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Il Pioppo di Pescopennataro

Specie: Populus nigra var. Italica
Nome Comune: Pioppo Nero
Circonferenza (mt): 2.00-2.20
Stato Vegetativo: buono
Altezza (mt): 25
Età (anni): 80-100
Quota Slm (mt): 1174

Pioppo cipressino a Pescopennataro

Pioppo cipressino a Pescopennataro

A Pescopennataro sono presenti molti abeti bianchi, infatti il paese viene comunemente chiamato “il paese dell’Abete Bianco”. E’ più raro trovare qualche pianta di Pioppo nero a forma piramidale (chiamata volgarmente Pioppo cipressino). Non è una una pianta comunque di alto valore monumentale ma è bella a vedersi in particolare quando il vento muove le sue foglie. Il pioppo cipressino è stato importato e utilizzato come pianta ornamentale e anche per costituire molti filari alberati lungo le strade. I suoi rami sono numerosi, piccoli e si possono trovare già alla base del fusto che ha una corteccia molto rugosa e screpolata. Esso raggiunge considerevoli altezze come questo che emerge isolato su un ampio prato. La sua unicità è dovuta alla zona che è particolarmente umida e che ha permesso facilmente alla pianta di crescere liberamente nell’areale dove predomina il faggio e l’abete bianco. Abbiamo provato a stimare la sua età che sicuramente è intorno ai 100 anni (forse abbiamo esagerato?!) anche se il pioppo ha un rapido accrescimento; l’altezza però è considerevole.

Ecco dove si trova sulla mappa


Visualizza Alberi monumentali in una mappa di dimensioni maggiori

Norme per lo sviluppo degli spazi verdi urbani

Art. 7 della legge nazionale 14 Gennaio 2013 n. 10

Disposizioni per la tutela e la salvaguardia degli alberi monumentali, dei filari e delle alberate di particolare pregio paesaggistico, naturalistico, monumentale, storico e culturale

1. Agli effetti della presente legge e di ogni altra normativa in vigore nel territorio della Repubblica, per «albero monumentale» si intendono:

a) l’albero ad alto fusto isolato o facente parte di formazioni boschive naturali o artificiali ovunque ubicate ovvero l’albero secolare tipico, che possono essere considerati come rari esempi di maestosita’ e longevita’, per eta’ o dimensioni, o di particolare pregio naturalistico, per rarita’ botanica e peculiarita’ della specie, ovvero che recano un preciso riferimento ad eventi o memorie rilevanti dal  punto di vista storico, culturale, documentario o delle
tradizioni locali;
b) i filari e le alberate di particolare pregio paesaggistico, monumentale, storico e culturale, ivi compresi quelli inseriti nei centri urbani;
c) gli alberi ad alto fusto inseriti in particolari complessi architettonici di importanza storica e culturale, quali ad esempio ville, monasteri, chiese, orti botanici e residenze storiche private.

2. Entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, con decreto del Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali, di concerto con il Ministro per i beni e le attivita’ culturali ed il Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, sentita la Conferenza unificata di cui all’articolo 8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, e successive
modificazioni, sono stabiliti i principi e i criteri direttivi per il censimento degli alberi monumentali ad opera dei comuni e per la redazione ed il periodico aggiornamento da parte delle regioni e dei comuni degli elenchi di cui al comma 3, ed e’ istituito l’elenco degli alberi monumentali d’Italia alla cui gestione provvede il Corpo forestale dello Stato. Dell’avvenuto inserimento di un albero nell’elenco e’ data pubblicita’ mediante l’albo pretorio, con la specificazione della localita’ nella quale esso sorge, affinche’ chiunque vi abbia interesse possa ricorrere avverso l’inserimento. L’elenco degli alberi monumentali d’Italia e’ aggiornato periodicamente ed e’ messo a disposizione, tramite sito internet, delle amministrazioni pubbliche e della collettivita’.

3. Entro un anno dalla data di entrata in vigore della presente legge, le regioni recepiscono la definizione di albero monumentale di cui al comma 1, effettuano la raccolta dei dati risultanti dal censimento operato dai comuni e, sulla base degli elenchi comunali, redigono gli elenchi regionali e li trasmettono al Corpo forestale dello Stato. L’inottemperanza o la persistente inerzia delle regioni comporta, previa diffida ad adempiere entro un determinato termine, l’attivazione dei poteri sostitutivi da parte del Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali.

4. Salvo che il fatto costituisca reato, per l’abbattimento o il danneggiamento di alberi monumentali si applica la sanzione amministrativa del pagamento di una somma da euro 5.000 a euro 100.000. Sono fatti salvi gli abbattimenti, le modifiche della chioma e dell’apparato radicale effettuati per casi motivati e improcrastinabili, dietro specifica autorizzazione comunale, previo parere obbligatorio e vincolante del Corpo forestale dello Stato.

