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Villa Lagarina (TN) località Bellaria Il faggio di Ca Vecia – da gli alberi di Valido

Dopo aver conosciuto il grande Platano di Villa Lagarina, chi avrà la pazienza di accompagnarmi ancora per qualche post, potrà conoscere gli alberi più monumentali e significativi della Val Lagarina, quel tratto della valle dell’Adige che va da Bolzano a Verona.

Già nello stesso comune di Villa Lagarina, sui monti che sovrastano da sinistra la valle, si incontra il primo degli stupendi faggi della regione. E’ Chiamato “Il Faggio di Ca’ Vecia” dal nome della casa accanto alla quale dimora da qualche secolo. Lo si raggiunge dopo svariati chilometri di ardui tornanti, in località Bellaria, un chilometro dopo il lago di CEI. 

L’albero, nei suoi trecento anni, ha mutato più volte proprietari, dall’iniziale conte Lodron, all’attuale Giuliana Caviggioli Le dimensioni parlano da sole: il tronco ha una circonferenza di metri 5,55 ma quello che fa più spalancare gli occhi dallo stupore è l’ampiezza della chioma che, al momento del rilevamento (1992) raggiungeva i 35 metri di diametro. Era, in quel momento, record assoluto per un faggio italiano. Sarebbe stato battuto dieci anni dopo dai 36 metri del Faggione di Luogomano. Poiché però qualche settimana fa l’ultimo è crollato al suolo per metà, il primato è tornato al faggio di Ca’ Vecia.

Eppure, al momento della mia visita del 1992, il Faggio di Ca’ Vecia si trovava al minimo della sua estensione. Era avvenuto che tutto l’albero era stato invaso da larve di coleotteri, che aveva fatto seccare numerosi rami periferici, ma che avevano anche attirato la presenza di tanti picchi che erano arrivati per nutrirsene. Nel 1991 era giunta un ditta specializzata del Trentino che aveva asportato tutte le parti malate e disinfestato la pianta dai parassiti. Dopo la cura, la pianta era sembrata ringiovanita e, pur ridotta di diametro, misurava ancora 35 metri. Purtroppo, insieme alle larve dei coleotteri, erano spariti anche i picchi.

Il faggio dovrebbe essere rappresentato in questa foto del 2010 di google.

Avio (Trento) I Tre faggi di Malga Trett – da gli alberi di Valido

Continuano i racconti e le storie riprese dal Gruppo facebook molisealberi degli Alberi di Valido.

faggiodimalgatrett

Un faggio di Malga Trett – Comune di Avio (TN)

I TRE FAGGI DI MALGA TRETT  (Malga Tretto)
Primavera del 1992. Con il mitico Luigi Scaccabarozzi che mi fa da guida, abbiamo appena visitato il Faggio di Ca’ Vecia. Avevamo deciso di lasciare la mia macchina al casello di Villa Lagarina e proseguire il viaggio con una macchina sola. Davanti a noi, una serie interminabile di tornanti oltre i quali si spalancano precipizi verticali di centinaia di metri, prima di raggiungere il casello. Che strano modo di guidare, Scaccabarozzi! Sparato fino alla curva, poi frenata brusca all’ultimo momento. Ovviamente:
“Luigi – gli dico – ma non sarebbe meglio che rallenti prima, invece di frenare all’ultimo metro?”
“Sai che ho avuto una paresi facciale da poco – mi risponde – e quando abbasso la testa, l’occhio sinistro mi si riempie di lacrime e non ci vedo più”.
“Ma hai l’altro occhio!” Ribatto.
“Con quello sono cieco da anni!”
Lascia immaginare con quale sollievo rividi la pianura e la mia auto.
“Da qui si cambia, Luigi! Tu vai avanti con la tua, io ti seguo con la mia!”
Macchine in colonna, si risale la valle, di nuovo in altura, fino ai faggi di Malga Trett. Qui i faggi monumentali sono addirittura tre. Il faggio nr. 3, sui 4 metri di circonferenza, è in prossimità della recinzione del pascolo. Il faggio nr. 2, isolato, è proprio in mezzo al pascolo. Ha una circonferenza di m. 5,29 ed è quello di cui presentiamo l’immagine. Il nr. 1 è un esemplare da favola, di m. 5,54 di circonferenza. Allora, direte, perché non ci fai vedere il nr. 1? Perché la pianta è assolutamente infotografabile. Da lontano, si vedrebbe solo la massa scura di un bosco. Da vicino, occorre arrivare a 20 cm di distanza, scansando con energia il resto della vegetazione, per vedere e toccare il fusto. Gli integralisti della natura direbbero che va bene così: la natura deve fare il suo corso. Personalmente, penso che una saggia azione di diradamento della vegetazione minore circostante, non potrebbe che portare beneficio alla pianta, consentendole di assorbire aria e luce, con deciso prolungamento della sua vita.

da Gli Alberi di Valido Capodarca

Dal censimento del CFS, Il faggio aveva una circonferenza di 596 cm.

