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Un acero incantato di Valido Capodarca (l’Acero di Valle Ura a Pizzone)

Acero di Valle Ura

Acero di Valle Ura

Se qualcuno è alla ricerca di un acero che sia fra i più grandi d’Italia, che sia di aspetto assolutamente singolare e che sia dotato di una storia straordinaria, eccolo servito: il monumentale Acero di Valle Ura, in comune di Pizzone, in pieno Parco Nazionale d’Abruzzo; è l’albero che fa al caso suo. La singolarità dell’albero sta nel fatto che, in realtà, esso è costituito da due aceri distinti, saldati alla base fino a un paio di metri di altezza. La circonferenza dell’insieme, all’altezza di m. 1,30 dal suolo era di m. 6,60 nel 1988. Si può ipotizzare che nei 25 anni trascorsi essa possa essersi incrementata di diversi centimetri. Uno dei due tronchi è cavo tanto che può contenere tranquillamente un uomo in piedi.

Secondo i montanari di Pizzone, sull’Acero veglierebbe un qualche sortilegio. Non si spiegherebbe, altrimenti, come mai tutte le valanghe che da secoli scendono giù per il canalone di Valle Ura, schiantando tutti i faggi che incontrano sul loro cammino, si limitano a sfiorare il suo piede senza mai travolgerlo. La ragione risiederebbe in un patto che antichi briganti fecero con il diavolo. Essi avrebbero nascosto un tesoro frutto delle loro rapine sotto il terreno nella cavità dell’acero. Per assicurarsi la protezione di Satana, essi gli avrebbero sacrificato un neonato, sgozzandolo sopra il terreno che copriva il tesoro. Da allora, il diavolo ha sempre mantenuto il patto di sangue stipulato sì che, ogni volta che qualcuno si azzarda a tentare di trafugare il tesoro, all’improvviso attorno all’acero si scatena una tempesta di vento, pioggia e fulmini che mette in fuga gli incauti.

Si racconta che una volta, in piena notte, alcuni montanari avrebbero tentato l’impresa. Giunti davanti all’acero, furono raggelati da due occhi gialli, fosforescenti, che li fissavano dal fondo della caverna. Si trattava probabilmente di un gufo o un animale simile, ma si conoscono bene gli effetti della paura. Gli ardimentosi se la diedero a gambe senza più tornare indietro.

da Gli Alberi di Valido Capodarca

I particolari in:
Abruzzo, sessanta alberi da salvare – Edizioni Il Vantaggio – Firenze, 1988.

Precedente articolo con fotografie ed ubicazione dell’acero a questo link

 

Pizzone – Località le Forme (Valle Fiorita) un acero montano

Specie: Acero Montano
Nome scientifico: Acer pseudoplatanus L., 1753
Circonferenza: 5 mt circa
Altezza: 15 metri

Non potevamo non pubblicare la foto dell’amico Giovanni che abbraccia un acero montano un po’ in pendenza. Non c’è solo il grande Acero di Valle Ura, adesso possiamo indicare anche il grande Acero in vicinanza di località Le Forme meglio conosciuta come Valle Fiorita. Giovanni l’ha misurato e secondo noi come si dice “ad occhio e croce” ha una circonferenza intorno ai 5,00 mt e per un acero montano non è poco.

Ci si arriva partendo dal Pianoro le Forme dopo circa 45 minuti direzione la Metuccia. Giovanni ci ha detto che non é stato facile trovarlo, ma la perseveranza premia. Per chi vuole farsi un giro, sempre dietro autorizzazione da parte del Parco Nazionale d’Abruzzo Lazio e Molise, le coordinate con sistema di riferimento WGS84 sono 41°41’05.24″N, 13°58’19.30″E.

Pizzone acero di valle fiorita

Giovanni che abbraccia l’acero montano

 

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Pizzone Il Grande Acero di Valle Ura

Specie: Acer pseudoplatanus L.
Nome Comune: Acero Montano
Circonferenza (mt): 6.60
Stato Vegetativo: buono tranne il fusto cavo diviso subito in 2 grossi tronchi
Altezza (mt): 25-30
Età (anni): 400-500

Acero di Valle Ura

Acero di Valle Ura

Nessuno sa che quest’ Acero è tra i primi 5 più grandi d’Italia. Qualche primato c’è anche qui in  Molise. L’amico Francesco Nasini che ha scritto un bellissimo libro sui grandi Alberi d’Abruzzo ha trovato di meglio dai nostri cugini abruzzesi a Pescasseroli, non solo a Monte Tranquillo.

Gli Aceri Montani con circonferenze superiori a 5,50 mt  nascosti nelle faggete non è semplice trovarli . Oltre all’età plurisecolare un Acero montano con una circonferenza di 6,60 mt  risulta sempre più complicato incontrarlo. Sfidiamo chiunque a dimostrarci il contrario. A Pizzone quasi tutti lo conoscono e pensiamo che la gente è orgogliosa del loro grande Acero, un vero Re.

Un signore nel 2005 ci fece vedere una gigantografia dell’albero composta da 6-7 fotografie sovrapposte per una lunghezza di 70-80 cm. Ciò a dimostrare la grandiosità e l’affetto per l’albero. Nella foto si vede Vincenzo che esce dalla cavità del tronco solo con la testa, eppure Vincenzo sta in piedi all’interno dell’albero. 2-3 persone vi entrano tranquillamente, dipende dalla loro circonferenza toracica non tanto dall’altezza. Quest’Acero deve essere scampato per secoli a intemperie e pericoli di frane, al peso della neve, al vento e ai tagli e alle valanghe.

Sembra che una valanga nel 2002 o 2003 abbia fatto danni alle specie in vicinanza, ma lui si è salvato. Un miracolo che è rimasto ancora lì, secondo noi per due motivi: il primo è che la natura ci fa dei “belli scherzi” e il secondo perché è un pò difficile da raggiungere se non si è esperti del luogo. Forse e meglio così.

All’Acero ci si può arrivare dalla strada che da Pizzone porta sul Pianoro delle Forme (denominato anche Valle Fiorita). Si percorre la tortuosa asfaltata con l’automobile per circa 7 km (meglio a piedi) poi a sinistra si prende un sentiero a circa 1250 mtslm vicino un fontanile. Il sentiero passa all’interno di un bellissimo bosco di faggio. Lo si percorre per circa 1-2 km. Poi le tracce si perdono e comincia la vera ricerca dell’albero. Qui si sale sempre più e l’Acero dovrebbe essere su una quota intorno ai 1680 mtslm. Bisogna mantenere le forze fino alla fine visto che l’ultimo tratto è davvero difficile per le forti pendenze ma bisogna insistere e se è possibile farsi accompagnare dalle guardie del parco nazionale d’abruzzo lazion e molise o da persone conoscitori del luogo

L'amico Giovanni sbuca dall'Acero

L’amico Giovanni sbuca dall’Acero

 


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