5. Per l’attuazione del presente articolo e’ autorizzata la spesa di 2 milioni di euro per l’anno 2013 e di 1 milione di euro per l’anno 2014. Al relativo onere si provvede mediante corrispondente riduzione della dotazione del Fondo per interventi strutturali di politica economica, di cui all’articolo 10, comma 5, del
decreto-legge 29 novembre 2004, n. 282, convertito, con modificazioni, dalla legge 27 dicembre 2004, n. 307.

Perchè salvare un grande albero?

Faggio a Longano Sin dai tempi antichi l’uomo ha attribuito agli alberi, soprattutto ai grandi alberi, molti significati: storico, culturale religioso, paesaggistico, estetico affettivo ed emozionale spesso identificandoli come l’essenza stessa della vita. Il culto dei grandi alberi si perde nella notte dei tempi. Era proibito abbatterli si rischiava la prigione. Gli alberi chiamati anche “storici”, sono inseriti nelle memorie e nelle tradizioni di un popolo. Sono testimoni di eventi anche leggendari. La loro fortuna è di vivere un’età millenaria. Solo a loro è concesso in quanto come dice il capitano Valido Capodarca in uno dei suoi libri sui grandi alberi: ” Un albero non è mai di parte” perchè è il vero testimone della realtà storica. Si risale al medioevo, all’impero romano  ma anche a 4000 anni fa con il famoso castagno dei Cento Cavalli sull’Etna nel comune di Sant’Alfio (CT)  E’ considerato come il più famoso e tra i più grandi d’Italia  e oggetto di uno dei più antichi atti di tutela naturalistica.

Tra storia e leggenda in Italia ci sono dei grandi alberi che meritano o meglio dovrebbero meritare più  attenzione e rispetto. Moltissimi sono ancora quelli che devono essere trovati e altri sicuramente non ci sono più. Alberi che hanno assistito a guerre, carestie, sopportato avversità di qualsiasi tipo, hanno fatto ombra a Santi e Guerrieri, Tronchi di queste piante utilizzati come nascondigli e come rifugi. Molti rievocano guerre come il Platano dei cento bersaglieri nel Veneto, il Platano di Napoleone di Ponte Bormida oppure leggende come la quercia delle streghe di Gragnano di Capannori (Lucca). Il leccio delle Ripe a Piancastagnaio (Siena), l’Albero del Piccioni ad Ascoli Piceno secondo cui avrebbe riposato San Francesco, il Tiglio di San Berardino a Todi e altri altri ancora. Molti monumenti naturali sono legati a Santi in particolare il Cipresso di San Francesco a Villa Verucchio (Forlì), i faggi Santi di Vallombrosa; gli abeti di San Francesco a La Verna (Arezzo). Alcuni alberi rievocano tradizioni come il cerro di Vietralla (VT) ai piedi del quale ogni anno si celebra lo “sposalizio dell’Albero”. Potremo continuare per molto…… Se potessero parlare racconterebbero la storia di un territorio, di una comunità di un popolo. Sono dei monumenti storici ed artistici e per questo motivo devono essere tutelati come patrimonio regionale o nazionale o meglio dell’umanità alla pari di un reperto archelogico o di un monumento.

Come afferma Alfonso Alessandrini nel suo storico libro sui Grandi Alberi “La dimensione dei grandi alberi ci sovrasta e incombe con l’autorità dei secoli e dei millenni sul nostro quotidiano” e ancora “sono alberi carismatici, portano i nomi di santi di eroi, sono cattedrali vive, architravi del bosco, puntelli del firmamento. Sono alberi con un anima che hanno avuto certamente un angelo custode molto zelante e si sono salvati”. Il messaggio culturale del grande albero è evidente, ci si avvicina all’ambiente ad un bosco. L’albero “monumentale” non è solo un semplice numero censito con una etichetta in basso ma un elemento fondamentale del paesaggio e un “ornamento” naturale. La visione di un vecchio albero ci deve far provare nuove sensazioni nuove curiosità soprattutto quando viene scoperto, ci avviciniamo alle meraviglie della natura.