Malga Tret

Comune di Avio (Tn) Lago di Pra da Stua – Malga Tretto

Il faggione della catenella delle Mainarde

faggionedellacatenlladellemainardeSiamo tra il Molise e il Lazio, nel comune di Cardito. Segnalato dall’amico Michele Carnevale un maestoso faggio che potete vedere qui sotto e che ci ha fatto restare “a bocca aperta” per la sua maestosità. Non solo noi di molisealberi, ma anche amici e cercatori di alberi, hanno affermato che è davvero bello e che occorre dargli un nome. Quel tronco un po’ tozzo, quelle sue branche e rami curvilinei che svettano davanti un boschetto, ne fanno un esemplare tra i più belli nella zona dei monti delle Mainarde e della Meta. Fermiamoci un po’ ad osservare questa pianta.

Il faggione della catenella delle Mainarde

Foto di Michele Carnevale

Vastogirardi il secondo “faggione” a Santa Maria

Specie: Fagus Sylvatica
Nome Comune: Faggio
Circonferenza (mt): 3,80

Non è r’ fajone, il faggio più grande del Molise (il primo dei primi a Vastogirardi) che un po’ tutti conoscono, ma un secondo “faggione” di tutto rispetto che si trova in località Santa Maria in un bosco un po’ “tenebroso” sempre nel Comune di Vastogirardi. Ci si arriva scendendo da masseria Marinelli lungo la strada Vastogirardi-Staffoli. Si entra prima in un boschetto superando un fosso, poi si risale leggermente fino ad incontrare ed attraversare la linea del metanodotto.

Proseguendo si incontra anche una “casella” (ricovero in pietra) ben conservata. Da qui già si può notare, rivolgendo lo sguardo a sud, un albero più alto del solito nel bosco. E’ il nostro faggio che fa da padrone e sembra dire agli altri alberi “qui sono io il più alto”. L’albero ha un unico tronco con un età presumibile di 200-250 anni. La quota è a 1100 mslm. E’ un po’ malaticcio, qualche fungo sta attaccando il suo tronco policormico. Ha anche alcune branche e rami rotti. Ci potrebbero essere altri giganti in zona, in questo bosco un po’ “stregato”.

Comunque, pur se la circonferenza non è da record, l’altezza e il suo aspetto colpiscono subito il visitatore. Per la sua forma, un po’ particolare e bizzarra dovuta forse alla sua età, sembra un “uomo” a braccia aperte. Un ringraziamento ad Anna e Nicola per la scoperta.


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Civitanova del Sannio – Il faggio e il masso

Specie: Fagus Sylvatica L.
Nome Comune: Faggio
Circonferenza (mt): 3.6
Stato Vegetativo: buono

Siamo sulla Montagnola Molisana tra Sessano – Civitanova – Frosolone, al bivio per le Caselle di Civitanova a 1200 metri sul livello del mare. Al suo fanco un masso. Particolarità: il grosso masso ha quasi la stessa circonferenza del tronco. L’abbiamo fotografato in periodo umido e nebbioso.


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Civitanova del Sannio – Un faggio “largo” e “alto”

Specie: Fagus Sylvatica L.
Nome Comune: Faggio
Circonferenza (mt): 5,60

Un faggio bicormico. Il Numero 15 sul tronco. Grande esemplare. Si trova lungo la strada che da Sessano del Molise porta verso il lago di Civitanova, nella Montagnola Molisana a quota 1180 mslm. Qui ci sono dei veri grattacieli della natura, con altezze paragonabili a 7-8 piani di un palazzo. Faggi altissimi, quasi impossibile fotografarli interamente. Ci ha colpito oltre l’altezza, l’ubicazione di questo esemplare. Si trova ai margini del bosco, mentre all’interno altri alberi sono un po’ più bassi. Siamo affascinati da quest’albero e dal suo maestoso tronco… non abbiamo parole.

Un grande Faggio tra Sessano e Civitanova del Sannio - Montagnola Molisana

Un grande Faggio tra Sessano e Civitanova del Sannio – Montagnola Molisana

 


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Il faggio policormico dei tre confini

Specie: Faggio
Nome scientifico: Fagus sylvatica L.
Circonferenza fusto policormico (diversi tronchi): 6 mt circa

Siamo al confine tra i Comuni di Miranda, Carovilli, Pescolanciano a quota intorno ai 1200 mslm. Un boschetto, una zona paludosa ed un passaggio di cinghiali. In vicinanza un’antenna anemometrica a misurare la velocità del vento forse per la costruzione d’impianti di pale eoliche. Un termine lapideo in vicinanza. Si incontra un faggio con diversi tronchi. In effetti sono 4-5 tronchi non facili da distinguere. Si tratta di fusti uniti di diverse dimensioni. Quello centrale, ormai secco, è in marcescenza. Il tronco principale sta bene e sviluppa una chioma simile ai faggi in vicinanza.

Al centro, un tronco (forse una concrescenza di tronchi) ormai secchi di altezza intorno ai tre metri che comunque rigettano ancora gemme e foglie. Ai lati, tre tronchi un po’ obliqui tali da formare altre piccole chiome. La forma, l’unione e la particolarià dei tronchi ci ha colpiti. Come non dire che i tronchi uniti fanno forza e rendono l’albero monumentale per la particolare forma dei tronchi.

Il Faggio dei Tre Confini


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