

L’amico grande cercatore di alberi, Valido Capodarca, ha voluto  conoscere come stanno e che fine hanno fatto i 300 alberi che circa 30 anni fa vennero pubblicati nei due volumi “GLI ALBERI MONUMENTALI D’ITALIA” (Edizione Abete anno 1989)  a firma di Alessandro Alessandrini, Lucio Bortolotti.  Alla fine della ricerca, si potrà tirare un bilancio sulla rapidità con la quale vengono perduti questi monumenti unici, patrimonio di tutta la società. Per la Regione Molise ha chiesto a noi di molisealberi un aggiornamento. Ecco cosa scrive Valido nel gruppo facebook “molisealberi “: “A questa piccola regione, l’opera gli Alberi Monumentali d’Italia rende un’offesa che rasenta l’indecenza. Non osando dubitare della serietà di una persona esperta come il curatore dell’opera, dr. Lucio Bortolotti, possiamo solo pensare, in alternativa, a macroscopica superficialità di chi ha effettuato il censimento, o di chi ha selezionato le schede, riducendo gli alberi da 22 mila a 1500, fra i quali il Bortolotti si è trovato a scegliere. In pratica, selezionati solo 4 alberi, fra i quali è assente quello è stato considerato, ed era, il più grande faggio monocormico d’Italia, il Re Fajone di Vastogirardi.  Lo troveremo solo in una anonima riga nell’elenco finale, accreditato di una circonferenza di m. 6,40 (viene da pensare che il Bortolotti non l’abbia nemmeno visto).
Sulla Roverella di Rocchetta viene considerata solo quella in località Santa Lucia di Castelvoturno (nuovo) , frazione di Rocchetta, e le vengono attribuiti solo m. 4,50 di circonferenza (da me misurata col metodo forestale nel 2013 è risultata di m. 6,14); viene completamente ignorata la più grande quercia del Molise, nell’abitato stesso di Rocchetta di m. 6,50  Comunque, ecco l’elenco.
1. Acero di Pizzone, Valle Ura, circ. m. 6,60
2. Due olmi montani, Pizzone, Valle dell’Altare, circ.m. 4,10 e 4,00 rispettivamente, ma uno dei due, già nel 1989, poco prima della pubblicazione, aveva subito una grave mutilazione
3. Roverella di Rocchetta al Volturno, loc.Santa Lucia, circ. m. 4,50
4. 3 Faggi, Guardiagregia, Colle Macchia, circ.m. 4,66 il maggiore
Spero che gli amici di Molisealberi riescano a fare un po’ di chiarezza dicendoci,in pratica
– se esistono ancora gli olmi di Pizzone e i tre faggi di Guardiagregia
– se è ancora viva la roverella di Castelvolturno (le foto più recenti la mostravano in condizioni di estrema sofferenza).

Ecco cosa è successo nel 2018.

Il Fajone ormai non  c’è più  da Dicembre 2017. A quest’albero  è stato dedicata anche una canzone di Guglielmo Messere, se volete ascoltarla a questo link https://soundcloud.com/guglielmo-willy-messere/re-fajone-re-fajone-il-guerriero-sannita-i-secolari-vegliardi/s-VtlcB

 

L’Acero di Pizzone in località Valle Ura, dalle informazioni assunte è ancora lì, dominante e  incontrastato di quel bosco. Dei 2 olmi montani a Pizzone in località Coste dell’Altare, nella Guida Alberi Monumentali d’Italia del  1992 (Edizioni  Abete) si sapeva che “vegetano a distanza di 100 metri l’uno dall’altro e sono ubicati a 1800 metri di quota tra le rocce di Coste dell’Altare. Si trovano in una zona impervia di difficile accesso e spesso soggetta a valanghe”

La Roverella in località Santa Lucia di Castelnuovo, frazione di Rocchetta, ha bisogno di interventi per farla mantenere ancora un po’ più in vita.  Si trova inclinata sulla scarpata stradale con un tronco e con la sua particolare branca che si incurva verso l’alto. Comunque  vive, le  radici sono talmente forti che la tengono ancora ferma e che continuano a svolgere la loro funzione. Nella parte più in alta del monumento naturale ci sono alcuni rami secchi.      

A Guardiaregia i tre frati ( i tre faggi) in località Colle Macchia, inclusi nella Riserva regionale  Guardiaregia Campochiaro, con la loro storia (o leggenda)  legata al brigantaggio risultano ancora meta di escursionisti tramite un sentiero  denominato appunto dei “Tre  Frati”. Pochi sono gli esempi di sentieri creati a posta per valorizzare e conoscere i grandi alberi in Molise, anche se forse, in alcuni casi è meglio così, C’è stato, per esempio, qualche male intenzionato che ha fatto danno come è accaduto nell’anno 2017, l’incendio del tronco del  grande Castagno in località le Cupe di Boiano di cui abbiamo già scritto qui  http://www.molisealberi.com/il-castagno-di-localita-le-cupe-e-per-santegidio-a-boiano/       

La grande Roverella di Rocchetta a Volturno, al centro del paese, si presenta ad aprile 2018,  all’inizio della sua ripresa vegetativa così nella foto

Sperando in una maggiore tutela e valorizzazione di questi e altri  monumentali alberi, da parte di chi ha cuore la propria terra come il Molise sapendo che prima o poi (per gli alberi è più un poi) la lasceremo ai posteri.