Ricostruire la storia di un albero non è facile, spesso non c’ è un limite tra storia leggenda, tradizioni popolari.Qualche esemplare grande si è salvato spesso proprio grazie alla considerazione di cui godeva presso le comunità locali si è tramandato da generazione a generazione, qualcuno non si è nemmeno accorto dell’esistenza ed è rimasto là vicino ad un “vecchio fabbricato”, ad un giardino, in un prato o nascosto in un bosco o perché spesso ha segnato un limite di confine tra terreni. In Italia buona parte degli alberi monumentali individuati e segnalati è situata all’interno di aree protette, parchi e giardini, boschi non facilmente raggiungibili, sia pubblici sia privati, in situazioni in cui i motivi di interesse conservativo estetico e affettivi hanno prevalso su quelli di natura economica. Si comprende quindi come alberi grandi ed annosi costituiscano oggi un’ eccezione, non certo la regola. Non dobbiamo pensare che la sopravvivenza di esemplari arborei vetusti sia frutto solo del caso o di una considerazione particolare da parte di una comunità locale: essi sopravvivono per secoli alle avversità naturali in quanto risultano dotati di una particolare vitalità, in qualche modo codificata a livello genetico (alla stessa stregua di un esemplare umano che abbia saputo superare il secolo di vita).

L’albero viene preso come esempio alla vita dell’uomo, perchè molte fasi della sua vita possono ricordare quelle umane: esso ha bisogno di un seme per nascere, come un bimbo, di un atto di amore della natura ; appena sbocciato è indifeso, ha bisogno di qualcuno che lo protegga, lo ripari dagli elementi e dagli animali affamati dei suoi teneri virgulti, come un bambino che viene guidato dalla mano del genitore; crescendo è in grado di dare la vita ai propri discendenti; la sua opera è spesso preziosa nel tempo, ma la sua fine può lasciare molto di più di un uomo stesso alla propria morte.

L’albero è generoso, dà molto di sè, anzi tutto: esso è ombra fresca per il contadino accaldato nei duri lavori della campagna, o per gli innamorati in cerca di un momento di segreta intimità, può essere riparo nella burrasca, è casa per tanti uccellini che fanno il nido su di lui, è riparo dal vento per le case, è prodigo produttore di frutti, allieta la vista con i suoi fiori a primavera e al momento del taglio si dona del tutto: per dare calore come legna da ardere, come materia essenziale per i mobili, per raccogliere tra le proprie fibre l’uomo al momento dell’ultimo viaggio. Testimoni del tempo gli alberi monumentali hanno visto tante cose, avvenimenti, personaggi transitati, gioie, vita, morte, stagioni che si sono susseguite senza sosta.

albero

E’ un pò come se ci trovassimo in una sera invernale intorno a uno scoppiettante camino, a turno ci raccontano tutto la loro storia di quello che hanno visto e vissuto. Tanti sono pertanto i motivi d’interesse dei “patriarchi” arborei e molteplici le motivazioni che ci devono indurre a conoscere e a conservare nel miglior modo possibile un simile patrimonio.

 

Gli alberi monumentali in Provincia di Isernia

Mappa Provincia d'IserniaIn Provincia di Isernia gli alberi monumentali più numerosi sono sicuramente il cerro e le roverelle. Non mancano comunque faggi e castagni. Si trovano spesse presso casali abbandonati o vecchie masserie. Qui l’uomo e le generazioni passate, le tradizioni familiari e forse la non curanza, hanno lasciato crescere e sviluppare queste piante. Grandi alberi si trovano nelle piazze dei paesi e conservano ancora la loro architettura patriarcale come platani, tigli e cipressi.
L’Albero della Regione più conosciuto è il Re Fajone: esso è un po’ il simbolo del Molise. Sicuramente é il più fotografato e immortalato nella sua bellezza. E’ un faggio con circonferenza di 6,4 metri e altezza di 18 mt… da vero patriarca. Si trova in località Valle Santa Maria, all’interno di un bosco, in vicinanza della riserva di MAB Montedimezzo nel Comune di Vastogirardi. E’ riportato in diverse guide turistiche. Le condizioni fitosanitarie della pianta non sono comunque soddisfacenti.

Altra specie di valore è un cerro in località le Vigne del Comune di Castel del Giudice. E’ il cerro che ha una circonferenza tra le più grandi della sua specie. La circonferenza è di 6.30 mt, l’altezza di 15 mt e si trova in un buono stato di vegetazione. Sicuramente è il Cerro con diametro più grande della Provincia.

Spostandoci dall’Alto Molise alle Mainarde nel Parco Nazionale d’Abruzzo Lazio e Molise, merita attenzione l’Acero di Valle Ura in una zona impervia, con pendenze elevate del Comune di Pizzone. E’ un albero leggendario perchè sembra essere scampato ad eventi atmosferici più diversi: valanghe , fulmini, vento, forse perché si trova protetto all’interno di un canalone. Il Capodarca già nel suo libro “Abruzzo, 60 Alberi da salvare” lo descrive bene in dettaglio e racconta la sua avventura per trovarlo. La sua circonferenza è di 6.60 mt, l’altezza è di 18 mt. E’ raro trovare aceri montani di questa dimensione. Uno simile e forse più famoso si trova a Monte Tranquillo (Pescasseroli).