Gli Alberi monumentali della Regione Molise

Nel dicembre 2017 il Ministero delle Politiche agricole alimentari e forestali ha pubblicato   il primo elenco degli alberi monumentali d’Italia  redatto ai sensi dell’art.7 della legge 14 gennaio 2013, n.10 e del relativo decreto attuativo del  23 ottobre 2014  Per la Regione Molise l’elenco è il seguente:

pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/11260

La mappa dei grandi alberi del Molise

Campitello Matese un faggio che abbraccia una pietra

Il grande faggio di Campitello Matese

Tra alcuni grandi esemplari di faggio che si trovano in vicinanza del  pianoro di  Campitello Matese, stazione sciistica del Molise, c’è ne uno molto interessante non solo per le sue dimensioni del tronco che supera i 400 cm. Il suo grande fusto pare abbracciare un grosso sasso bianco che a distanza  sembrava della neve ben scolpita. Hanno sempre un fascino le radici e i tronchi dei faggi  che  vogliono “proteggere”  grosse pietre.  I faggi nascono  dalle  cavità di qualche pietra ? Ma le radici dei faggi a contatto con il terreno ci sono sempre?

Il grande faggio a Campitello Matese

La pietra abbracciata dal grande faggio

Il grande faggio di Campitello Matese

Roccamandolfi località campo le fosse un faggio da 500 cm e una fiat 500 gialla

Roccamandolfi il grande faggio di Campo le Fosse (foto di Michele Minotti)

Siamo sui monti  del Matese, ci siamo incontrati con gli amici di Molise Explorer che organizzano  da diversi  anni dei trek tour, sempre  interessanti, soprattutto  dopo le camminate, per gli ottimi cibi a base di formaggi, salumi, dolci  vino e altre bevande che ogni escursionista condivide con gli altri.  Quando si parla di Roccamandolfi viene da pensare al “brigantaggio” e alla  forra del torrente Callora. Il territorio del comune ha luoghi spesso inaccessibili, che erano stati in passato nascondigli per i briganti, la forra invece è ideale per chi fa torrentismo. E’ facile perdersi nelle faggete se non si ha un po’ di senso di orientamento. C’è stata una breve nevicata la notte prima dell’escursione, l’aria mattutina come si dice è “frizzante”, anche se non so cosa significa, penso sempre ad un buon “spumantino”. Con Michele, che ci fa da guida, dovremo percorrere ad anello 11 km.  Speriamo di trovare anche qui, a quota sopra i 1300 mslm,  qualche grande faggio. Si parte dall’accogliente rifugio-ristorante Guado la Melfa, per il  pianoro di Campitelli. Ci fermiamo a vedere una vecchia fiat cinquecento, si parla delle loro “avventure”  sulla neve;

Le vecchie 500 vanno un po’ dappertutto. Pensavo, potremo trovare anche un bel faggio con circonferenza del tronco da 500 cm. Leggiamo i toponimi sulla cartografia: Monte Valle dei Lupi, Monte Morzone, Serra delle Vallocchie scure, Campo delle Fosse, Colle del Caprio. Sono nomi di luoghi come da film di avventura, affascinanti, ombrosi spesso per la presenza di estese faggete intervallate qua e la da  pianori,  rocce e creste affioranti. I faggi sono quasi tutti uguali,  qualcuno più vecchio è stato segnato sul tronco con una vernice gialla perchè  in una zona  SIC (sito della rete natura 2000) occorre lasciare piante da destinare all’invecchiamento indefinito. I faggi che sono spesso policormici, con più fusti derivanti da ceppaie, ci raccontano sempre  la  storia forestale e non solo di un luogo. Notiamo piante martellate, con qualche “NO” scritto in rosso sui tronchi a far capire a chi dovrebbe tagliarli che deve lasciare sempre “il meglio” di una pianta, per la rinnovazione del bosco e per le leggi della natura e dell’uomo. Seguiamo delle piste di esbosco e un sentiero  non sempre evidente che sulla carta escursionistica del Matese è indicato con il numero 100 DM (Dorsale Matese), Siamo ai confini  con la Campania, i panorami dalle creste rocciose  a sud ovest affacciano sul territorio di  Letino  (Sorgenti dell’acqua Lete) come Michele esperto  conoscitore del Matese e in particolare dell’Alto Molise ci descrive. Si vede l’ampio  pianoro del  lago Matese. Il sentiero CAI n.100 continua per Colle Tamburo e Monte Miletto (la montagna più alta della catena a 2059 mslm). Appena le pendenze per Colle Tamburo si fanno più elevate, il nostro gruppo di escursionisti devia per chiudere l’anello, sempre tra faggi grandi e piccoli spesso con i classici rami ondulati e contorti anche per l’azione del vento, qui sempre presente. Entriamo in un pianoro che dalla foto di google earth sembra un triangolo. Siamo  in località campo le fosse a quota intorno i 1400 mslm . Si vede un esemplare isolato di faggio. Questa pianta, merita per le sue dimensioni e forma. Per deformazione professionale, sono il primo ad accorgermi della sua maestosità. Ci fermiamo,  rollina intorno al  tronco, si misura  più volte la circonferenza media è di 500 cm., come la fiat 500 incontrata stamattina. Il numero 500 ci ha portato fortuna. La pianta nella sua veste invernale ha una chioma di grande impatto visivo ai margini del pianoro, è riuscita a crescere senza molte difficoltà, senza che l’uomo sia intervenuto. Le branche e i rami sono disposti in modo regolare.  Il colore verde intenso del  muschio sul tronco, qualche cavità,  non si evidenziano segni particolari di sofferenza.  Siamo in inverno e in riposo vegetativo, bisogna tornare a primavera per veder meglio il  nuovo spettacolo della sua ampia chioma.