In località Le Forme sempre nel comune di Pizzone ci sono solitari alberi di faggio. Essi costituiscono un elemento fondamentale del paesaggio. Un curioso fenomeno, sempre descritto dal Capodarca, in cui un grande faggio ha inglobato nella parte basale del tronco un masso di pietra di notevole dimensione che sembra far parte del tronco stesso.

Altri alberi secolari in particolare faggi si trovano sulla Montagnola Colle dell’Orso a Frosolone e Civitanova del Sannio. A Filignano c’è una grande Roverella con rami ad arco. Si citano poi altri alberi monumentali nei comuni di Venafro (Oliveti secolari), Isernia (Pino domestico), Castelpetroso (Querce), Pietrabbondante, San Pietro Avellana, Carovilli, Pescolanciano (cerri e faggi). Molti grandi alberi si trovano inoltre nei centri abitati in piazze o in vicinanza di casolari come ad esempio maestose Roverelle a Rocchetta a Volturno, ad Acquaviva di Isernia ed inoltre tigli con la loro folta chioma vicino chiesette di campagna in località S. Ilario nel comune di Montenero Valcocchiara, a Sessano del Molise all’angolo della Chiesa di Madonna degli Angeli e nei comuni di Frosolone e Longano. Platani secolari si trovano in molti centri abitati tra cui Isernia. A Venafro stupendi oliveti millenari dell’epoca sannita. Alcuni di questi oliveti presentano delle grosse cavità rimanendo solo dei grossi tronchi.

Italia – La Mappa degli Alberi Monumentali in Italia del 1982

Italia AlberiNel corso del censimento degli alberi monumentali del 1982 da parte del Corpo Forestale dello Stato, e costantemente aggiornato con la scoperta di nuove piante, con la raccolta di materiali storici e scientifici che permettono di approfondirne la conoscenza e con la georeferenziazione dei singoli alberi, i Forestali hanno rilevato 1255 esemplari definiti di “maggior interesse ambientale e culturale”. Di questi, 460 sono presenti nelle regioni del nord Italia, 555 nelle regioni del centro e 240 nelle regioni meridionali.

La Lombardia nel campo dei patriarchi verdi vanta almeno due primati: quello della regione e delle provincia Como con il maggior numero di alberi monumentali.

PIEMONTE – 102 LIGURIA – 18 ABRUZZO – 74
4 Alessandria 11 Genova 35 Aquila
16 Cuneo 2 Imperia 24 Chieti
29 Novara 1 Spezia 15 Pescara
27 Torino 4 Savona
26 Vercelli MOLISE – 9
EMILIA ROMAGNA – 113 3 Campobasso
VALLE d’AOSTA – 10 21 Bologna 6 Isernia
10 Aosta 1 Ferrara
27 Forlì CAMPANIA – 41
LOMBARDIA – 192 23 Modena 16 Avellino
8 Bergamo 4 Piacenza 9 Caserta
13 Brescia 24 Parma 11 Napoli
63 Como 12 Ravenna 5 Salerno
13 Milano 9 Reggio Emilia
4 Mantova PUGLIA – 68
5 Pavia TOSCANA – 176 24 Bari
7 Sondrio 35 Arezzo 5 Brindisi
79 Varese 36 Firenze 25 Foggia
8 Grosseto 14 Lecce
TRENTINO ALTO-ADIGE – 42 6 Livorno
31 Bolzano 30 Lucca BASILICATA – 27
11 Trento 3 Massa 4 Matera
13 Pisa 23 Potenza
VENETO – 57 13 Pistoia
6 Belluno 32 Siena CALABRIA – 35
3 Padova 22 Cosenza
2 Rovigo UMBRIA – 43 5 Catanzaro
16 Treviso 35 Perugia 8 Reggio Calabria
2 Venezia 8 Terni
17 Vicenza SICILIA – 25
11 Verona MARCHE – 61 1 Caltanisetta
14 Ancona 3 Catania
FRIULI VENEZIA-GIULIA – 39 22 Ascoli Piceno 4 Messina
3 Gorizia 12 Macerata 17 Palermo
2 Pordenone 13 Pesaro
34 Udine SARDEGNA – 44
LAZIO – 79 10 Cagliari
7 Frosinone 20 Nuoro
35 Latina 14 Sassari
15 Roma
22 Viterbo